È impossibile chiudere il proprio fascicolo di previsioni
astrologiche, allorché ci si è applicati al meglio e quasi
continuativamente, senza sentire il bisogno, verso la fine della
vita, di tirarne un bilancio. Col rischio di inevitabili
atteggiamenti indulgenti verso sé stessi, poiché è difficile
essere nel contempo giudici e parti in causa, ma allo stesso
tempo sottomettendosi di buon grado alla critica.
Ovviamente non vi si potrebbe coinvolgere la nebulosa delle
previsioni individuali distribuite nel corso del tempo e dello
spazio, poiché sfuggono ad ogni controllo.
L’unico terreno che si presta a tale verifica è naturalmente la
pratica dell’astrologia mondiale, teatro della vita pubblica.
Mi sia subito consentito perorare una tale applicazione.
L’astrologia non ha nulla a che fare con i consigli del buon
padre di famiglia o con la fiaba di “Biancaneve e i sette nani”.
Di certo, essa rivela già l’essenziale tramite una fruttuosa
lettura psicologica del tema e, inoltre, nulla impedisce di
ambire a qualche odissea speculativa. Non è tuttavia meno bella
la nuda verità che emerge dal profondo!
Entriamo quindi nel recinto in cui l’astrologia trascende il
nostro sapere e ci munisce del potere della previsione. A questa
platea, è un’arte vera e propria messa a nudo che si applica
all’esercizio più rischioso dello spirito, che tende a ciò che è
di più inaccessibile: il mistero dell’avvenire. Bisogna perciò
fare del suo praticante un mago che cammina sull’acqua, per poi
poterlo più facilmente silurare?
Per prima cosa poniamo un freno all’avversario infastidito o al
collega dispiaciuto per un successo previsionale che rifiuta,
non contento di correre rovinosamente verso un fiasco. Ho
personalmente patito la seconda di questa mascalzonate, che ho
esposto in
Une mascarade astrologique
(Una pagliacciata astrologica) (cfr. l’astrologue
n. 145/2004), eppure rilanciata su Internet da uno scocciatore
pieno di presunzione accademica. Succede comunemente che un
retore maldestro getti la croce addosso a un realizzatore
concludente, infamando ciò che egli stesso non è capace di fare.
Orsù, andiamo, vorreste forse che il segreto del futuro si
svelasse come si estrae un coniglio dal cilindro? Sarebbe il
colmo dell’ignoranza. Non è comodamente appollaiati, dall’alto
del trespolo, che si trattano queste cose; perché c’è un mondo
intero tra il “fare astrologia” docilmente, sul web, e
impegnarsi a “essere astrologo”, incarnando l’arte al culmine
della sua realizzazione. E, soprattutto, maltrattando la storia,
oltre al fatto che – come se non bastasse – io addirittura
rifiuterei di riconoscere i miei errori! Chi mi frequenta sa che
ho ripetuto con 20, 15, 10, 5 anni d’anticipo che, se non fosse
accaduto nulla di portata storica nel mondo comunista al grande
appuntamento dei giganti Saturno-Urano-Nettuno del 1989, avrei
abbandonato l’astrologia, considerandola una chimera. Non sono
debitore a nessuno di questo coraggio della verità, e
soprattutto non nei confronti di un autore non vaccinato contro
un delirio di stampo nostradamico.
Giungo pertanto alla presentazione della materia previsionale.
Occorre innanzitutto delimitare la frontiera tra due categorie
di previsioni: quelle eccezionali e quelle ordinarie. Diciamo
più precisamente quelle che devono meritare un certo prestigio
per via della prospettiva storica adottata per anticipare
l’evento, ovviamente esso stesso caratterizzato da una
corrispondente ampiezza storica: ossia ciò che deriva dalle più
grandi configurazioni che accompagnano le più importanti svolte
della vita mondiale. E le altre, le più svariate, che rivestono
un interesse minore, senza che peraltro alcuna d’esse perda di
valore.
UN RAPIDO ESAME STORICO
Rivolgiamoci dunque senza esitare alle configurazioni massime e
trattiamole come una sorta di missione apologetica della causa
astrologica, facendo suonare chiaro e forte il loro messaggio
annunciatore. Una maniera di porsi all’altezza del compito,
aprendo innanzi a sé un vasto spazio di aspettativa del domani
sconosciuto, concedendosi così la distanza di un lontano
percorso per raggiungere, incontrare o ritrovare, nel tempo
della notte del futuro, una grandiosa epoca storica
preannunciata.
Onde rendersi meglio conto dell’enormità del rischio incorso, ci
si presentano alla memoria i fiaschi del passato. In aggiunta
alle fantasie divinatorie di “Réjouissances
astrologiques”
(Festeggiamenti astrologici) (cfr. il mio sito internet), merita
una visita il ritornello delle previsioni a cascata pubblicate
sulla rivista
Les Cahiers astrologiques.
