Astrologie Mondiale
(Pratique)

Présentation Articles Publications Imagerie Liens

 

QUARANT’ANNI DI PREVISIONI: UN BILANCIO

(traduzione dal francese di Enzo Barillà)

 

È impossibile chiudere il proprio fascicolo di previsioni astrologiche, allorché ci si è applicati al meglio e quasi continuativamente, senza sentire il bisogno, verso la fine della vita, di tirarne un bilancio. Col rischio di inevitabili atteggiamenti indulgenti verso sé stessi, poiché è difficile essere nel contempo giudici e parti in causa, ma allo stesso tempo sottomettendosi di buon grado alla critica.

Ovviamente non vi si potrebbe coinvolgere la nebulosa delle previsioni individuali distribuite nel corso del tempo e dello spazio, poiché sfuggono ad ogni controllo.  L’unico terreno che si presta a tale verifica è naturalmente la pratica dell’astrologia mondiale, teatro della vita pubblica.

Mi sia subito consentito perorare una tale applicazione. L’astrologia non ha nulla a che fare con i consigli del buon padre di famiglia o con la fiaba di “Biancaneve e i sette nani”. Di certo, essa rivela già l’essenziale tramite una fruttuosa lettura psicologica del tema e, inoltre, nulla impedisce di ambire a qualche odissea speculativa. Non è tuttavia meno bella la nuda verità che emerge dal profondo!

Entriamo quindi nel recinto in cui l’astrologia trascende il nostro sapere e ci munisce del potere della previsione. A questa platea, è un’arte vera e propria messa a nudo che si applica all’esercizio più rischioso dello spirito, che tende a ciò che è di più inaccessibile: il mistero dell’avvenire. Bisogna perciò fare del suo praticante un mago che cammina sull’acqua, per poi poterlo più facilmente silurare?

Per prima cosa poniamo un freno all’avversario infastidito o al collega dispiaciuto per un successo previsionale che rifiuta, non contento di correre rovinosamente verso un fiasco. Ho personalmente patito la seconda di questa mascalzonate, che ho esposto in Une mascarade astrologique (Una pagliacciata astrologica) (cfr. l’astrologue n. 145/2004), eppure rilanciata su Internet da uno scocciatore pieno di presunzione accademica. Succede comunemente che un retore maldestro getti la croce addosso a un realizzatore concludente, infamando ciò che egli stesso non è capace di fare. Orsù, andiamo, vorreste forse che il segreto del futuro si svelasse come si estrae un coniglio dal cilindro? Sarebbe il colmo dell’ignoranza. Non è comodamente appollaiati, dall’alto del trespolo, che si trattano queste cose; perché c’è un mondo intero tra il “fare astrologia” docilmente, sul web, e impegnarsi a “essere astrologo”, incarnando l’arte al culmine della sua realizzazione. E, soprattutto, maltrattando la storia, oltre al fatto che – come se non bastasse – io addirittura rifiuterei di riconoscere i miei errori! Chi mi frequenta sa che ho ripetuto con 20, 15, 10, 5 anni d’anticipo che, se non fosse accaduto nulla di portata storica nel mondo comunista al grande appuntamento dei giganti Saturno-Urano-Nettuno del 1989, avrei abbandonato l’astrologia, considerandola una chimera. Non sono debitore a nessuno di questo coraggio della verità, e soprattutto non nei confronti di un autore non vaccinato contro un delirio di stampo nostradamico.

Giungo pertanto alla presentazione della materia previsionale. Occorre innanzitutto delimitare la frontiera tra due categorie di previsioni: quelle eccezionali e quelle ordinarie. Diciamo più precisamente quelle che devono meritare un certo prestigio per via della prospettiva storica adottata per anticipare l’evento, ovviamente esso stesso caratterizzato da una corrispondente ampiezza storica: ossia ciò che deriva dalle più grandi configurazioni che accompagnano le più importanti svolte della vita mondiale. E le altre, le più svariate, che rivestono un interesse minore, senza che peraltro alcuna d’esse perda di valore.

 

UN RAPIDO ESAME STORICO

Rivolgiamoci dunque senza esitare alle configurazioni massime e trattiamole come una sorta di missione apologetica della causa astrologica, facendo suonare chiaro e forte il loro messaggio annunciatore. Una maniera di porsi all’altezza del compito, aprendo innanzi a sé un vasto spazio di aspettativa del domani sconosciuto, concedendosi così la distanza di un lontano percorso per raggiungere, incontrare o ritrovare, nel tempo della notte del futuro, una grandiosa epoca storica preannunciata.

Onde rendersi meglio conto dell’enormità del rischio incorso, ci si presentano alla memoria i fiaschi del passato. In aggiunta alle fantasie divinatorie di “Réjouissances astrologiques” (Festeggiamenti astrologici) (cfr. il mio sito internet), merita una visita il ritornello delle previsioni a cascata pubblicate sulla rivista Les Cahiers astrologiques. Dal n. 20 (marzo-aprile 1949) a cui risale il pronostico del 1939: “Vedo negli attuali avvenimenti l’inizio della liquidazione dell’Europa. Essa verrà lentamente bolscevizzata, per successive scosse, da qui alla fine del secolo. Il che spiega e giustifica la predizione di Nostradamus sulla futura invasione dei Gialli e la distruzione di Parigi.” (Gabriel Trarieux d’Egmont) Fino al n. 125 (novembre-dicembre 1966): “... che una guerra mondiale non avrà luogo nel 1965-1968, che non accadrà nel 1981-1984, futura crisi dopo quella. Ma che dopo una quantità di scaramucce, arriveremo a una grande guerra alla fine del secolo, con molte probabilità  d’essere una guerra atomica...” (Pascal Mauger). Non c’è bisogno d’aggiungere altro... Per avere fantasticato a sazietà, l’evidenza è stupefacente: un bel record!

Ma non ci sono solo gli astrologi che si sbagliano confrontandosi con l’avvenire sconosciuto: ciò accade in tutte le sfere. Così, in risposta a una domanda posta sulla linea Maginot che si fermava alle Ardenne, il maresciallo Pétain aveva dichiarato con superbia: “La foresta delle Ardenne è imprendibile e se i Tedeschi avessero l’imprudenza d’inoltrarvisi, noi li attanaglieremo all’uscita.” Verso la metà degli anni ’70 gli economisti erano convinti che si era dominato l’andamento degli affari e che non ci sarebbe più stata crisi economica, come pure i nostri professori di medicina ritenevano che nessuna pandemia avrebbe più infestato il pianeta. Gli uomini si sbagliano in tutte le sfere allorché tentano di prefigurarsi l’avvenire. Per quanto questa ricerca costituisca appannaggio della nostra arte, che dispone di mezzi non posseduti dalle altre, noi siamo sistemati allo stesso modo, esposti alle delusioni del futuro.

Nel museo delle curiosità celesti, far parlare l’astro muto non è cosa da poco. Dopo avere pattugliato in lungo e in largo, il cacciatore di misteri non ci si ritrova più, salvo praticando un cammino attraverso lo scenario evolutivo della ripetizione delle rivoluzioni planetarie. D’altronde la configurazione  si dota del significato di percorso concessogli dal processo ciclico. Il che ci riporta alla dote tradizionale del tema grandioso del Grande Anno. Recentemente, un povero diavolo della nostra congrega, proiettando la sua configurazione mercuriana da suicidio sulla scena cosmogeopolitica, si proponeva di tagliarci l’erba sotto i piedi buttando nell’immondizia le nostre grandi congiunzioni e i cicli planetari: un Giuda della causa non avrebbe saputo far di meglio.

È  proprio questo materiale fondamentale dell’astrologia mondiale che rappresenta la principale carta vincente di chi formula le previsioni. La sua preziosa materia ci consente di ritrovarci nell’infinito rinnovamento del fenomeno delle rivoluzioni sinodiche dove la vita altro non è che un perpetuo ricominciamento, in cui la matrice dell’analogia ripetitiva imprime lo stesso sfondo su ciascuna novità della storia, con la similitudine della ricorrenza che si coniuga alla diversità dell’unicità. S’impone il suo codice interpretativo: il sinodo, ovvero la congiunzione di due corpi celesti, è rinnovamento di fenomeno, e il processo che vi si incarna segue le modulazioni delle fasi del ciclo coinvolto. Più è raro il sinodo che si apre su una lunga durata, tanto più vasto e più monumentale è la sua manifestazione.

Negli anni ’40 del secolo scorso, quando mi risvegliavo a codesta iniziazione, non c’erano trentasei grandiosi fenomeni celesti di eccezionale ampiezza che ci si presentavano davanti sul nostro percorso di vita. Se ne intravedevano appena due che i pochi interessati all’astrologia mondiale come noi potevano interpellare. Già mio fratello Armand Barbault, nel suo Avenir  du monde (L’avvenire del mondo) del 1939, evocava incidentalmente l’inquietante congiunzione Urano-Plutone del 1965, e i belgi Horicks e Michaux iniziavano a parlare della congiunzione Urano-Nettuno del 1992, così lontana – che allora appariva come se fosse alla fine del mondo – nel loro Traité pratique d’astrologie mondiale (Trattato pratico di astrologia mondiale) del 1941. Quelle erano i due pezzi regali su cui occorreva scommettere giocando forte se si voleva rendere credibile l’astrologia, facendola vivere nell’incarnazione di risultati previsionali storici!

 

LA CRISI MONDIALE DEL 1965-1970

Nel 1963 la proposta delle edizioni Albin Michel di presentare un quadro previsionale degli anni a venire fu per me l’occasione di trattare la congiunzione Urano-Plutone. Argomento già affrontato sulla rivista l’astrologue (n. 2/1980) con Bilan de la conjonction Uranus-Pluton (Un bilancio della congiunzione Urano-Plutone) e soprattutto con Une mascarade astrologique (n. 1/2004). Leggendoli, si capisce che il tema generale di La Crise mondiale de 1965 (La crisi mondiale del 1965), sotto forma di scenario catastrofico, fu quello del “declino dell’Occidente”. Ne fa fede l’apparizione, a partire da quell’anno, di una continua diminuzione della natalità sul nostro continente (cfr. grafico in “Population et Sociétés” n. 234, aprile 1989, Paris, INED). E siamo adesso sufficientemente distaccati per percepire la drammatica portata di questa svolta storica. Ecco le conseguenze di lungo periodo, provenienti da Claude Bébéar (Mondialisation: émigration-immigration) in La France du nouveau siècle di Thierry de Montbrial (PUF, 2002): « È  una costante storica, la dinamica demografica di un popolo ne ha sempre condizionato la forza militare, l’espansione economica e l’influsso culturale. Nel 1700 la Francia, con i suoi 20 milioni di abitanti, era più popolata della Russia, quando il Regno Unito ne contava solo 8 milioni, e ciò che sarebbe poi diventato gli Stati Uniti, 1 milione. Il XVIII secolo fu francese. Nel corso del XIX secolo, in seguito all’eccezionale calo di fecondità francese, l’Inghilterra, triplicando la sua popolazione, colmava il ritardo sulla Francia. Il XIX fu quindi inglese. All’inizio del XX secolo, la Francia contava 40 milioni di abitanti, il Regno Unito 38 milioni, la Germania 60 milioni, gli Stati Uniti 70 milioni, ma 270 milioni nel 2000. Il XX secolo è stato quindi americano. Qual è la situazione oggi? Quali le prospettive? Si osserva subito un importante invecchiamento del mondo occidentale, più marcato in Europa, legato all’aumento dell’aspettativa di vita ma anche al calo degli indici di fecondità.»