Dal n. 20 (marzo-aprile 1949) a cui risale il pronostico del
1939: “Vedo negli attuali avvenimenti l’inizio della
liquidazione dell’Europa. Essa verrà lentamente bolscevizzata,
per successive scosse, da qui alla fine del secolo. Il che
spiega e giustifica la predizione di Nostradamus sulla futura
invasione dei Gialli e la distruzione di Parigi.” (Gabriel
Trarieux d’Egmont) Fino al n. 125 (novembre-dicembre 1966): “...
che una guerra mondiale non avrà luogo nel 1965-1968, che non
accadrà nel 1981-1984, futura crisi dopo quella. Ma che dopo una
quantità di scaramucce, arriveremo a una grande guerra alla fine
del secolo, con molte probabilità d’essere
una guerra atomica...” (Pascal
Mauger).
Non c’è bisogno d’aggiungere altro... Per avere fantasticato a
sazietà, l’evidenza è stupefacente: un bel record!
Ma non ci sono solo gli astrologi che si sbagliano
confrontandosi con l’avvenire sconosciuto: ciò accade in tutte
le sfere. Così, in risposta a una domanda posta sulla linea
Maginot che si fermava alle Ardenne, il maresciallo Pétain aveva
dichiarato con superbia: “La foresta delle Ardenne è
imprendibile e se i Tedeschi avessero l’imprudenza
d’inoltrarvisi, noi li attanaglieremo all’uscita.” Verso la metà
degli anni ’70 gli economisti erano convinti che si era dominato
l’andamento degli affari e che non ci sarebbe più stata crisi
economica, come pure i nostri professori di medicina ritenevano
che nessuna pandemia avrebbe più infestato il pianeta. Gli
uomini si sbagliano in tutte le sfere allorché tentano di
prefigurarsi l’avvenire. Per quanto questa ricerca costituisca
appannaggio della nostra arte, che dispone di mezzi non
posseduti dalle altre, noi siamo sistemati allo stesso modo,
esposti alle delusioni del futuro.
Nel museo delle curiosità celesti, far parlare l’astro muto non
è cosa da poco. Dopo avere pattugliato in lungo e in largo, il
cacciatore di misteri non ci si ritrova più, salvo praticando un
cammino attraverso lo scenario evolutivo della ripetizione delle
rivoluzioni planetarie. D’altronde la configurazione
si dota del significato di percorso concessogli dal
processo ciclico. Il che ci riporta alla dote tradizionale del
tema grandioso del Grande Anno. Recentemente, un povero diavolo
della nostra congrega, proiettando la sua configurazione
mercuriana da suicidio sulla scena cosmogeopolitica, si
proponeva di tagliarci l’erba sotto i piedi buttando
nell’immondizia le nostre grandi congiunzioni e i cicli
planetari: un Giuda della causa non avrebbe saputo far di
meglio.
È proprio questo materiale fondamentale
dell’astrologia mondiale che rappresenta la principale carta
vincente di chi formula le previsioni. La sua preziosa materia
ci consente di ritrovarci nell’infinito rinnovamento del
fenomeno delle rivoluzioni sinodiche dove la vita altro non è
che un perpetuo ricominciamento, in cui la matrice dell’analogia
ripetitiva imprime lo stesso sfondo su ciascuna novità della
storia, con la similitudine della ricorrenza che si coniuga alla
diversità dell’unicità. S’impone il suo codice interpretativo:
il sinodo, ovvero la congiunzione di due corpi celesti, è
rinnovamento di fenomeno, e il processo che vi si incarna segue
le modulazioni delle fasi del ciclo coinvolto. Più è raro il
sinodo che si apre su una lunga durata, tanto più vasto e più
monumentale è la sua manifestazione.
Negli anni ’40 del secolo scorso, quando mi risvegliavo a
codesta iniziazione, non c’erano trentasei grandiosi fenomeni
celesti di eccezionale ampiezza che ci si presentavano davanti
sul nostro percorso di vita. Se ne intravedevano appena due che
i pochi interessati all’astrologia mondiale come noi potevano
interpellare. Già mio fratello Armand Barbault, nel suo
Avenir du monde (L’avvenire del mondo)
del 1939, evocava incidentalmente l’inquietante congiunzione
Urano-Plutone del 1965, e i belgi Horicks e Michaux iniziavano a
parlare della congiunzione Urano-Nettuno del 1992, così lontana
– che allora appariva come se fosse alla fine del mondo – nel
loro Traité pratique d’astrologie mondiale (Trattato
pratico di astrologia mondiale) del 1941. Quelle erano i due
pezzi regali su cui occorreva scommettere giocando forte se si
voleva rendere credibile l’astrologia, facendola vivere
nell’incarnazione di risultati previsionali storici!
LA CRISI MONDIALE DEL 1965-1970
Nel 1963 la proposta delle edizioni
Albin Michel
di presentare un quadro previsionale degli anni a venire fu per
me l’occasione di trattare la congiunzione Urano-Plutone.
Argomento già affrontato sulla rivista l’astrologue
(n. 2/1980) con
Bilan de la conjonction Uranus-Pluton
(Un bilancio della congiunzione Urano-Plutone) e soprattutto con
Une
mascarade astrologique
(n. 1/2004). Leggendoli, si capisce che il tema generale di
La Crise mondiale de 1965 (La crisi mondiale del 1965),
sotto forma di scenario catastrofico, fu quello del “declino
dell’Occidente”. Ne fa fede l’apparizione, a partire da
quell’anno, di una continua diminuzione della natalità sul
nostro continente
(cfr.
grafico
in “Population et Sociétés” n. 234,
aprile
1989, Paris, INED).
E siamo adesso sufficientemente distaccati per percepire la
drammatica portata di questa svolta storica. Ecco le conseguenze
di lungo periodo, provenienti da Claude Bébéar (Mondialisation:
émigration-immigration) in La France du nouveau siècle
di Thierry de Montbrial (PUF, 2002): « È una
costante storica, la dinamica demografica di un popolo ne ha
sempre condizionato la forza militare, l’espansione economica e
l’influsso culturale. Nel 1700 la Francia, con i suoi 20 milioni
di abitanti, era più popolata della Russia, quando il Regno
Unito ne contava solo 8 milioni, e ciò che sarebbe poi diventato
gli Stati Uniti, 1 milione. Il XVIII secolo fu francese. Nel
corso del XIX secolo, in seguito all’eccezionale calo di
fecondità francese, l’Inghilterra, triplicando la sua
popolazione, colmava il ritardo sulla Francia. Il XIX fu quindi
inglese. All’inizio del XX secolo, la Francia contava 40 milioni
di abitanti, il Regno Unito 38 milioni, la Germania 60 milioni,
gli Stati Uniti 70 milioni, ma 270 milioni nel 2000. Il XX
secolo è stato quindi americano. Qual è la situazione oggi?
Quali le prospettive? Si osserva subito un importante
invecchiamento del mondo occidentale, più marcato in Europa,
legato all’aumento dell’aspettativa di vita ma anche al calo
degli indici di fecondità.»
Dall’altra parte abbiamo un Terzo Mondo in cui il numero delle
donne in età di procreare è passato da 400 milioni nel 1950 a 1
miliardo nel 1993. In breve, il bilancio generale è, da allora,
quello di un’Europa che invecchia e la cui popolazione
deperisce, per di più gravata da problemi irrisolti di
un’immigrazione senza precedenti.
Questa
mutazione continentale – evento maggiore della nostra storia –
che ha preso corpo nello stesso 1965, come se i diversi paesi
europei si fossero accordati per ridurre tutti insieme la loro
natalità, non manca di dare lustro a La Crise mondiale de
1965, con l’annuncio del “declino dell’Occidente” che ne
costituiva il piatto forte. Declino demografico assistito da una
caduta anch’essa senza precedenti dei matrimoni e da
un’impennata di divorzi che disgrega il senso della parentela,
rendendo fragile una gioventù abbandonata al suo malessere
esistenziale e con l’esplosione delle famiglie che produce la
disintegrazione del tessuto sociale. E le sue ripercussioni
economiche si sarebbero sentite al giro di boa del 1980, svolta
di alternanza che spostò il centro di gravità della produzione
mondiale dalle sponde dell’Atlantico a quelle del Pacifico, dopo
che il Giappone ebbe superato le economie occidentali nel
1965/1970...
Ciò che egualmente rientra nel campo storico ai massimi livelli
è l’annuncio di “una seconda rivoluzione industriale”,
essendo stata la prima del XIX secolo accompagnata dalla
congiunzione Urano-Nettuno del 1821, mentre la nuova avrebbe
dovuto presentarsi con la congiunzione Urano-Plutone. È
sull’avventura astronautica della conquista dello spazio che
avevo a suo tempo insistito: «Ma sembra soprattutto che, quando
Giove incontrerà Urano e Plutone in una tripla congiunzione, noi
entreremo veramente e pienamente nell’era di questa grande
avventura cosmica; e sappiamo che questi incontri astrali
avverranno nel 1968 e 1969. A quando il primo sbarco umano sulla
Luna?» Nel 1967 dovevo poi ribadire in Les Astres et
l’Histoire (La storia e gli astri): «...Non sarebbe quindi
impossibile avere un primo grande avvenimento della conquista
cosmica dell’uomo – lo sbarco sulla Luna – sotto il triplice
incontro Giove-Urano-Plutone del 1968-1969.» Non avrei mai
chiesto tanto: è il giorno stesso della congiunzione Giove-Urano
- il 20 luglio 1969 – che Neil Armstrong pose piede sul suolo
lunare, con il nostro satellite, visitato dall’uomo, che si
congiungeva quel giorno al trio planetario! Puro colpo di
fortuna. Eppure, all’epoca in cui il pronostico fu candidamente
formulato, quanti astrofisici avrebbero potuto credere alla sua
realizzazione in tempi così brevi, con un gran nome
dell’astrofisica che l’aveva a quel tempo giudicata impossibile?