Dall’altra parte abbiamo un Terzo Mondo in cui il numero delle donne in età di procreare è passato da 400 milioni nel 1950 a 1 miliardo nel 1993. In breve, il bilancio generale è, da allora, quello di un’Europa che invecchia e la cui popolazione deperisce, per di più gravata da problemi irrisolti di un’immigrazione senza precedenti. Questa mutazione continentale – evento maggiore della nostra storia – che ha preso corpo nello stesso 1965, come se i diversi paesi europei si fossero accordati per ridurre tutti insieme la loro natalità, non manca di dare lustro a La Crise mondiale de 1965, con l’annuncio del “declino dell’Occidente” che ne costituiva il piatto forte. Declino demografico assistito da una caduta anch’essa senza precedenti dei matrimoni e da un’impennata di divorzi che disgrega il senso della parentela, rendendo fragile una gioventù abbandonata al suo malessere esistenziale e con l’esplosione delle famiglie che produce la disintegrazione del tessuto sociale. E le sue ripercussioni economiche si sarebbero sentite al giro di boa del 1980, svolta di alternanza che spostò il centro di gravità della produzione mondiale dalle sponde dell’Atlantico a quelle del Pacifico, dopo che il Giappone ebbe superato le economie occidentali nel 1965/1970...

 

Ciò che egualmente rientra nel campo storico ai massimi livelli è l’annuncio di “una seconda rivoluzione industriale”,  essendo stata la prima del XIX secolo accompagnata dalla congiunzione Urano-Nettuno del 1821, mentre la nuova avrebbe dovuto presentarsi con la congiunzione Urano-Plutone. È sull’avventura astronautica della conquista dello spazio che avevo a suo tempo insistito: «Ma sembra soprattutto che, quando Giove incontrerà Urano e Plutone in una tripla congiunzione, noi entreremo veramente e pienamente nell’era di questa grande avventura cosmica; e sappiamo che questi incontri astrali avverranno nel 1968 e 1969. A quando il primo sbarco umano sulla Luna?» Nel 1967 dovevo poi ribadire in Les Astres et l’Histoire (La storia e gli astri): «...Non sarebbe quindi impossibile avere un primo grande avvenimento della conquista cosmica dell’uomo – lo sbarco sulla Luna – sotto il triplice incontro Giove-Urano-Plutone del 1968-1969.» Non avrei mai chiesto tanto: è il giorno stesso della congiunzione Giove-Urano - il 20 luglio 1969 – che Neil Armstrong pose piede sul suolo lunare, con il nostro satellite, visitato dall’uomo, che si congiungeva quel giorno al trio planetario! Puro colpo di fortuna. Eppure, all’epoca in cui il pronostico fu candidamente formulato, quanti astrofisici avrebbero potuto credere alla sua realizzazione in tempi così brevi, con un gran nome dell’astrofisica che l’aveva a quel tempo giudicata impossibile? È difficile negare che questa immensa prodezza del genio umano, a tutt’oggi rimasta unica, non abbia ricevuto l’accompagnamento di una autentica segnatura previsionale.

Ciò ammesso, poiché le mie conoscenze tecnologiche erano allora carenti, non potei precisare la natura della “grande avventura prometeica” annunciata: «Parallelamente alla conquista dello spazio, dobbiamo quindi aspettarci un nuovo gigantesco balzo in avanti nell’ordine delle scoperte scientifiche, delle realizzazioni della tecnica e del rinnovamento delle conoscenze.» Sarebbe stata  la rivoluzione dell’elettronica, avvento dell’informatica che ha completamente rinnovato la nostra società moderna. Ma precisavo: «È vero che, anche in quel campo, la congiunzione di questi prossimi anni altro non è che il segnale di partenza, e forse occorrerà attendere il sestile del 1990-1995 per insediarsi definitivamente in questa nuova era.» Effettivamente, si doveva vivere la piena portata di questa mutazione storica quando la corrente di questa congiunzione si sarebbe sedimentata con quella della congiunzione Urano-Nettuno, con il passaggio dalla nascita del calcolatore alla sua clamorosa utilizzazione universale su Internet.

Per la prima volta evocavo la concatenazione delle due più grandi configurazioni del secolo, che egualmente presentavo con questo testo, accompagnato da un prospetto delle interferenze (riprodotto più avanti): «Si comprenderà meglio il valore e la relatività di questa prossima tappa, situandola in un più ampio contesto, e cioè presentando la configurazione nella sua zona di interferenze. A questo proposito, la congiunzione Urano-Plutone è anche la prima tappa del passaggio di Urano nel campo del grande ciclo Nettuno-Plutone, con la seconda tappa che corrisponde alla congiunzione Urano-Nettuno la quale avverrà nella stessa epoca del sestile Urano-Plutone, ovvero attorno al 1992.  La nostra configurazione del 1965-1966 non è altro che il primo momento di un tempo doppio la cui seconda battuta scadrà con l’avvicinarsi di fine secolo. C’è tutto un secolo affinché il mondo generi una nuova società, una nuova civiltà.» Con il computer a casa, avvento della mondializzazione culminata con la venuta d’Internet.

In ossequio all’imparzialità, e scevro da qualsiasi ipocrisia, di fronte ai miei successi previsionali, ho il dovere, questa volta a mio scapito, di riconoscere sinceramente i miei fiaschi. Ce n’è uno - il principale, un mostro monumentale – che vizia gravemente le considerazioni generali di quell’opera del 1963: l’avere avventatamente sopravvalutato l’opposizione Saturno-Urano, giustificando tuttavia il titolo del capitolo “U.S.A.: grandezza e decadenza”. Nello stesso anno 1965, quel paese s’impegna in una guerra di sette anni in Indocina, una guerra che, per la prima volta, andrà a perdere (cfr. il clima di questa configurazione in “Le cycle Saturne-Uranus” [Il Ciclo Saturno-Urano] pubblicato sul mio sito Internet). L’errore commesso è stato quello di avere terribilmente appesantito la conclusione: «... gli U.S.A. in testa al mondo per ricchezza, potenza e prestigio sono in procinto di passare il testimonio all’U.R.S.S., chiamata a diventare la prima potenza planetaria». Ciò perché sotto la precedente opposizione del 1918-1920 la potenza economica americana si era sostituita sul piano mondiale a quella europea, ed un medesimo rovesciamento del rapporto di forze avrebbe potuto effettuarsi fra americani e sovietici, diventando questi a loro volta i leader mondiali. Non c’è bisogno di critiche malevole, poiché il castigo del mio testo è sufficiente a sé stesso. In questo caso, il perdurare di un pensiero lineare ha prevalso sulla dialettica della ciclicità, perché occorreva un insieme di configurazioni di ben altro calibro per arrivare al rovesciamento storico annunciato, soprattutto quando ciò che è seguito ha confermato il contrario. E inoltre, non bisognava essere offuscati da quella benda che era l’avvincente clima politico dell’epoca, a cui ero sensibile come tanti altri... Un piccolo imbecille mi ha accusato di voler fare della propaganda comunista, come se la mia passione principe non fosse stata l’arte di Urania; e per servirla m’interessa unicamente la riuscita delle mie previsioni! Prova ne è che, avendo compreso il mio errore alla svolta dell’opposizione Saturno-Nettuno del 1971-1972 (cfr. “Le cycle Saturne-Neptune [Il ciclo Saturno-Nettuno], l’astrologue n. 147/2004), il mio convincimento del declino tendente alla caduta dell’U.R.S.S. a fine ciclo costituisce la prosecuzione dei miei scritti, richiamati nel mio “Histoire d’une prévision” (Storia di una previsione) (cfr. l’astrologue n. 89/1990). E occorreva molto coraggio per osare il nuovo pronostico, a cui nessuno credeva nel mio ambiente: la caduta del muro di Berlino e le sue conseguenze non hanno forse sorpreso il mondo intero? Il che non m’impedisce di avere questo cadavere a carico, nel mio casellario giudiziario astrologico...

Onde non distorcere la verità, riconosco di avere altri scheletri nell’armadio, ma senza pari con il fantasma sovietico. Passando i miei testi al setaccio, è possibile rilevare diverse cantonate. L’aver creduto, ad esempio, che con la congiunzione Urano-Plutone sarebbe apparsa una fonte energetica nuova in grado di sostituirsi al petrolio e alla stessa elettricità, così importante mi sembrava che sarebbe stata quella seconda rivoluzione industriale, quando invece essa di ciò non ne ebbe alcun bisogno. Come l’aver pensato che l’uomo sarebbe andato su Marte alla fine del secolo (o, in ogni caso, viaggiato più liberamente nello spazio), applicando il rivestimento cosmonautico al linguaggio delle grandi congiunzioni di fine secolo, quando con Internet ed anche con il cellulare saremmo stati collegati a tutto nel mondo per mezzo dell’immagine e del suono. Residuo d’un bersaglio mal mirato, poiché un sostituto simbolico equivalente ha corrisposto al motivo di fondo. Questo tipo d’errore di assegnazione, quasi come uno sviamento, rientra nell’ambito di ciò che accade quando ci si arrischia a prevedere, non disponendo del dono della profezia.

Senza volerne fare un trofeo, un altro impegno previsionale storico è quello di avere segnalato – con cinque anni d’anticipo – i due anni 1968-1969 come tappa critica di grande ampiezza. La precedente circostanza in cui tre pianeti lenti s’erano incontrati risaliva al 1940-1941, nel cuore della II guerra mondiale. Non bisognava lasciar passare la triplice congiunzione Giove-Urano-Plutone senza prendere posizione sul suo segnacolo annunciatore di una nuova svolta storica.

Devo richiamare il seguente passaggio del testo del 1963: «Il periodo generale dal 1965 al 1971 si presenta, dal punto di vista astrale, come una nuova importante tappa critica della storia mondiale. Questa crisi tende a spuntare verso l’anno 1965, presentandosi allora come inizio di un processo che trasforma radicalmente la nostra società, la cui pienezza d’effetti si localizzerebbe attorno agli anni 1968 e 1969...»

Annunzio d’una “nuova era rivoluzionaria” d’un mondo “in balìa allo spiegamento esplosivo di forze ancora nascoste nel fondo della materia e nel fondo delle anime” ... “punto della più alta tensione di questo declino dell’Occidente”.

Nel 1968 scoppia un profonda crisi di grande portata della società mondiale. Dopo il crollo delle speranze di democratizzazione del campo comunista – con l’intervento delle truppe del patto di Varsavia in Cecoslovacchia, a seguito della “Primavera di Praga” – l’U.R.S.S. è screditata, sotto l’urto di questa gran frattura, con la sua squalificazione che avviene a vantaggio di un maoismo in cui sventola la bandiera nera dell’anarchia. Similmente, con una rivolta studentesca generalizzata, è tutta la gioventù del mondo che si ribella contro una “società dei consumi” imbrattata di graffiti e dedita al disordine. In questo caso è la dequalificazione di una vita politica aperta al nuovo gioco dell’estremismo di sinistra; età virginea di minoranze attive; “gruppuscoli” di contestatori sovvertitori. Ciò che più ancora importa è l’accompagnamento di un’autentica rivoluzione dei costumi: cambiamento profondo delle mentalità che fa tabula rasa dei principi stabiliti e perfino di tabù secolari. Il destino della donna viene interamente rinnovato con il controllo delle nascite, fino alla legalizzazione dell’aborto. Il rovescio della medaglia è uno scatenamento delle pulsioni dove la droga invade la società con il suo corteggio di calamità: corruzione, prostituzione, delinquenza, criminalità, terrorismo... In un simile registro, il mondo inizia a tirare il bilancio delle devastazioni dell’inquinamento in un clima da incubo, generando come contrappeso un salutare movimento ecologico. È l’esordio di un altro mondo.

Su questo impegno previsionale ai massimi livelli, iniziato perfino prima della metà del secolo trascorso, l’esclusiva focalizzazione sulle massime congiunzioni del 1965 e 1993 doveva, strada facendo, allargarsi con l’apporto della coppia Giove-Saturno.