È difficile negare che questa immensa prodezza del genio umano,
a tutt’oggi rimasta unica, non abbia ricevuto l’accompagnamento
di una autentica segnatura previsionale.
Ciò ammesso, poiché le mie conoscenze tecnologiche erano allora
carenti, non potei precisare la natura della “grande avventura
prometeica” annunciata: «Parallelamente alla conquista dello
spazio, dobbiamo quindi aspettarci un nuovo gigantesco balzo in
avanti nell’ordine delle scoperte scientifiche, delle
realizzazioni della tecnica e del rinnovamento delle
conoscenze.» Sarebbe stata la rivoluzione
dell’elettronica, avvento dell’informatica che ha completamente
rinnovato la nostra società moderna. Ma precisavo: «È vero che,
anche in quel campo, la congiunzione di questi prossimi anni
altro non è che il segnale di partenza, e forse occorrerà
attendere il sestile del 1990-1995 per insediarsi
definitivamente in questa nuova era.» Effettivamente, si doveva
vivere la piena portata di questa mutazione storica quando la
corrente di questa congiunzione si sarebbe sedimentata con
quella della congiunzione Urano-Nettuno, con il passaggio dalla
nascita del calcolatore alla sua clamorosa utilizzazione
universale su Internet.
Per la prima volta evocavo la concatenazione delle due più
grandi configurazioni del secolo, che egualmente presentavo con
questo testo, accompagnato da un prospetto delle interferenze
(riprodotto più avanti): «Si comprenderà meglio il valore e la
relatività di questa prossima tappa, situandola in un più ampio
contesto, e cioè presentando la configurazione nella sua zona di
interferenze. A questo proposito, la congiunzione Urano-Plutone
è anche la prima tappa del passaggio di Urano nel campo del
grande ciclo Nettuno-Plutone, con la seconda tappa che
corrisponde alla congiunzione Urano-Nettuno la quale avverrà
nella stessa epoca del sestile Urano-Plutone, ovvero attorno al
1992. La nostra configurazione del 1965-1966
non è altro che il primo momento di un tempo doppio la cui
seconda battuta scadrà con l’avvicinarsi di fine secolo. C’è
tutto un secolo affinché il mondo generi una nuova società, una
nuova civiltà.» Con il computer a casa, avvento della
mondializzazione culminata con la venuta d’Internet.
In ossequio all’imparzialità, e scevro da qualsiasi ipocrisia,
di fronte ai miei successi previsionali, ho il dovere, questa
volta a mio scapito, di riconoscere sinceramente i miei fiaschi.
Ce n’è uno - il principale, un mostro monumentale – che vizia
gravemente le considerazioni generali di quell’opera del 1963:
l’avere avventatamente sopravvalutato l’opposizione
Saturno-Urano, giustificando tuttavia il titolo del capitolo
“U.S.A.: grandezza e decadenza”. Nello stesso anno 1965, quel
paese s’impegna in una guerra di sette anni in Indocina, una
guerra che, per la prima volta, andrà a perdere (cfr. il clima
di questa configurazione in “Le cycle Saturne-Uranus” [Il
Ciclo Saturno-Urano] pubblicato sul mio sito Internet). L’errore
commesso è stato quello di avere terribilmente appesantito la
conclusione: «... gli U.S.A. in testa al mondo per ricchezza,
potenza e prestigio sono in procinto di passare il testimonio
all’U.R.S.S., chiamata a diventare la prima potenza planetaria».
Ciò perché sotto la precedente opposizione del 1918-1920 la
potenza economica americana si era sostituita sul piano mondiale
a quella europea, ed un medesimo rovesciamento del rapporto di
forze avrebbe potuto effettuarsi fra americani e sovietici,
diventando questi a loro volta i leader mondiali. Non c’è
bisogno di critiche malevole, poiché il castigo del mio testo è
sufficiente a sé stesso. In questo caso, il perdurare di un
pensiero lineare ha prevalso sulla dialettica della ciclicità,
perché occorreva un insieme di configurazioni di ben altro
calibro per arrivare al rovesciamento storico annunciato,
soprattutto quando ciò che è seguito ha confermato il contrario.
E inoltre, non bisognava essere offuscati da quella benda che
era l’avvincente clima politico dell’epoca, a cui ero sensibile
come tanti altri... Un piccolo imbecille mi ha accusato di voler
fare della propaganda comunista, come se la mia passione
principe non fosse stata l’arte di Urania; e per servirla
m’interessa unicamente la riuscita delle mie previsioni! Prova
ne è che, avendo compreso il mio errore alla svolta
dell’opposizione Saturno-Nettuno del 1971-1972 (cfr. “Le
cycle Saturne-Neptune [Il ciclo Saturno-Nettuno],
l’astrologue n. 147/2004), il mio convincimento del declino
tendente alla caduta dell’U.R.S.S. a fine ciclo costituisce la
prosecuzione dei miei scritti, richiamati nel mio “Histoire
d’une prévision” (Storia di una previsione) (cfr.
l’astrologue n. 89/1990). E occorreva molto coraggio per
osare il nuovo pronostico, a cui nessuno credeva nel mio
ambiente: la caduta del muro di Berlino e le sue conseguenze non
hanno forse sorpreso il mondo intero? Il che non m’impedisce di
avere questo cadavere a carico, nel mio casellario giudiziario
astrologico...
Onde non distorcere la verità, riconosco di avere altri
scheletri nell’armadio, ma senza pari con il fantasma sovietico.
Passando i miei testi al setaccio, è possibile rilevare diverse
cantonate. L’aver creduto, ad esempio, che con la congiunzione
Urano-Plutone sarebbe apparsa una fonte energetica nuova in
grado di sostituirsi al petrolio e alla stessa elettricità, così
importante mi sembrava che sarebbe stata quella seconda
rivoluzione industriale, quando invece essa di ciò non ne ebbe
alcun bisogno. Come l’aver pensato che l’uomo sarebbe andato su
Marte alla fine del secolo (o, in ogni caso, viaggiato più
liberamente nello spazio), applicando il rivestimento
cosmonautico al linguaggio delle grandi congiunzioni di fine
secolo, quando con Internet ed anche con il cellulare saremmo
stati collegati a tutto nel mondo per mezzo dell’immagine e del
suono. Residuo d’un bersaglio mal mirato, poiché un sostituto
simbolico equivalente ha corrisposto al motivo di fondo. Questo
tipo d’errore di assegnazione, quasi come uno sviamento, rientra
nell’ambito di ciò che accade quando ci si arrischia a
prevedere, non disponendo del dono della profezia.
Senza volerne fare un trofeo, un altro impegno previsionale
storico è quello di avere segnalato – con cinque anni d’anticipo
– i due anni 1968-1969 come tappa critica di grande ampiezza. La
precedente circostanza in cui tre pianeti lenti s’erano
incontrati risaliva al 1940-1941, nel cuore della II guerra
mondiale. Non bisognava lasciar passare la triplice congiunzione
Giove-Urano-Plutone senza prendere posizione sul suo segnacolo
annunciatore di una nuova svolta storica.
Devo richiamare il seguente passaggio del testo del 1963: «Il
periodo generale dal 1965 al 1971 si presenta, dal punto di
vista astrale, come una nuova importante tappa critica della
storia mondiale. Questa crisi tende a spuntare verso l’anno
1965, presentandosi allora come inizio di un processo che
trasforma radicalmente la nostra società, la cui pienezza
d’effetti si localizzerebbe attorno agli anni 1968 e 1969...»
Annunzio d’una “nuova era rivoluzionaria” d’un mondo “in balìa
allo spiegamento esplosivo di forze ancora nascoste nel fondo
della materia e nel fondo delle anime” ... “punto della più alta
tensione di questo declino dell’Occidente”.
Nel 1968 scoppia un profonda crisi di grande portata della
società mondiale. Dopo il crollo delle speranze di
democratizzazione del campo comunista – con l’intervento delle
truppe del patto di Varsavia in Cecoslovacchia, a seguito della
“Primavera di Praga” – l’U.R.S.S. è screditata, sotto l’urto di
questa gran frattura, con la sua squalificazione che avviene a
vantaggio di un maoismo in cui sventola la bandiera nera
dell’anarchia. Similmente, con una rivolta studentesca
generalizzata, è tutta la gioventù del mondo che si ribella
contro una “società dei consumi” imbrattata di graffiti e dedita
al disordine. In questo caso è la dequalificazione di una vita
politica aperta al nuovo gioco dell’estremismo di sinistra; età
virginea di minoranze attive; “gruppuscoli” di contestatori
sovvertitori. Ciò che più ancora importa è l’accompagnamento di
un’autentica rivoluzione dei costumi: cambiamento profondo delle
mentalità che fa tabula rasa dei principi stabiliti e perfino di
tabù secolari. Il destino della donna viene interamente
rinnovato con il controllo delle nascite, fino alla
legalizzazione dell’aborto. Il rovescio della medaglia è uno
scatenamento delle pulsioni dove la droga invade la società con
il suo corteggio di calamità: corruzione, prostituzione,
delinquenza, criminalità, terrorismo... In un simile registro,
il mondo inizia a tirare il bilancio delle devastazioni
dell’inquinamento in un clima da incubo, generando come
contrappeso un salutare movimento ecologico. È l’esordio di un
altro mondo.