In La Crise mondiale de 1965 avevo d’altronde aperto l’argomento generale in trattazione presentando il quadro delle grandi congiunzioni dal 1900 al 1971 (cfr. Une mascarade astrologique) essendo già eloquente la loro successione semplice, ripartita in modo ineguale nel corso degli anni: «Dal 1900 al 1913, durante 14 anni, se ne contano solo 4, che sono d’altronde dislocate in due gruppi. Poi, dal 1914 al 1921, se ne trovano improvvisamente 6, di cui 4 durante i 5 anni della I guerra mondiale. Poi abbiamo nuovamente il vuoto, o quasi, nei 17 anni che vanno dal 1922 al 1939: 3 congiunzioni sparse. Compare una nuova concentrazione di 5 congiunzioni durante i 6 anni della II guerra mondiale, dal 1940 al 1945. Indi segue il ritorno di un periodo poco occupato; effettivamente si notano 6 congiunzioni non raggruppate durante i 19 anni che vanno dal 1946 al 1964. Arriviamo ora a una tappa concentrata con 4 congiunzioni comprese tra il 1965 e il 1971, con una zona completamente vuota che si presenta successivamente nei 9 anni che vanno dal 1972 al 1980. Questo rapido excursus dimostra che i soli 14 anni delle due guerre mondiali e dei trattati di pace successivi alla prima totalizzano quasi la metà (11) delle congiunzioni, contro le altre (13) ripartite su una cinquantina d’anni!»

In breve, la nostra massima configurazione è là quando la storia è in cammino, rinnovando il mondo nello sconvolgimento delle società.

Senza ancora sapere di essere già sulla strada del tradizionale tema del Grande Anno, al fiore all’occhiello delle due massime congiunzioni doveva quindi integrarsi questa partecipazione generale delle grandi congiunzioni, il cui allargamento allo stato di fenomeno ciclico delle rivoluzioni planetarie che rappresenta il tutto doveva condurre alla formulazione dell’indice ciclico, inizialmente presentato nel n. 28/1974 de l’astrologue (“La loi fondamentale de l’astrologie mondiale” [La legge fondamentale dell’astrologia mondiale]) con la qui presente sua prima applicazione (eliocentrica) al 1° gennaio 1975 (980°) e il suo percorso attraverso il XX secolo. Mantenendo tutto il suo valore pratico, l’indice di concentrazione planetaria di Henri Gouchon, il quale s’era accontentato della ricognizione del campo zodiacale occupato dai cinque pianeti lenti (da Saturno a Giove nel 1975), doveva condurre alla rilevazione dei loro scarti angolari, rendendo globalmente conto delle variazioni di dilatazione e di contrazione dei dieci grandi cicli planetari, e cioè del flusso e del riflusso del sistema solare, con la congiuntura astrale che ne rappresenta la situazione angolare.

 

 

In effetti, poiché mi ero attenuto all’indice di Gouchon, avevo già nel 1967 tenuto in considerazione il fenomeno in Les Astres et l’Histoire (Jean Jacques Pauvert editore), pubblicandolo in copertina, con le “Prospettive mondiali fino all’anno 2000”.

Lo zigzag della fluttuazione ciclica indicava un preciso clima congiunturale: caduta dal 1965 al 1970, in relazione alla crisi che è stata appena ricordata; risalita dal 1971 al 1975. E, soprattutto, discesa in picchiata – la più grande caduta del secolo – dal 1975 al 1980, con una conca dal 1981 al 1984 – la cresta dell’onda più bassa del secolo – fase parossistica seguita da un ultimo picco ascensionale nel 1990.

 

LA CADUTA DEL 1975

Si sono magnificati i trent’anni del secondo dopoguerra che regalarono all’Occidente una prosperità economica e una elevazione del tenore di vita senza precedenti, con il suo percorso approssimativo che va dal 1945 al 1974. Ora, non era poi cosa da poco annunciare con 8 anni d’anticipo l’arrivo di un tempo astrale di rovesciamento della congiuntura mondiale.

« È lecito non considerare assurdo il permanere in Francia di una crescita almeno fino al 1985.» Così si pronunciava nel 1964 il “Groupe 1985” presieduto da Pierre Guillaumat, con la partecipazione di Paul Delouvrier, Bertrand de Jouvenel, Jacques Delors, Raymond Aron... Lo choc petrolifero del 1973 era stato posto sotto controllo e dietro questo incidente di percorso il VII Piano francese di sviluppo economico prevedeva la prosecuzione di un assai confortevole tasso di crescita per il 1976-1980; nel mentre, il futurologo Hermann Kahn esibiva le sue ottimistiche curve nel mondo, a immagine e somiglianza del suo opulento personaggio.

Quando nulla lo faceva presagire, dovevo precisare in l’astrologue n. 27 (III trimestre 1974) una crisi acuta «dell’economia mondiale, motore della storia. Non è quindi da escludere un parallelo con la crisi del 1929-1931, conformemente all’aspetto particolare della nostra economia attuale: aumento dell’inflazione, rallentamento o blocco degli scambi internazionali, recessione, disoccupazione, fine dell’espansione, rallentamento o arresto della produttività come pure della crescita del tenore di vita della società dei consumi, passaggio dalle vacche grasse alle vacche magre.» Ora, nel 1975 il prodotto interno lordo (PIL) dei paesi industriali crollò allo 0,2%; inizio di un’onda lunga che travolse la società mondiale, ingrossando a 31 milioni la popolazione dei disoccupati dell’O.C.S.E., con un forte indebitamento dei paesi del Terzo mondo e il pericolo di un crollo mondiale sullo sfondo di una depressione generalizzata. Un tempo di bassa marea...

 

IL DRAMMA DEL 1980-1984

Tuttavia, ciò che all’epoca soprattutto impressionava era l’annuncio di una “crisi dal 1981 al 1984” con cinque congiunzioni che si concentravano nello spazio di questi quattro anni. Considerando tanto l’indice di Gouchon che l’indice ciclico, la conca del 1981-1984 si prestava ad essere raffrontata solo con i due precedenti del 1914-1918 e del 1940-1944. Il che, di primo acchito, poteva destare solo apprensione. Ci si trovava quasi davanti a un abisso. È così che nel numero successivo de l’astrologue (n. 28 del IV trimestre 1974) osavo formulare questo arrischiato clima previsionale: «Se dovesse scoppiare una terza guerra mondiale da qui all’anno 2000, c’è una gran probabilità che possa situarsi tra il 1981 e il 1984, con il 1982 e 1983 che si presentano come gli anni più critici del secolo.» Ma subito precisavo: «Tuttavia, nulla permette di presentare necessariamente la terza ripetizione di un fatto di guerra internazionale. Si può solamente dire che siamo in presenza di tre congiunture critiche dal similare contenuto drammatico. Il 1914-1918 fu un universo di miseria universale con 9 milioni di vittime militari, oltre ai morti della popolazione civile, i massacri, la carestia e le epidemie, con l’influenza spagnola che causò, da sola nel 1918, il decesso di parecchi milioni di persone. Anche il 1939-1945 fu una tragedia planetaria con la morte di 35 milioni di uomini (17 milioni di soldati e 18 milioni di civili), il genocidio degli ebrei, zingari, polacchi, russi, la tortura, la fame... Il 1981-1984 rischia d’essere la terza macchia del secolo, dove la morte trionferà sulla vita, quali che siano gli aspetti sotto cui essa imperverserà.»

Avrei completato questo tragico quadro previsionale in uno scritto su L’almanac Chacornac 1978 intitolato “La nouvelle crise mondiale” (La nuova crisi mondiale), a proposito del “se” (e cioè se dovesse scoppiare una nuova guerra mondiale): «È certamente solo un “se”, anche se si può stabilire per questo periodo la quasi certa previsione di una recrudescenza di agitazioni guerresche e rivoluzionarie nel mondo. Ma la crisi attesa può anche assumere il carattere di un’altra dominante: in mancanza di epidemie e d’invasioni barbariche, fame provocata dall’esplosione demografica, flagelli climatici, squilibri ecologici, crisi tecnologica...»

Era necessario ritornare a questi testi (il che non implica alcun “si-no-ma” camuffato, non rientrante  minimamente nel mio stile uraniano) per giudicare bene la mia previsione riguardo questa temuta svolta critica degli anni ’80. Alcuni deliziosi colleghi francesi hanno lasciato intendere che avevo formalmente annunciato la terza guerra mondiale, come se non mi fossi tenuto correttamente nell’ambito di un enunciato previsionale che deve sempre limitarsi alla probabilità.

Parliamo subito della minaccia di guerra. Annunciare che, durante i 25 anni che vanno dal 1975 al 2000, il pericolo più grande di una terza guerra mondiale avrebbe dovuto situarsi nel 1982-1983 costituisce una previsione di perfetta esattezza, formulata con un anticipo di circa 8 anni. Non c’è nulla di più chiaro, e conviene ricordare qui i fatti essenziali.

Vediamo subito gli episodi bellici e rivoluzionari di cui ho presentato l’elenco in Le cycle Jupiter-Uranus (Il ciclo Giove-Urano): guerra Irak-Iran, “stato d’assedio” in Polonia (1981), guerra delle Malvine tra Argentina e Gran Bretagna e intervento israeliano in Libano (1982). Nel 1983, scaramuccia tra U.R.S.S. e U.S.A., seguita da intervento americano in Medio Oriente (portaerei, porta elicotteri, corazzate), con attentato terroristico che provoca 239 morti tra i marine, con seguito di incursioni americane. Il Golfo Persico è in guerra con la presenza di una flotta americana composta da una trentina di navi, e loro incursioni. Ancora nel 1984, 44 petroliere vengono affondate dall’Irak e dall’Iran. Senza dimenticare il fronte infiammato dell’America Latina: Nicaragua, Salvador, Guatemala, Grenada...

Eppure, esaminando questi teatri di guerra, il pericolo centrale è il conflitto U.S.A.-U.R.S.S. e il 1983 è l’ultimo anno in cui per un pelo siamo sfuggiti al peggio. Il presidente Reagan lancia il programma delle “guerre stellari”. Il vertice U.S.A.-Europa-Giappone di Williamburg porta allo spiegamento degli euromissili ad Ovest, di fronte allo stabilimento di siti nucleari ad Est, con il rincalzo di nuovi missili tattici nella Germania Est e in Cecoslovacchia, con rottura di rapporti diplomatici a Ginevra. Eravamo sull’orlo del precipizio nucleare, come la crisi dei missili a Cuba nel 1962. E gli archivi resi pubblici dell’ex Unione Sovietica hanno confermato la gravità estrema del pericolo. La distensione Est-Ovest sopraggiunse all’inizio del 1985. E allora, la previsione come era stata formulata a suo tempo non era dunque corretta? Per giudicare, è buona cosa avere una prospettiva storica come l’abbiamo oggi.

Dal momento che non c’è stata una tragedia militare mondiale, doveva venire a galla un dramma sostitutivo equivalente per giustificare “la terza macchia nera del secolo dove la morte trionferà sulla vita”. Ho già precisato che, tra le possibili sostituzioni proposte, avevo in primo luogo suggerito: “in mancanza di epidemie”; questa formulazione altro non era che l’allineamento al pregiudizio delle facoltà di medicina dell’epoca: dal momento che le pandemie non dovevano più esistere, sembrava che occorresse saggiamente rinunciarvi, quando invece là risiedeva una possibilità. Ora, è nello stesso 1983 che si doveva identificare il virus dell’Aids, che operava devastazioni da alcuni anni: appariva una fonte di morte che avrebbe devastato il mondo. Nel 2004 si contavano 45 milioni di persone infette, e il contagio galoppa ancora in ragione di 5 milioni all’anno! Non ne siamo ancora usciti!... Nel citato mio articolo su l’astrologue n. 28 consideravo il rischio d’epidemia come possibilità primaria, perché in esso segnalavo di avere incontrato il medesimo flagello sotto simili concentrazioni planetarie del passato: la “peste nera” nel 1347, il “sudore anglico” nel 1485, la sifilide nel 1493, dietro gli effetti devastanti del vaiolo portato dagli europei nel continente nuovo. In conclusione, il mio macabro annuncio non era forse fondato?

È anche vero che in secondo luogo avvertivo: “in mancanza” di “invasioni barbariche”, perché nello scritto su L’Almanach Chacornac segnalavo di avere riscontrato le medesime concentrazioni planetarie in diverse invasioni che, similmente alle onde successive della storia, apportarono delle fasi conclusive e dei nuovi inizi di società. Nel XX secolo “civilizzato” non potevano presentarsi cose simili. Nondimeno, l’immigrazione europea (che non ha nulla di barbarico) in corso sin da quegli anni ’80 doveva scaturire dalla nostra configurazione. Senza dimenticare il culmine della crisi economica dal 1980 al 1983.

Ero così gradualmente pervenuto a considerare i grandi cicli planetari che avrebbero rivelato il tema del Grande Anno, concatenazione d’innumerevoli mini Grandi Anni di cinque secoli ciascuno di cui presentavo, nella stessa pubblicazione, l’anello che ci riguarda:

 

 

Il titolare della rubrica di una pubblicazione astrologica a grande tiratura, un collega che si diletta a “interpellarmi” periodicamente (e perché no? Una delle sue critiche m’è stata utile), aveva dedicato un articolo nel 1979 alla crisi del 1982-1983 in cui figurava il mio scritto con il “se” e la “mancanza di epidemie”. Discorso miope che si concludeva così, dopo la sua ottimistica allusione alla costruzione europea: «Se questa volontà non si affievolisce, nessuno dovrà rimpiangere “il grande squilibrio planetario del 1982-1983”»...

 

LA SCADENZA COMUNISTA DEL 1989

Nessun dubbio che la previsione della scadenza di capitale importanza del 1989 per il comunismo e l’U.R.S.S. costituì per me l’esperienza previsionale più forte, ecco perché l’ho ribadita a ripetizione e in modo diverso nell’arco di tre decenni! Mi sono quindi impegnato in questa storia fino alla fine. Ne ho ricostruito l’avventura raccogliendo i testi essenziali in “Histoire d’une prévision”, a cui rinvio il lettore.

Ritorniamo alle basi di questa esperienza che risale a più di un mezzo secolo fa, per afferrarne l’inedito.  Nel 1952 un giornale di provincia – L’Yonne républicaine – mi richiese delle considerazioni a carattere previsionale relative all’anno 1953. Avrei afferrato l’occasione per evocare la chiusura di un grande ciclo planetario proprio in quell’anno, quello di Saturno con Nettuno, legato al comunismo in generale e all’Unione Sovietica in particolare. Il compimento del percorso doveva essere inteso come significativo di una fine e di un rinnovamento che li riguardava. È così che annunciai “un cambio della guardia al Cremlino”. Con sorpresa di tutti, in quanto lo si riteneva in buona salute e non in età canonica, Stalin morì il 5 marzo 1953. Nessun dubbio che si trattava di una frattura storica significativa conforme alla natura della previsione, e che questo successo si prestava a un rilancio per meglio confortare il valore del pronostico.

Si trattava di partire col piede giusto per lanciarsi in una gigantesca avventura: dal momento che l’inizio del ciclo aveva risposto all’appello della previsione, questa volta mi sarei posto direttamente alla sua fine. Mi sarei così arrischiato a formulare un pronostico fenomenale, quanto al salto vertiginoso nella lunga durata, consacrando l’importanza storica della sua conclusione. Feci ciò con questa laconica citazione in Défense et illustration de l’astrologie (Illustrazione e difesa dell’astrologia) (Grasset, 1955): «Sotto la congiunzione del 1952-1953, Stalin muore e l’U.R.S.S. si trova in piena metamorfosi; essa intraprende un nuovo ciclo che la conduce alla scadenza di capitale importanza del 1989.» Ed è effettivamente 36 anni dopo che gli stessi pianeti si ritroveranno congiunti, nuova fine ciclo; una tale prospettiva causava le vertigini, essendo all’epoca un tal volo del tutto inedito nell’ambiente astrologico internazionale.

Eppure era in quel campo che occorreva lavorare: correre pienamente il rischio per sapere se – sì o no – l’appuntamento con la storia si sarebbe realizzato davanti al tribunale del tempo della successiva congiunzione Saturno-Nettuno, con qualche cosa di capitale importanza per il destino del comunismo che avrebbe dovuto occorrere alla scadenza prevista; poiché l’intento previsionale aveva il vantaggio della selettività. In questo caso, nessuna sostituzione, nessun bisogno di ricorrere alla via di fuga di una equivalenza simbolica come per il 1983: era il mondo comunista che veniva specificamente coinvolto, l’Unione Sovietica che si trovava sotto i riflettori, e per un bilancio fondamentale! Tale era il rischio audace d’impegnarsi a fondo per la ricerca della verità. Quanto a sapere ciò che doveva esattamente accadere in quel lontano anno 1989, il mistero era fitto. Ma poco importava questa indeterminatezza dal momento che si doveva voltare una nuova pagina di storia e che era attesa questa grande cesura temporale – la radicalità di morte-rinascita e rinascita-morte di fine ciclo -, ciò era sufficiente a inquadrare la previsione in tutta la sua portata.

Per quel che ora concerne il contenuto del parto storico in questione, le opinioni potevano solo differire l’una dall’altra, come pure da un’epoca all’altra. Si sa che ho iniziato col credere che il 1989 annunciasse la vittoria mondiale del comunismo sul capitalismo, e non ritornerò su questo enorme fiasco. Ma conoscete un ricercatore che non si sbaglia? E la caratteristica dell’evoluzione della conoscenza è quella di correggere i suoi errori: ora, non l’ho forse fatto? Dopo avere considerato, nel 1980, una prospettiva di scomparsa del regime sovietico, i miei ultimi scritti previsionali segnalavano, per il periodo compreso tra il settembre 1989 e luglio 1990 «un’epoca di manifestazione di correnti rivoluzionarie fino all’esplosione, il che prometterebbe sollevazioni popolari, massicci moti di piazza con rischio di rovesciamenti di potere. Viene in mente la possibilità di eventi clamorosi di questo tipo per quei paesi che soffocano come la Romania, paesi dell’Europa orientale schiacciati sotto il tallone come la Cecoslovacchia»!

 

La caduta del muro di Berlino nel novembre 1989, con la sparizione a catena delle “democrazie popolari”, doveva condurre nei mesi seguenti alla riunificazione delle due Germanie e poi al rovesciamento della colonna portante del tempio del comunismo nel paese dei Soviet. Da una congiunzione all’altra, saltiamo dalla morte di Stalin a quella della stessa U.R.S.S. Si potrebbe quasi tessere gli elogi alla perfezione dell’analogia! Naturalmente, l’indice ciclico - con la sua punta superiore eretta sul 1990 - era anch’esso largamente onorato per questa svolta storica gravida di promesse.

Estratta da Le pronostic expérimental en astrologie (trad. it.: Il pronostico sperimentale in astrologia, Mursia, Milano, 1979), la presente figura ci ricorda che si trattava allora di una tripla congiunzione Saturno-Urano-Nettuno, piuttosto che solo di una congiunzione Saturno-Nettuno. Grandioso intreccio astrale che così celebravo in quest’opera del 1973, dopo avere collocato faccia a faccia gli U.S.A. e l’U.R.S.S. attraverso i cicli Saturno-Urano e Saturno-Nettuno: «lanciati in competizione per la supremazia mondiale o per una formula di società universale»: «Ora, questi due gareggianti giungono qui a fine corsa, nello stesso punto e nello stesso momento, come per fondersi in un’unica corrente. Questa unica e comune destinazione del 1989 costituisce la scadenza in cui il mondo tende a rinnovarsi per generare una società nuova, di modo che il grande appuntamento della nostra storia tende a presentarsi, dopo lo sconvolgimento del 1982-1983, a questo triplice incrocio astrale.» Non senza aver aggiunto: «E’ a questo punto che potrebbe determinarsi la sorte dell’umanità per tutto il XXI secolo.» Oltre alla tappa di Maastricht di una istituzione europea nel 1992.

Arriviamo così alla svolta della configurazione massima.

 

LA CONGIUNZIONE URANO-NETTUNO DEL 1993

È con questa configurazione, panteon della cittadella d’Urania, che mi viene permesso di rifarmi al primo scritto che le avevo dedicato nel fiore degli anni e non senza battere un record poiché, nelle mie 25 primavere, l’avevo già colta 46 anni prima! Quale ebbrezza... Si trattava di un articolo pubblicato sul principale stampato “occultista” francese dell’epoca, il n. 16 della rivista Destins del maggio 1947. La riproduzione del titolo mantiene il suo sapore.

Le nostre risorse dell’epoca in materia di effemeridi erano limitate, ed era per il 1992 che ci si attendeva il fenomeno.

In esso esponevo uno svolgimento della nostra società moderna, situandone le quattro fasi assimilate alle quattro stagioni, con “l’inverno del capitalismo” che andava dal quadrato del 1953 alla congiunzione del 1992. Il fatto curioso è, in questa sede, il richiamo alle conclusioni di quel testo: «Infine arriviamo al termine del grande ciclo Urano-Nettuno, alla congiunzione del 1992 che fa prevedere una profonda rivoluzione della società tra 1981 e 1997, ma soprattutto nel 1988-1989-1990, in virtù dei passaggi di Giove e Saturno su questa grande congiunzione. Sarà la fine del regime capitalista, una nuova riforma capitalista oppure un nuovo regime?... Ciò che è certo è che entreremo in un mondo nuovo.»

L’interesse di questa rievocazione è che, con l’anticipazione di mezzo secolo, fu permesso di fissare sul calendario il tempo di un’immensa svolta storica. Indubbiamente, nessuno può negare che siamo entrati in un’era nuova della storia, in un rinascimento di civiltà simbolizzata sempre più dall’avvento d’Internet alla tappa del 1990, con il dominio della mondializzazione. E un vero e proprio addio al secolo precedente era già stato celebrato all’indomani dei vertiginosi sconvolgimenti apportati dalla caduta del muro di Berlino. Ritorno a un inizio, e davanti un mondo da rifare all’insegna dell’inedito, così si presentava il sipario alzato all’alba del terzo millennio.

Dovevo accontentarmi di annunciare un monumentale cambiamento della società mondiale. Entrare nella grande congiunzione significa percorrerne tutte le vie attraverso le ramificazioni delle sue interferenze. In La crise mondiale de 1965 avevo già tracciato una pista che faceva passare dalla congiunzione Urano-Plutone a quella di Urano-Nettuno, tracciando una successione dall’una all’altra: un cammino che doveva andare dalla nascita della rivoluzione informatica alla sua realizzazione generalizzata nella nostra vita quotidiana.

 

In Les Astres et l’Histoire ho egualmente fatto un collegamento tra i due gruppi delle 5 congiunzioni dal 1981 al 1984 e quelle successive del 1988-1989, vicine alla grande congiunzione del 1993: «… ciò che tende a presentarsi durante la prima tappa costituisce la premessa di ciò che tende a comparire nella seconda; l’una sarebbe un concepimento, una gestazione e l’altra una nascita. E noi avremmo, in effetti, un unico grande processo generale in due tempi successivi, con il primo che si estende approssimativamente su cinque anni, e il secondo su quasi tutto l’ultimo decennio del secolo. »

Mi sono amaramente pentito di essere stato muto in questa circostanza, ottenebrato dalla negatività percepita nella prima tappa. Quando invece occorreva anche – in virtù del potere di semina della congiunzione – evocare la sua parte creativa. Filiazione che fu rappresentata dalle realizzazioni dei primi anni ’80 che hanno trasformato lo scenario delle comunicazioni; avvento del personal computer, con il videotel, il fax, il compact disc progenitore del CD rom, il walkman, il telefono cellulare, la televisione via satellite, la diagnostica medica per immagini, la carta di credito… Slancio folgorante che porta - alla tappa del 1990 - all’espansione fulminea della posta elettronica e al mondo dei numeri che scompigliano la condizione umana, luminosa aurora di una civiltà nuova.