Su questo impegno previsionale ai massimi livelli, iniziato
perfino prima della metà del secolo trascorso, l’esclusiva
focalizzazione sulle massime congiunzioni del 1965 e 1993
doveva, strada facendo, allargarsi con l’apporto della coppia
Giove-Saturno.
In La Crise mondiale de 1965 avevo d’altronde aperto
l’argomento generale in trattazione presentando il quadro delle
grandi congiunzioni dal 1900 al 1971 (cfr. Une mascarade
astrologique) essendo già eloquente la loro successione
semplice, ripartita in modo ineguale nel corso degli anni: «Dal
1900 al 1913, durante 14 anni, se ne contano solo 4, che sono
d’altronde dislocate in due gruppi. Poi, dal 1914 al 1921, se ne
trovano improvvisamente 6, di cui 4 durante i 5 anni della I
guerra mondiale.
Poi
abbiamo nuovamente il vuoto, o quasi, nei 17 anni che vanno dal
1922 al 1939: 3 congiunzioni sparse. Compare una nuova
concentrazione di 5 congiunzioni durante i 6 anni della II
guerra mondiale, dal 1940 al 1945. Indi segue il ritorno di un
periodo poco occupato; effettivamente si notano 6 congiunzioni
non raggruppate durante i 19 anni che vanno dal 1946 al 1964.
Arriviamo ora a una tappa concentrata con 4 congiunzioni
comprese tra il 1965 e il 1971, con una zona completamente vuota
che si presenta successivamente nei 9 anni che vanno dal 1972 al
1980. Questo rapido excursus dimostra che i soli 14 anni delle
due guerre mondiali e dei trattati di pace successivi alla prima
totalizzano quasi la metà (11) delle congiunzioni, contro le
altre (13) ripartite su una cinquantina d’anni!»
In breve, la nostra massima configurazione è là quando la storia
è in cammino, rinnovando il mondo nello sconvolgimento delle
società.
Senza ancora sapere di essere già sulla strada del tradizionale
tema del Grande Anno, al fiore all’occhiello delle due massime
congiunzioni doveva quindi integrarsi questa partecipazione
generale delle grandi congiunzioni, il cui allargamento allo
stato di fenomeno ciclico delle rivoluzioni planetarie che
rappresenta il tutto doveva condurre alla formulazione
dell’indice ciclico, inizialmente presentato nel n. 28/1974 de
l’astrologue (“La loi fondamentale de l’astrologie
mondiale” [La legge fondamentale dell’astrologia mondiale])
con la qui presente sua prima applicazione (eliocentrica) al 1°
gennaio 1975 (980°) e il suo percorso attraverso il XX secolo.
Mantenendo tutto il suo valore pratico, l’indice di
concentrazione planetaria di Henri Gouchon, il quale s’era
accontentato della ricognizione del campo zodiacale occupato dai
cinque pianeti lenti (da Saturno a Giove nel 1975), doveva
condurre alla rilevazione dei loro scarti angolari, rendendo
globalmente conto delle variazioni di dilatazione e di
contrazione dei dieci grandi cicli planetari, e cioè del flusso
e del riflusso del sistema solare, con la congiuntura astrale
che ne rappresenta la situazione angolare.


In effetti, poiché mi ero attenuto all’indice di Gouchon, avevo
già nel 1967 tenuto in considerazione il fenomeno in Les
Astres et l’Histoire (Jean Jacques Pauvert editore),
pubblicandolo in copertina, con le “Prospettive mondiali fino
all’anno 2000”.
Lo zigzag della fluttuazione ciclica indicava un preciso clima
congiunturale: caduta dal 1965 al 1970, in relazione alla crisi
che è stata appena ricordata; risalita dal 1971 al 1975. E,
soprattutto, discesa in picchiata – la più grande caduta del
secolo – dal 1975 al 1980, con una conca dal 1981 al 1984 – la
cresta dell’onda più bassa del secolo – fase parossistica
seguita da un ultimo picco ascensionale nel 1990.
LA CADUTA DEL 1975
Si sono magnificati i trent’anni del secondo dopoguerra che
regalarono all’Occidente una prosperità economica e una
elevazione del tenore di vita senza precedenti, con il suo
percorso approssimativo che va dal 1945 al 1974. Ora, non era
poi cosa da poco annunciare con 8 anni d’anticipo l’arrivo di un
tempo astrale di rovesciamento della congiuntura mondiale.