Andando addirittura oltre - risalendo dal chicco di ciascun ciclo al grappolo dei cicli intrecciati tra loro – si giunge all’entità più rilevante del Grande Anno, che ci fa passare dal semplice duetto urano-nettuniano a un percorso di mezzo millennio del rinnovamento generalizzato del sistema solare. Un Grande Anno in miniatura, i cui confini sono tracciati dai ritorni alle concentrazioni dei pianeti estremi, con l’indice ciclico che raggiunge gli zero gradi. Questo fenomeno si è inserito tra il 1483 e il 1982. Un’unità di misura parlante se si tiene a mente il giudizio degli storici che, con Arnold Toynbee, fanno nascere alla fine del secolo XV ciò che essi denominano la “civiltà della cristianità occidentale”, che ha marchiato l’umanità col suo sigillo, e considerando che proprio la sua conclusione può essere letta nelle nostre configurazioni di fine XX secolo. Dalla congiunzione Urano-Plutone del 1965 alla congiunzione Urano-Nettuno del 1993, siamo passati dal declino demografico e generalizzato dell’Occidente, portatore della fiaccola di questa civiltà cristiana dopo l’avvento del Rinascimento, a un’ascesa epocale della popolazione mondiale con l’avanzata degli altri continenti dove segnatamente l’Islam – nato sotto una precedente congiunzione Saturno-Urano-Nettuno (nell’anno 622) – si sta fortemente risvegliando.

Al termine dello scritto su L’Almanac Chacornac 1978, avevo per la prima volta evocato un parallelo tra quei periodi di inizio e fine ciclo: «A conclusione di questa prospettiva cosmo-geopolitica, non indulgeremo quindi in un profetismo apocalittico del secondo millennio. Sembra che, disgraziatamente, grandi tempeste certo ci minaccino da qui ad allora ma l’indice ciclico è in piena risalita negli ultimi anni del nostro secolo, per raggiungere un culmine nel 2003. E l’anno primo del XXI secolo presenterà il rarissimo privilegio di essere un anno in cui i dieci grandi cicli planetari saranno tutti ascendenti; tutto come, in tempi già lontani, in quegli anni 1488-1490, quelli di Diaz, Cristoforo Colombo, e Vasco de Gama, quando gli europei si accingevano a conquistare il globo. Si può desiderare di meglio, dal punto di vista astrale, all’alba del nuovo secolo?»

L’analogia salta letteralmente agli occhi: come quei valorosi marinai che spianarono le vie di comunicazione sul mappamondo, oggi, pigiando un pulsante sulla tastiera, gli internauti “navigano” sul Web da un sito all’altro solcando un oceano infinito a una velocità di crociera quasi assoluta, con ciascuno che può entrare immediatamente in contatto orale e visivo con chiunque altro in ogni parte del pianeta. Come se arrivassimo, a nostra volta, a guisa di ultima conquista, a una nuova estremità del mondo.

La nostra congiuntura non si ferma a questa navigazione individuale in Rete, con la tastiera sotto le dita. Così, l’anno 2000 è stato soprattutto l’anno zero della rivoluzione genetica, con la decodifica del codice genetico, seguita l’anno dopo dalla fabbricazione di cloni. Manchiamo di prospettiva per giudicare sull’importanza dell’ingresso nel terzo millennio, in cui la tecnologia numerica compie progressi spettacolari e in cui sorge la nanotecnologia. La colossale congiunzione Urano-Nettuno potrebbe farci proprio entrare nell’era della terza rivoluzione industriale.

Ma non bisogna perdere di vista la fondamentale ambivalenza morte-rinascita in cui viviamo da più di un quarto di secolo, del cui doloroso stato ho dato conto in La conjonction Uranus-Neptune et la mondialisation (La congiunzione Urano-Nettuno e la mondializzazione) (cfr. il mio sito internet) e ben più estesamente in Prévisions astrologiques pour le nouveau millénaire (Previsioni astrologiche per il nuovo millennio). Ci troviamo tra la semina e il saccheggio, con l’agonia di un mondo che sparisce e la selvaggia irruzione di una società nuova che è ancora in cerca di sé stessa. Capolinea analogo a un solstizio reso instabile dall’immobilità che precede il cambiamento di direzione del Sole. Occorre aspettare che, con lo slancio preso verso una nuova direzione, il sangue colori le vene dell’umanità recentemente partorita dalla nascita del mini Grande Anno.

 

GIRO D’ORIZZONTE SUI CICLI PLANETARI

Dopo il pellegrinaggio a strapiombo sulla grande storia considerata a livello globale, passiamo attraverso l’elenco di una sfilata di configurazioni che si snodano nel corso del tempo, separatamente o incrociate tra loro. Non usciamo certo dalla serie dei cicli planetari applicandoci sempre allo studio dei loro aspetti; intraprendiamo qui un loro inventario generale. Non possiamo tuttavia dilungarci, come sarebbe opportuno, per rendere conto di tanti episodi storici. Per un controllo particolarmente esigente, è giocoforza rinviare il lettore ai diversi articoli sul mio sito internet, e in particolare a quelli dedicati a ciascun ciclo, poiché il totale degli articoli supera la cinquantina.

 

CICLO PLUTONE-NETTUNO: Le cycle Jupiter-Pluton (Il ciclo Giove-Plutone) mi ha fornito l’occasione di citare il semiquadrato di questi due pianeti, in occasione della crisi economica del 1929-1931. Ovviamente in questo caso non si tratta di una previsione, poiché all’epoca non ero ancora un astrologo.

Non mi sono poi troppo impegnato nel successivo caso del sestile evolutivo che s’è esteso dal 1945 alla fine del secolo. È  solo occasionalmente che mi sono azzardato di fargli assumere un ruolo di “salvagente” (Le cycle Jupiter-Uranus) in quanto sfondo protettivo della società mondiale. La seconda metà del secolo XX può essere stata, grazie al suo concorso, esentata da una guerra mondiale, e può avere giocato un ruolo nell’avvento del buon trentennio del dopo guerra.

 

CICLO PLUTONE-URANO: Sempre nel testo sul ciclo Giove-Plutone c’è la carta del cielo del 1929-1930 che evidenzia il groviglio del semiquadrato Nettuno-Plutone e del quadrato Urano-Plutone, con entrambi che si amalgamano a un sesquiquadrato Urano-Nettuno: un trio di pianeti pesanti a cui si integra un’opposizione Giove-Saturno, con il tutto che forma un teatro di dissonanze integrali di dieci cicli! Nodo quanto mai appropriato per dare conto della tragedia della grande crisi economica mondiale che, con i suoi disordini e le sue conseguenze, con l’avvento del nazismo, sfociò nella seconda guerra mondiale.

Non ero ancora abbastanza maturo per decifrare il sestile quando è apparso tra l’autunno del 1943 e l’autunno del 1944. Le mie letture di storia mi avrebbero presto lanciato sulla pista della relazione tra questo ciclo e il Giappone (con relativa regione). Aspetto imbarazzante, che accompagnava l’imperialismo giapponese al momento trionfante, seguito dalla benedizione della vittoria sull’aggressore subito sdoganato per via delle necessità della “guerra fredda”, la sconfitta cancellata con un colpo di spugna sulla lavagna. Allargando maggiormente la visuale, mentre le dissonanze nel 1930 del trio Urano-Nettuno-Plutone precipitano il mondo dalla crisi economica al baratro della seconda guerra mondiale vediamo, nelle loro armonie combinate (quel sestile con il trigono Urano-Nettuno) di fine conflitto, la composizione delle ostilità, trampolino anticipatore dell’avvenire (si pensi all’avvio del “trentennio glorioso” di prosperità post bellica).

Nulla ho presagito dal successivo semiquadrato, intervenuto dalla primavera del 1949 alla primavera 1950, poiché m’ero attenuto alla riflessione che questo aspetto cadeva proprio al momento opportuno allo scoppio della guerra di Corea nel giugno 1950.

Non occorre che ritorni sul mio investimento previsionale in merito alla congiunzione del 1965, avendone appena parlato estesamente e dopo avere già tracciato un Bilan de la conjonction Uranus-Pluton.

Non ho formulato un pronostico in merito al semiquadrato dalla primavera 1986 alla primavera 1987, essendomi accontentato di rilevare alcune brevi note nei numeri 74, 75 e 76 de l’astrologue. Una serie nera per l’astronautica: il 28 gennaio 1986 (Sole in quadratura a Plutone e in semiquadratura a Urano) esplosione della navetta spaziale americana Challenger, con la morte dei suoi sette passeggeri; insuccesso del razzo Titano il 18 aprile e del Delta il 3 maggio. E, soprattutto, è intervenuta l’esplosione del reattore della centrale atomica di Cernobyl il 26 aprile seguente, quando il Sole passava all’opposizione di Plutone e al sesquiquadrato di Urano. Oltre al fatto che gli internauti del tempo conobbero le seccature della comparsa dei “virus” informatici.

Dovevo tuttavia dedicarmi al sestile del 1995-1996 prendendo in considerazione, in quell’occasione, la triplice congiunzione Giove-Urano-Nettuno del 1997 che si trovava in doppio sestile con un trigono Saturno-Plutone, rinnovamento di un sistema solare completamente armonico: «In questo storico crocevia sono presenti e s’incontrano importanti fasi di acquisizioni scientifiche e imprese tecnologiche: in campo medico, genetico, astronautico (sestile evolutivo Urano-Plutone dinamizzato da Giove e Saturno), in un rinnovamento di valori che formerà un profilo inedito della nostra società (Giove-Urano-Nettuno). Questa situazione creativa tende a diffondersi in tutte le sfere della vita pubblica. In breve, siamo qui alle soglie di un mondo che rinasce.» (L’Avenir du monde selon l’astrologie, Le Félin, 1993; trad. it. L’astrologia e l’avvenire del mondo, Xenia, Milano, 1996)

Ho dato conto della svolta degli ultimi anni del XX secolo in “La triplice Jupiter-Uranus-Neptune” (La triplice congiunzione Giove-Urano-Nettuno), che si presenta come il tornante ultimo della mondializzazione, con i personal computer che conquistano il pianeta.

 

CICLO NETTUNO-URANO: la bipolarità di questa coppia di pianeti si prestava a un’interpretazione delle grandi linee di evoluzione del ciclo, a partire da mio fratello Armand che aveva presagito un riavvicinamento tedesco-sovietico sotto il trigono del 1940. Poiché l’aspetto si verificava in due nuovi segni dalle signorie inverse, si è poi convertito nella coalizione anglo-americano-sovietica. Era sottinteso, se tale interpretazione fosse stata fondata – ed io non ho mai smesso di puntare su questa serie ben ordinata – che alla quadratura degli anni ’50 gli alleati sarebbero poi diventati avversari, la qual cosa abbiamo vissuto con la “guerra fredda”. Indi i compari si sarebbero riavvicinati sotto il sestile degli anni ’60, con il tempo della “coesistenza pacifica”, che si sarebbe perfino guastata al successivo semiquadrato... Tutto ciò fino alla congiunzione sotto cui i protagonisti sarebbero scomparsi... Il disegno non è dunque perfetto?

 

CICLO PLUTONE-SATURNO: contrariamente al ciclo precedente che così bene si presta al riassunto conciso e limpido del suo attraversamento della seconda metà del XX secolo, occorre rifarsi alle pagine dell’articolo Le cycle Saturne-Pluton (Il ciclo Saturno-Plutone) - onde seguirne il periplo dopo la congiunzione del 1947 - raffrontate agli elaborati previsionali già rivelatori che avevo allora dedicato a questo, come pure a un certo numero dei suoi aspetti; il che permette di giudicare sui due versanti del successo e dell’insuccesso. Al primo, l’importanza di una sequela ben sincronizzata di tappe del destino della Cina, dell’India e d’Israele. In particolare, la previsione abbinata (La crise mondiale de 1965) di uno scontro sino-americano per quell’anno (intervento americano in Vietnam) scaturita dal fatto della giustapposizione delle opposizioni Saturno-Urano e Saturno-Plutone; poi quella (Les Astres et l’Histoire) di una pace sino-americana sotto il passaggio di questi due cicli ai rispettivi trigoni del 1972. Sul secondo versante, l’errore di valutazione di risultati sovrastimati. La mia autocritica si dirige soprattutto su una scadente interpretazione della tappa del 2000-2001 dei passaggi della coppia Giove-Saturno in opposizione a Plutone: piuttosto di un’Europa col fiato corto – ma non c’è qualcosa di vero, con l’approssimarsi di un’Unione Europea dei 25? – fu soprattutto l’alta marea del terrorismo  che colpì New York l’11 settembre 2001 con le sue note conseguenze.  Qui, riconosco di avere ignorato la storia. Ma la mia esplorazione ha i suoi limiti, poiché dedico solo una parte del mio tempo all’astrologia mondiale, e talvolta pigramente, con un certo distacco; oltre all’immensità dell’argomento, e tanti settori (le eclissi, ad esempio) che non ho potuto esplorare, consapevole che quelle cose vanno trattate a fondo.