« È lecito non considerare assurdo il permanere in Francia di
una crescita almeno fino al 1985.» Così si pronunciava nel 1964
il “Groupe 1985” presieduto da Pierre Guillaumat, con la
partecipazione di Paul Delouvrier, Bertrand de Jouvenel, Jacques
Delors, Raymond Aron... Lo choc petrolifero del 1973 era stato
posto sotto controllo e dietro questo incidente di percorso il
VII Piano francese di sviluppo economico prevedeva la
prosecuzione di un assai confortevole tasso di crescita per il
1976-1980; nel mentre, il futurologo Hermann Kahn esibiva le sue
ottimistiche curve nel mondo, a immagine e somiglianza del suo
opulento personaggio.
Quando nulla lo faceva presagire, dovevo precisare in
l’astrologue n. 27 (III trimestre 1974) una crisi acuta
«dell’economia mondiale, motore della storia. Non è quindi da
escludere un parallelo con la crisi del 1929-1931, conformemente
all’aspetto particolare della nostra economia attuale: aumento
dell’inflazione, rallentamento o blocco degli scambi
internazionali, recessione, disoccupazione, fine
dell’espansione, rallentamento o arresto della produttività come
pure della crescita del tenore di vita della società dei
consumi, passaggio dalle vacche grasse alle vacche magre.» Ora,
nel 1975 il prodotto interno lordo (PIL) dei paesi industriali
crollò allo 0,2%; inizio di un’onda lunga che travolse la
società mondiale, ingrossando a 31 milioni la popolazione dei
disoccupati dell’O.C.S.E., con un forte indebitamento dei paesi
del Terzo mondo e il pericolo di un crollo mondiale sullo sfondo
di una depressione generalizzata. Un tempo di bassa marea...
IL DRAMMA DEL 1980-1984
Tuttavia, ciò che all’epoca soprattutto impressionava era
l’annuncio di una “crisi dal 1981 al 1984” con cinque
congiunzioni che si concentravano nello spazio di questi quattro
anni. Considerando tanto l’indice di Gouchon che l’indice
ciclico, la conca del 1981-1984 si prestava ad essere
raffrontata solo con i due precedenti del 1914-1918 e del
1940-1944. Il che, di primo acchito, poteva destare solo
apprensione. Ci si trovava quasi davanti a un abisso. È così che
nel numero successivo de l’astrologue (n. 28 del IV
trimestre 1974) osavo formulare questo arrischiato clima
previsionale: «Se dovesse scoppiare una terza guerra mondiale da
qui all’anno 2000, c’è una gran probabilità che possa situarsi
tra il 1981 e il 1984, con il 1982 e 1983 che si presentano come
gli anni più critici del secolo.» Ma subito precisavo:
«Tuttavia, nulla permette di presentare necessariamente la terza
ripetizione di un fatto di guerra internazionale. Si può
solamente dire che siamo in presenza di tre congiunture critiche
dal similare contenuto drammatico. Il 1914-1918 fu un universo
di miseria universale con 9 milioni di vittime militari, oltre
ai morti della popolazione civile, i massacri, la carestia e le
epidemie, con l’influenza spagnola che causò, da sola nel 1918,
il decesso di parecchi milioni di persone. Anche il 1939-1945 fu
una tragedia planetaria con la morte di 35 milioni di uomini (17
milioni di soldati e 18 milioni di civili), il genocidio degli
ebrei, zingari, polacchi, russi, la tortura, la fame... Il
1981-1984 rischia d’essere la terza macchia del secolo, dove la
morte trionferà sulla vita, quali che siano gli aspetti sotto
cui essa imperverserà.»
Avrei completato questo tragico quadro previsionale in uno
scritto su L’almanac Chacornac 1978 intitolato “La
nouvelle crise mondiale” (La nuova crisi mondiale), a
proposito del “se” (e cioè se dovesse scoppiare una nuova guerra
mondiale): «È certamente solo un “se”, anche se si può stabilire
per questo periodo la quasi certa previsione di una
recrudescenza di agitazioni guerresche e rivoluzionarie nel
mondo. Ma la crisi attesa può anche assumere il carattere di
un’altra dominante: in mancanza di epidemie e d’invasioni
barbariche, fame provocata dall’esplosione demografica, flagelli
climatici, squilibri ecologici, crisi tecnologica...»
Era necessario ritornare a questi testi (il che non implica
alcun “si-no-ma” camuffato, non rientrante
minimamente nel mio stile uraniano) per giudicare bene la mia
previsione riguardo questa temuta svolta critica degli anni ’80.
Alcuni deliziosi colleghi francesi hanno lasciato intendere che
avevo formalmente annunciato la terza guerra mondiale, come se
non mi fossi tenuto correttamente nell’ambito di un enunciato
previsionale che deve sempre limitarsi alla probabilità.