 

CICLO NETTUNO-SATURNO: è già stato abbondantemente detto l’essenziale, e mi richiamo al testo dell’articolo “La scadenza comunista del 1989”, esposizione che si può completare con “Histoire d’une prévision”. Sia tuttavia chiaro che diversi aspetti di questo ciclo sono stati oggetto, da molto tempo, di interrogativi previsionali. L’ultimo in ordine di tempo, prima della svolta del 1989, fu una nota nel n. 48 (IV trimestre 1979) de l’astrologue, intitolata Le carré Saturne-Neptune: crise du communisme soviétique? (La quadratura Saturno-Nettuno: crisi del comunismo sovietico?) che menzionava un particolare momento della manifestazione di questa corrente: «metà dicembre e fine dicembre ’79 (congiunzioni Sole-Nettuno e Mercurio-Nettuno)». Il 27 dicembre 1979, l’Unione Sovietica interveniva militarmente in Afghanistan, dove si sarebbe impantanata, instaurando così una nuova era di guerra fredda nel mondo.

 

CICLO URANO-SATURNO: “La caduta del 1975” dà testimonianza della particolare interpretazione dell’inizio della quadratura Saturno-Urano amplificata da un’opposizione Giove-Urano, con il ciclo in questione che si modella sul ciclo di Kondratief (Prévisions astrologiques pour le nouveau millénaire, Dangles, 1998). La medesima quadratura involutiva si era presentata durante la crisi economica del 1930. Ma non ero stato altrettanto bene ispirato quando ne annunciai una sotto la quadratura evolutiva del 1951 (France-Belgique Informations dell’1/1/1947), essendosi la dissonanza tradotta nell’esplosione di una guerra (la Corea): la strada di questo percorso ciclico è erta di biforcazioni sostitutive. Mi trovavo allora all’inizio del mio apprendistato. Conviene consultare Le cycle Saturne-Uranus per giudicare meglio il modo in cui l’ho trattata.

 

CICLO PLUTONE-GIOVE: eccezion fatta per la coppia di congiunzioni Giove-Urano e Giove Plutone del 1968-1969, globalmente considerate, questo ciclo è quello che ho trattato meno dal punto di vista delle previsioni. Mi sono, per così dire, accontentato di definirlo tramite esempi. Chiarimento che permette di trarre un miglior profitto dal mio ultimo testo previsionale sul mio sito Vers la paix au Moyen-Orient? (Verso la pace in Medio Oriente?). La storia attuale è già stata confermata nei suoi primi due tempi: 1) cambio generazionale al ritorno di Saturno alla congiunzione Saturno-Plutone del 1947 (uscita di Sharon dalla scena politica israeliana e ascesa di Hamas al potere presso i Palestinesi); 2) rifiuto della pace nel 2006 (nocciolo dissonante composto dal semiquadrato Giove-Plutone – sesquiquadrato Saturno-Plutone – quadrato Giove-Saturno). Siamo in attesa che le possibilità di questa pace possano nuovamente apparire sotto le congiunzioni Sole-Giove del novembre 2006 e dicembre 2007, terzo tempo della congiunzione Giove-Plutone al trigono di Saturno. Seguirà un pronostico.

 

CICLO NETTUNO-GIOVE: contrariamente al precedente ciclo, di questo mi sono abbondantemente occupato, scommettendo in particolare sulle successive congiunzioni del 1958, 1971 e 1984, quali importanti tappe di distensione internazionale; si potrà leggere la rievocazione dei fondamentali eventi diplomatici in questione in Le cycle Jupiter-Neptune (Il ciclo Giove-Nettuno). Come pure nel succedersi degli aspetti del ciclo del 1984 che prepararono il dialogo americano-sovietico verso la pace. La lettura di Destin de l’Organisation des Nations Unies (Il destino dell’Organizzazione delle nazioni unite) apre anche un dibattito su un risultato meno riuscito. Infine, in quanto ciclo della V Repubblica Francese, alcuni episodi particolari meritano di essere ricordati. La lettura, ad esempio, delle successive quadrature involutive del maggio 1968, del maggio-giugno 1981 (i socialisti al potere) e del marzo-ottobre 1993 (la seconda coabitazione). Oppure ancora queste previsioni sul n. 112 (IV trimestre 1995) de l’astrologue: «La svolta in arrivo per il nostro paese si appunta alla prossima congiunzione Giove-Nettuno all’inizio del 1997. Elezioni anticipate che porteranno il nuovo presidente a vivere a sua volta una coabitazione inversa a quella della precedente coppia Mitterrand-Chirac? Ce lo domandiamo...»

Con un anno e mezzo d’anticipo rispetto alla sorpresa generale dell’annunzio di elezioni anticipate nell’aprile del 1997 e lo scossone del ritorno della sinistra al potere con Lionel Jospin. In una nota sul n. 138 (II trimestre 2002) de l’astrologue vengono raffrontati i “risultati” delle quattro opposizioni vissute da questa repubblica, presentando la loro unitarietà. In ultimo luogo, in La crise française de novembre 2005 (La crisi francese del novembre 2005) (22/11/2005) pubblicato sul mio sito, in cui si esamina il clima di rivolta popolare ovvero di “cambiamento rivoluzionario”, viene segnalato «l’arrivo ... di una quadratura Giove-Nettuno (sensibilizzazione dell’O.N.U. e della Francia) dal gennaio all’aprile 2006, con una possibile localizzazione in occasione del passaggio solare su Nettuno nella prima decade di febbraio.» Doveva così iniziare la rivolta degli studenti che si sarebbero dati a manifestazioni sempre più massicce (due sfilate con alcuni milioni di persone) per rifiutare il “Contratto di primo impiego” fino a costringere il governo a piegarsi il 19 aprile 2006 in un clima di crisi acuta (abrogazione di una legge votata e promulgata); crisi seguita dall’affare Clearstream che disgrega il governo. Questa quadratura involutiva va aggiunta alle tre precedenti, nell’ultima figura di quell’articolo.

 

CICLO URANO-GIOVE: occorre riprendere la lettura di Le cycle Jupiter-Uranus per comprendere meglio la difficoltà nell’interpretazione delle sue congiunzioni e dissonanze, suscettibili di convertirsi in parecchie specie di crisi. L’articolo termina peraltro con un’autocritica a proposito della congiunzione del 1983, punto di partenza per una ripresa dell’economia mondiale invece del suo sprofondamento, come avevo invece temuto; ne costituì solamente il suo picco inferiore. Oltre alla inattesa crisi asiatica sotto la congiunzione del 1997, ma la cui evoluzione in senso positivo doveva essere confermata dal considerevole slancio di prosperità economica di fine secolo, smentendo così il pessimismo degli esperti.

 

CICLO SATURNO-GIOVE: con Le destin de l’Europe (Il destino dell’Europa) la coppia Giove-Saturno è la materia ciclica su cui mi sono più diffuso, a un punto tale che giudicarne il percorso richiede una certa conoscenza della storia. Siccome è il risultato previsionale che conta, lo sforzo profuso è meritorio? Un’unica circostanza è sufficiente per giudicare, circostanza che non si poteva sbagliare: il grande sisma europeo del 1989. Nel corso di una comunicazione (Le destin de l’Europe) resa al congresso organizzato da Ebertin a Stoccarda nell’ottobre 1983, ho esposto la carta del cielo (vedi retro) estratta da Le pronostic expérimental en astrologie per giungere a questa conclusione: «è facile comprendere che la presenza dell’opposizione Giove-Saturno nell’ambito di questo insieme è foriera del fatto che l’Europa rischia allora d’essere il teatro di uno sconvolgimento generale della società.» E questa figura, con la medesima comunicazione (cfr. nota in l’astrologue n. 84) doveva rappresentare un leitmotiv ripetuto, in termini diversi, in diversi congressi (Capri, Madrid, Rio, Zurigo e Vienna) dal 1983 al 1988. Se a questo si aggiunge anche la nota Orages sur 1989-1990  (Tempeste nel 1989-1990) (l’astrologue n. 85 del I trimestre 1989) con la sua enfasi sui paesi dell’Europa orientale, non ho quindi perso il mio tempo. Certo, è con svariati esiti che ho interpretato altri aspetti del ciclo, discussione che ho esposto appunto in Le destin de l’Europe. Ma non è stata per nulla una vana aspettativa quella di avere richiamato l’attenzione sul tempo dell’ultima congiunzione del 2000 in Toro, alba di una nuova Europa che avrebbe adottato l’euro come sistema monetario.

 

LE CONGIUNZIONI DEL SOLE

Ora alla critica resta ancora il compito di immergersi nei commenti di cronaca più o meno costanti, sui vari numeri de l’astrologue, con le mie analisi delle congiunture nazionali e internazionali. Ci inoltriamo qui nel terreno delle configurazioni rapide che individuano i momenti culminanti  della storia oppure i  suoi passaggi significativi. In un tale ambito, mi sono avvalso soprattutto delle congiunzioni del Sole: determinazione di tappe critiche, di svolte... Una moltitudine che non può rientrare nel nostro bilancio generale. Devo tuttavia segnalare la particolare frequentazione di un campo determinato: la previsione delle tendenze di pace, in un autentico tragitto di combattente nel corso di una cinquantina di cicli Sole-Giove disseminati su oltre il mezzo secolo che abbiamo appena vissuto. Con il concorso del ciclo Sole-Venere. La qual cosa lascia un positivo bilancio di apprezzabili risultati, oltre alla comprensione di grandi scadenze diplomatiche percepite con stagioni d’anticipo e alle riuscite previsioni di fine conflitto: sedici mesi d’anticipo per la guerra d’Algeria, sette mesi per quella del Vietnam. Oltre al pronostico delle ultime: guerra del Golfo, guerra del Kossovo, guerra dei Balcani... Ritengo che lei da sola, la relazione su La conjonction Soleil-Jupiter (La congiunzione Sole-Giove) (cfr. il mio sito internet), sia adatta a scuotere lo scetticismo di molti increduli.

 

IL DESTINO DEI PERSONAGGI STORICI

La nostra escursione previsionale termina interrogandoci sul destino degli statisti. Prova temibile...

Ecco un caso esemplare. Nel n. 105 (I trimestre 1994) de l’astrologue così intitolavo una nota: Un retour de la monarchie en Bulgarie? (Ritorno della monarchia in Bulgaria?)  in cui mi basavo sui dati natali di Simeone II, forniti dal medesimo a un suo parente (Sofia, 16 giugno 1937, alle 6.30). Prendendo atto che la coppia Urano-Nettuno avrebbe transitato il suo Giove a 25° del Capricorno attorno al 1994, formulavo l’augurio che quel re detronizzato potesse ritornare al potere. In effetti, la sua prima visita in Bulgaria del 25 giugno 1994 sbloccò il suo avvenire politico ed egli fu eletto alla testa del governo del suo paese alle elezioni del 17 giugno 2001, quando Giove transitava il suo Sole. Certo, non ritornò al potere con la corona regale in testa e fu solo dopo l’unica scadenza annunciata che ciò accadde. Si può così considerare tale risultato alla stregua di un pronostico parzialmente realizzato, che assomiglia a una riuscita approssimativa; la sua finalità permane malgrado una realizzazione differente e differita, il che permette tanto all’uno di mantenerne il fondo di verità quanto all’altro di screditare il risultato. Per quanto riguarda il sottoscritto, la mia difesa consiste nel richiamare il fatto di avere avuto cura di formulare il pronostico col punto interrogativo, stimandone la riuscita unicamente nell’anno in questione. Ora, è questo genere di vicinanza alla realtà che rappresenta la parte più frequente del risultato ottenibile, quando non ci si sbaglia. Ma non è questo l’essenziale?

Non posso evitare di menzionare un caso inquietante, per il disagio che ne ho provato, riguardante John F. Kennedy (caso trattato nella mia opera del 1963), che sarebbe scomparso alla fine di quell’anno a Dallas e che avevo riportato alle elezioni presidenziali dell’anno successivo, non avendo percepito altri pericoli per lui (avevo cercato di risparmiare la sua persona) se non quelli dell’eclisse solare del 30 maggio 1965: «Come non vederlo toccato, in quell’anniversario, al cuore della sua potenza, della sua autorità, del suo prestigio? Non pensiamo che sia l’individuo ad essere coinvolto, che sia minacciato l’uomo, ma il rappresentante degli U.S.A. di cui egli è il simbolo solare. Eclisse, ingresso nelle tenebre, indebolimento vitale... qui il linguaggio metaforico dell’astrologia non dice di più.» Ma c’era solo quell’eclisse e il testo che lo riguardava finiva così: «Ciò detto, è sicuro che il cielo di Kennedy, con un Saturno problematico vicino alla culminazione  (questo Saturno in casa X è la peggior posizione che ci sia per un politico: è lei che s’incontra più frequentemente nei sovrani detronizzati e negli uomini di Stato che sono finiti male, da Napoleone III a Hitler, passando per Carlo X, Luigi Filippo e Laval), è gravido di inquietanti presagi per la sua stessa carriera, se non per il suo paese, nel corso del suo mandato presidenziale.» Previsione penosa, nel doppio senso del termine...

Alcuni mediocri colleghi hanno fatto del sarcasmo per via dei fiaschi contenuti nel capitolo de La Crise mondiale de 1965 dedicato agli uomini di Stato, tra cui uno dei più evidenti era quello di non aver percepito l’avvenire politico di Georges Pompidou; ma si sono presi gran cura di sottacere i successi. Così, tra gli statisti che avevo considerato più a rischio per il 1964, 1965 e 1966, due furono operati (de Gaulle e Franco), due persero il potere (il brasiliano Goulart e l’indonesiano Sukarno) e altri quattro morirono (Kennedy, il tedesco orientale Grotewohl, l’indiano Nehru e il sudafricano Verwoerd). Ebbi il torto di cedere a una richiesta dell’editore dedicandomi a questa acrobazia, malgrado avessi preso la precauzione di mettere in guardia rispetto agli errori potenzialmente provenienti da varie parti (data di nascita sbagliata, ora erronea, ecc.), oltre al fatto che l’interpretazione è particolarmente difficile quando essa si dedica al potere politico.

«Gli esperti di previsioni astrologiche avevano tutti pronosticato la vittoria di John Kerry» alle ultime elezioni americane del 2004, riferisce con disappunto Alain de Chivré, presidente della Fédération des astrologues francophones, in La Lettre n. 36 del solstizio d’inverno 2004. Non c’è peggior azzardo di tale esercizio. La previsione di un risultato elettorale dipende sia dal collettivo che dall’individuo. Il responso delle urne non dipende quindi solo dalle rispettive congiunture dei candidati (anche supponendo che uno le sappia leggere bene) – quasi che fosse il certame di due lottatori sul ring – oltre al fatto che ciascuna di esse esprime un clima soggettivo difficilmente traducibile in un risultato elettorale. Simili a marionette, gli attori delle scene nazionali e internazionali sono mossi dalle forze motrici sovra personali della storia, ed è loro tramite che esse si dispiegano; il più favorito è quindi, di preferenza,  colui che meglio può mettersi al loro servizio e che può in tal modo essere portato avanti da queste. Tuttavia, quando il candidato viene eletto, diventa più o meno possibile impegnarsi nell’esercizio di lettura del suo destino di capo di Stato. Il che non ho trascurato di tentare con i presidenti della V Repubblica Francese. Non senza alterne fortune...

Charles de Gaulle: il pellegrino siderale ancora acerbo che ero allora nel 1963, scrivendo in La Crise mondiale de 1965 un capitolo intitolato: “France: la fin du gaullisme” (La fine del gollismo in Francia), porta ora la corona di spine per avere annunziato, certamente, un «riflusso dell’U.N.R. e del gollismo» ma al punto che «... l’uscita del Presidente della Repubblica deve quindi situarsi nel corso dell’anno 1965»; con le condizioni di salute che rischiano di impedirgli di presentarsi alle elezioni presidenziali di dicembre «o, se lo farà, il suo secondo settennato rischia d’essere di durata assai corta».

Tale pessimismo si basava sia sul transito di Urano-Plutone sul suo Saturno (Lille, 22 novembre 1890, alle ore 4:00, come da anagrafe) che sul passaggio di un’opposizione Giove-Nettuno, foriera di una corrente contraria al potere costituito.

Il generale fu operato alla prostata nel maggio 1964, ma la sua salute non ne fu affetta altrimenti, e doveva restare al suo posto ancora per altri quattro anni. Si trattava francamente di un fiasco. Ciò non di meno, il pronostico si basava su un fondamento di verità conforme all’andamento del ciclo di quella V Repubblica, nata sotto la congiunzione [Giove-Nettuno, N.d.T] del 1958 quando l’uomo era asceso al potere, potere che doveva essere messo alla prova al tempo dell’opposizione.

Ora, con sorpresa generale, egli dovette entrare in ballottaggio con François Mitterrand alle elezioni presidenziali del dicembre 1965. Nella sua storia del potere gollista, presentata in Le Monde del 29 aprile 1969, all’indomani del commiato politico del generale, Pierre Viansson-Ponté fa iniziare ciò che egli stesso chiama “il riflusso” con la “grande svolta del dicembre 1965” quando “qualcosa s’è rotto in quel giorno”. Il paese scopre la possibilità di un cambiamento con la sinistra al potere, e occorrerà attendere l’opposizione Giove-Nettuno del ciclo successivo affinché quella sinistra sia maggioritaria alle elezioni. “L’opposizione, imbaldanzita dal suo successo, ha rialzato la testa: essa non ha più riguardi per il potere ... L’autorità del generale è ormai un’autorità sminuita e condizionata, e si riduce il suo margine d’iniziativa.” (René Remond, Le XXe siècle). Insomma, un enorme, grossolano errore di valutazione. Il fallimento integrale si ha peraltro quando la storia tace, una mancanza di risposta alle aspettative previsionali, quando nulla accade alla scadenza prefissata: si leva il sipario, ma nessun attore entra in scena. Qui, almeno, si presentò all’appuntamento del calendario uno choc di tendenza politica ben specificata. Ma senza l’annunciata fine.

Il capitolo in questione finiva tuttavia con la seguente frase sibillina: «Ma il treno della V Repubblica non rischia forse di deragliare prima della fine del ciclo, sotto i colpi dell’intrusione nel suo circuito del raggruppamento dei fattori Urano-Plutone del 1968–1969?...».

Sotto la quadratura del ciclo, il “maggio sessantottino” doveva mescolare le carte, mettendo fine nell’aprile 1969 al principato gollista. Questo enigmatico finale del testo, una specie di previsione a occhi bendati,  che precede di 6 anni l’evento, può considerarsi come una riparazione dell’errore, un’attenuante di ciò che è stato non di meno personalmente vissuto come un fiasco.

Georges Pompidou: l’interpretazione del tema di Georges Pompidou (Montboudif, Cantal, 5 luglio 1911 alle ore 7:30, come da anagrafe) figura in l’astrologue n. 7, III trimestre 1969. Viene eletto presidente della Repubblica al passaggio di Saturno al MC. L’astro sarebbe poi transitato sulla propria posizione radix in casa X, in un contesto dissonante, e la previsione così si concludeva: «C’è motivo d’interrogarsi se il potere del nuovo presidente non sarà realmente e gravemente minacciato sotto il concerto di dissonanze personali e generali del 1971. Il pericolo forse sarebbe di soccombere per eccesso di fortuna. Uomo bonario che desidera la felicità dei francesi, Georges Pompidou forse non ha peggior nemico del conservatorismo ispirato dagli agi, dall’ottimismo e dalla soddisfazione della sua felice natura. Questa forza statica può accordarsi con la mobile congiuntura di una società in pieno cambiamento? Un Georges Pompidou appesantito anzitempo e invecchiato dalla tappa saturnina che inizierà presto avrà lo spirito d’adattamento sufficiente che tale congiuntura richiede? In tempi critici come i nostri, il potere si logora così in fretta... Però guardiamoci bene d’annunciare il peggio, mi ripugna di fare l’uccello del malaugurio: la fatalità di Saturno in X, la caduta prima della fine del settennato».

Qui sono palesemente vittima di un errore direzionale: quando ritengo che questo nuovo settennato sia minacciato sul piano politico, si tratta invece della malattia, che richiede cure a partire dal 1971, che fa del presidente un “Georges Pompidou appesantito e invecchiato anzitempo”.

Come seguito di questo primo testo, dovevo pubblicare due note nel n. 25 (I trimestre 1974) della medesima rivista. Una prima intitolata Astralités de Georges Pompidou (Astralità di Georges Pompidou): «Saturno passerà sul Sole del nostro presidente della Repubblica nell’agosto 1974, indi in febbraio e nell’aprile 1975. Questa dissonanza, pur attenuata da un trigono di Giove, rischia di logorare il soggetto e sottoporlo alla prova del suo appesantimento e invecchiamento?» La seconda, intitolata Le carré Jupiter-Neptune (La quadratura Giove-Nettuno) fu così redatta: «Il ciclo Giove-Nettuno della V Repubblica si avvia verso la quadratura che si formerà il 19 aprile, il 27 ottobre e il 2 dicembre 1974. Una fase che annunzia un tempo di crisi per il regime. Segnaliamo che il clima di questa tendenza potrà farsi particolarmente sentire all’una o all’altra delle seguenti tappe, che sono quelle delle attivazioni del Sole, Mercurio o Marte di quella quadratura: attorno al 18/19 maggio, il 30 maggio, il 7 giugno, attorno al 16/21 ottobre, dal 2 all’8 dicembre e alla fine di dicembre.»

 

Georges Pompidou scomparve il 2 aprile 1974, all’inizio del transito di Saturno sul suo Sole, con l’astro che si trovava ancora in transito sul suo Plutone, e 17 giorni prima della quadratura [celeste, N.d.T.] Giove-Nettuno. E alla prima data di ri-attivazione della quadratura, domenica 19 maggio, la Francia aveva un nuovo presidente della Repubblica che non apparteneva più all’U.D.R. Oltre al fatto che alla seconda scadenza prendeva vita il governo Chirac.

Valéry Giscard d’Estaing: il successore, nato a Coblenza il 2 febbraio 1926 alle 21:20 (anagrafe), anch’egli asceso al potere sotto la culminazione di Saturno, è stato oggetto di uno studio previsionale ne l’astrologue n. 26 (II trimestre 1974). Per quanto riguarda il suo mandato presidenziale, adducendo il suo poco rassicurante Plutone in X, concludevo: «Giscard d’Estaing riuscirà a restare all’Eliseo per tutti e sette gli anni? C’è motivo di dubitarne. Il suo mandato presidenziale rischia di concludersi prematuramente e di essere ostacolato da prove. E ci si può interrogare se la violenza della dissonanza angolare Urano-Marte non possa tradursi in un pericolo di tipo accidentale, di aggressione personale o di rischio d’esplosione politica che metta fine al mandato presidenziale.»

Se, malgrado l’errore di forma, l’onore è salvo con Pompidou, qui siamo alla deriva… Valéry Giscard d’Estaing ha finito bellamente il suo settennato, e la sua violenza si è potuto osservarla solo nello sfogo della caccia e nei suoi conflitti con i primi ministri. Ed è vero fino al punto che uno di essi, Chirac, diventa il suo grande rivale. Tuttavia, sei mesi dopo l’ascesa al potere, il mondo entrava nella seconda grande crisi economica del secolo, che non cessò d’aggravarsi, minando il suo potere. Presagivo del resto una prima “tappa critica” con il transito di Saturno su quel Plutone in X “tra l’estate del 1974 e la primavera del 1975”: proprio il momento dello sprofondamento in questa crisi, che egli non volle prendere sul serio per tempo.

Il mio pezzo si concludeva con l’annuncio di una seconda tappa critica: «Arriviamo all’opposizione Giove-Nettuno del giugno 1977. È in questa fase che può soprattutto operarsi un rovesciamento di tendenza, che permetterebbe all’opposizione di prevalere e di riprendere a maggioranza un potere ottenuto di stretta misura e ormai minacciato.» Per la precisione, alle elezioni amministrative del marzo 1977 la sinistra attraversava la fatidica soglia del 50%, conquistando sessanta città con più di trentamila abitanti.  Per di più, la maggioranza si era appena sfasciata poiché, con la creazione da parte di Chirac del R.P.R. il 5 dicembre 1976, si era formata un’opposizione in seno al potere. L’insieme di questa situazione non minacciò minimamente sul campo il potere dell’Eliseo, ma divenne il germe di ciò che sarebbe scoppiato sotto la successiva quadratura dello stesso ciclo, fornendo all’avversario delle possibilità di riuscita, con Mitterrand che sarebbe a sua volta entrato nel palazzo presidenziale.

«Il regno dell’Eliseo, scosso sotto l’opposizione Giove-Nettuno del 1977, reso più fragile, riuscirà a resistere in occasione della successiva quadratura dell’autunno 1980?» Era questa la nota finale pubblicata sul n. 48 (IV trimestre 1979) della stessa rivista. E aggiungevo: «Dodici anni prima, sotto la medesima fase involutiva del ciclo precedente, fu il maggio sessantottino. A metà settembre 1980 ci sarà l’annuncio di una nuova grave crisi della V Repubblica? Il pronostico merita considerazione.» Ebbene, accadde allora un vuoto storico. Al punto che, nel n. 53 (I trimestre 1981), dichiaravo che questo aspetto «non ha prodotto effetti spettacolari e che c’è motivo d’interrogarsi sempre in merito al suo effetto.» Questo doveva scatenarsi in extremis quando il quadrato tornò a formarsi, con un’orbita di 6°-7°, nella primavera del 1981, con la conquista della presidenza da parte della sinistra il 10 maggio, e con le elezioni legislative di giugno “un maggio sessantottino elettorale” (Mitterrand).

Infine – ancora una volta, complessità nel definire le preannunciate negatività – se, con il suo Saturno in X, la malattia e la morte colpirono Pompidou in carica, Giscard d’Estaing, col suo Plutone in X, esce dal suo settennato con l’amarezza di un congedo percepito dolorosamente, come un fallimento precipuo della sua vita, accompagnato dalla sparizione dalla scena politica.

François Mitterrand: con il quarto presidente (nato a Jarnac il 26 ottobre 1916 alle 4:00, come da anagrafe) sono Plutone e Saturno ad abitare contemporaneamente la X. Ma è vero che l’ora di nascita è probabilmente arrotondata e che, a quell’ora, Saturno è entrato da poco nel settore: all’incirca un quarto d’ora prima potrebbe quindi non esserci. In ogni caso, non ho preso la precauzione di lavorare con questa riserva nello studio che gli ho dedicato in l’astrologue n. 54 (II trimestre 1981): «Oggi che è giunto all’Eliseo, quale sorte gli si può pronosticare? È assai improbabile che vi trascorra un intero settennato, giudicando dalla convergenza di due posizioni critiche: Plutone e Saturno nella X. » Seguono le indicazioni di due passaggi critici: il primo con i transiti di Urano su Marte e di Saturno sul Sole nel 1982-1983; e il secondo con quello di Plutone sul Sole nel 1985-1986. E l’articolo terminava con questa frase: «In precedenza, Giove e Nettuno avranno rinnovato il loro ciclo con la prossima congiunzione del gennaio 1984. Con o forse già senza il nuovo presidente.»

Cocente fiasco formale, con un presidente che s’installerà per due settennati! Chiaramente, Saturno non fa parte del settore X. Ma non è forse vero che un calvario accompagnerà il presidente per tutta la loro durata? Una volta trascorso il periodo di grazia del primo anno al potere, inizia una calo di fiducia che per Mitterrand assume presto l’aspetto di una catastrofe, dopo il crollo dei socialisti alle elezioni amministrative del marzo 1983 (col passaggio di mano di una trentina di città): è alla fine dell’83 che il presidente batte tutti i record di impopolarità. Una prima frattura avviene sotto il transito Urano/Marte, epoca della congiunzione [del ciclo, N.d.T] Giove-Nettuno in cui era previsto un rinnovo del governo: il presidente è costretto a separarsi dal suo primo ministro Pierre Mauroy nel luglio 1984. Non rappresenta solo l’uscita di scena dell’uomo, è la fine dell’esperienza socialcomunista.

Il nuovo ciclo, sotto il governo di Laurent Fabius, s’allinea su una gestione della crisi all’insegna di un rigore socialdemocratico. Arriva pur sempre, sotto il secondo transito critico Plutone/Sole, la seconda frattura annunciata: battuto alle elezioni legislative del marzo 1986, il presidente si fa spodestare dall’avversario, con Jacques Chirac che diventa primo ministro! Questa “coabitazione” (tipica della sua opposizione Sole-Giove) è una situazione senza precedenti dove si scontrano l’Eliseo e palazzo Matignon. Ciò che il presidente aveva fatto, il nuovo premier lo disfa, passando in particolare dalle nazionalizzazioni alle privatizzazioni: l’azione politica del paese è ribaltata, un tale rovesciamento non s’era mai visto prima. Certo, il presidente era sempre all’Eliseo, ma non aveva più la situazione sotto controllo, con la destra che demoliva sistematicamente le riforme socialiste, imponendo con ciò il liberalismo.

Nel n. 82 (II trimestre 1986) della medesima rivista, occupandomi del suo secondo settennato, non potevo non richiamare le configurazioni natali e finire con questa frase: «Questo insieme con costituisce forse il pericolo di un’interruzione prematura della presidenza, tanto per motivi di salute che per motivi politici? Ecco ciò che pare possibile. In ogni caso, il pericolo sembra grande.»

Una simile situazione si ripeterà sotto la terza quadratura involutiva del ciclo Giove-Nettuno, con un disastro elettorale senza precedenti. Battuto su tutta la linea da una destra trionfante alle elezioni del 21 e 28 marzo 1993 (con il 17,4% dei suffragi ai socialisti) – con la replica della catastrofe alle europee del 12 giugno 1994 – il presidente passa subito a una seconda coabitazione con Edouard Balladur. Ma soprattutto ha subìto nel settembre 1992 un’operazione per un cancro alla prostata, due anni prima di fine mandato. Si verrà a sapere che è un presidente malato, colpito già da alcuni anni, che lotta in segreto col suo male e che sta arrivando a fine corsa. Certo, raggiunge il termine del mandato, ma muore poco dopo, l’8 gennaio 1996.

È difficile non convenire che, se il risultato è errato nella forma (avevo tuttavia preso la precauzione di adottare un linguaggio dubitativo nelle mie definizioni), resta pur sempre interamente vero nella sua essenza.

Jacques Chirac: nato a Parigi il 29 novembre 1932 a mezzogiorno (anagrafe), il quinto presidente viene a sua volta eletto il 7 maggio 1995.

Sotto una congiuntura glaciale, che così presentavo in una nota del n. 112 (IV trimestre 1995) de l’astrologue: «A fatto compiuto – chi avrebbe potuto sapere che Saturno aspettava il suo momento dopo l’elezione? – prendiamo atto che Jacques Chirac è entrato all’Eliseo col favore del transito di Giove sul suo Sole-MC. E quindi che egli si trova sotto la segnatura di un Saturno in XII transitato da Urano per ancora tutto il 1996, con il testimone che passa a Nettuno nel 1997 e 1998, a sua volta nell’attesa che Plutone transiti sul suo Sole-MC nel 1998-1999. Che pesante fardello di una presidenza all’insegna di prove gravose!» Conforme d’altronde al clima del suo freddo e secco primo ministro saturnino, Alain Juppé, che entra a palazzo Matignon sotto la culminazione del suo astro. 

Nel giro di sei mesi, il candidato presidenziale che aveva promesso la luna diventava di necessità il magro gestore di una depressione nazionale, sostenuto solo dal 27% di pareri favorevoli. Il mio scritto terminava, come è noto, con l’annuncio della possibilità di una nuova coabitazione, come conseguenza delle elezioni anticipate, per la nuova congiunzione Giove-Nettuno del 1997. Il che doveva verificarsi con l’arrivo di Lionel Jospin a palazzo Matignon. In questo caso, è consentito dire che il pronostico è ugualmente riuscito nella forma e realizzato alla scadenza.

Dopo una tempestosa rielezione – 19%, poi 82% - sotto il quinconce del ciclo Giove-Nettuno, è a un mese e mezzo dall’opposizione ancora in orbita che le elezioni legislative del 9 e 16 giugno 2002 fanno virare nuovamente la Francia a destra. Inaugurando l’esperienza di uno “Chirac II” vincolato al penoso declino del ciclo…

In conclusione, attraverso questa laboriosa avventura previsionale che coinvolge i personaggi politici, è chiaro che le interpretazioni delle loro astralità individuali sono felicemente assistite dal concorso del ciclo della V Repubblica, con il “determinismo” collettivo che prende il sopravvento su quello personale. Ma chi aveva mai creduto che la previsione astrologica fosse una facile arte, in particolare per quanto riguarda gli uomini di Stato?

 

ELOGIO DELLA PREVISIONE

Non nascondiamoci la critica fondamentale alla cui mercé siamo esposti: la debolezza di un’astrologia che tiene più la testa nelle nuvole che i piedi per terra. Senza dubbio la nostra conoscenza soffre d’inconsistenza empirica, ed è questo deficit di realtà che occorre colmare.  Ora, a onor del vero, non c’è niente di meglio che sottomettere la lettura del calendario astrale della storia alla prova della sua ciclica periodicità. Ne abbiamo qui un’esposizione generale, il che costituisce un precedente.

Senza farmi alcuna illusione in merito, non si dovrebbe forse essermi grato, malgrado i miei errori e le mie insufficienze, per avere fatto parlare l’arte della previsione astrale a suo beneficio? Pur assumendo la forma di un elegante, almeno lo spero, saluto di commiato, e lungi dall’essere una cerimonia d’addio, questo bilancio previsionale è innanzitutto un invito a proseguire la stessa esperienza creativa. Confermando che la previsione astrologica non è una chimera e che la sua pratica ha tutto da guadagnare da un suo perfezionamento per sfociare in risultati sempre meglio stabiliti. All’alba del terzo millennio, ecco il messaggio che rivolgo ai miei successori, augurando loro una riuscita ancora migliore, che ottengano essi il merito di leggere bene le cose in alto, essendo la previsione della “mondiale” un nobile esercizio elevato al rango di inno reso alla maestà del tempio di Urania.

*********************************

Avvertenza del traduttore

La traduzione è stata eseguita prendendo a riferimento il testo pubblicato sul n. 154 (II trimestre 2006) de l’astrologue, opportunamente collazionato con la versione pubblicata sul sito internet dell’Autore. Quest’ultima contiene infatti alcune modifiche, aggiunte e soppressioni rispetto allo scritto originale. Ho posto la massima cura nel lavoro, evitando qualsiasi Nota del Traduttore che non fosse assolutamente necessaria per una migliore comprensione del contesto.


(cliquer sur la photo pour l'agrandir)

A gauche, Ciro Discepolo, Directeur de “Ricerca’90”

Au centre, André Barbault

A droite, Enzo Barilla, traducteur

Photo du neuvième congrès de “Ricerca’90”

À Vico Equense

Le 9 juin 2002

haut de page