Parliamo subito della minaccia di guerra. Annunciare che,
durante i 25 anni che vanno dal 1975 al 2000, il pericolo più
grande di una terza guerra mondiale avrebbe dovuto situarsi nel
1982-1983 costituisce una previsione di perfetta esattezza,
formulata con un anticipo di circa 8 anni. Non c’è nulla di più
chiaro, e conviene ricordare qui i fatti essenziali.
Vediamo subito gli episodi bellici e rivoluzionari di cui ho
presentato l’elenco in Le cycle Jupiter-Uranus (Il ciclo
Giove-Urano): guerra Irak-Iran, “stato d’assedio” in Polonia
(1981), guerra delle Malvine tra Argentina e Gran Bretagna e
intervento israeliano in Libano (1982). Nel 1983, scaramuccia
tra U.R.S.S. e U.S.A., seguita da intervento americano in Medio
Oriente (portaerei, porta elicotteri, corazzate), con attentato
terroristico che provoca 239 morti tra i marine, con seguito di
incursioni americane. Il Golfo Persico è in guerra con la
presenza di una flotta americana composta da una trentina di
navi, e loro incursioni. Ancora nel 1984, 44 petroliere vengono
affondate dall’Irak e dall’Iran. Senza dimenticare il fronte
infiammato dell’America Latina: Nicaragua, Salvador, Guatemala,
Grenada...
Eppure, esaminando questi teatri di guerra, il pericolo centrale
è il conflitto U.S.A.-U.R.S.S. e il 1983 è l’ultimo anno in cui
per un pelo siamo sfuggiti al peggio. Il presidente Reagan
lancia il programma delle “guerre stellari”. Il vertice
U.S.A.-Europa-Giappone di Williamburg porta allo spiegamento
degli euromissili ad Ovest, di fronte allo stabilimento di siti
nucleari ad Est, con il rincalzo di nuovi missili tattici nella
Germania Est e in Cecoslovacchia, con rottura di rapporti
diplomatici a Ginevra. Eravamo sull’orlo del precipizio
nucleare, come la crisi dei missili a Cuba nel 1962. E gli
archivi resi pubblici dell’ex Unione Sovietica hanno confermato
la gravità estrema del pericolo. La distensione Est-Ovest
sopraggiunse all’inizio del 1985. E allora, la previsione come
era stata formulata a suo tempo non era dunque corretta? Per
giudicare, è buona cosa avere una prospettiva storica come
l’abbiamo oggi.
Dal momento che non c’è stata una tragedia militare mondiale,
doveva venire a galla un dramma sostitutivo equivalente per
giustificare “la terza macchia nera del secolo dove la morte
trionferà sulla vita”. Ho già precisato che, tra le possibili
sostituzioni proposte, avevo in primo luogo suggerito: “in
mancanza di epidemie”; questa formulazione altro non era che
l’allineamento al pregiudizio delle facoltà di medicina
dell’epoca: dal momento che le pandemie non dovevano più
esistere, sembrava che occorresse saggiamente rinunciarvi,
quando invece là risiedeva una possibilità. Ora, è nello stesso
1983 che si doveva identificare il virus dell’Aids, che operava
devastazioni da alcuni anni: appariva una fonte di morte che
avrebbe devastato il mondo. Nel 2004 si contavano 45 milioni di
persone infette, e il contagio galoppa ancora in ragione di 5
milioni all’anno! Non ne siamo ancora usciti!... Nel citato mio
articolo su l’astrologue n. 28 consideravo il rischio
d’epidemia come possibilità primaria, perché in esso segnalavo
di avere incontrato il medesimo flagello sotto simili
concentrazioni planetarie del passato: la “peste nera” nel 1347,
il “sudore anglico” nel 1485, la sifilide nel 1493, dietro gli
effetti devastanti del vaiolo portato dagli europei nel
continente nuovo. In conclusione, il mio macabro annuncio non
era forse fondato?
È anche vero che in secondo luogo avvertivo: “in mancanza” di
“invasioni barbariche”, perché nello scritto su L’Almanach
Chacornac segnalavo di avere riscontrato le medesime
concentrazioni planetarie in diverse invasioni che, similmente
alle onde successive della storia, apportarono delle fasi
conclusive e dei nuovi inizi di società. Nel XX secolo
“civilizzato” non potevano presentarsi cose simili. Nondimeno,
l’immigrazione europea (che non ha nulla di barbarico) in corso
sin da quegli anni ’80 doveva scaturire dalla nostra
configurazione. Senza dimenticare il culmine della crisi
economica dal 1980 al 1983.
Ero così gradualmente pervenuto a considerare i grandi cicli
planetari che avrebbero rivelato il tema del Grande Anno,
concatenazione d’innumerevoli mini Grandi Anni di cinque secoli
ciascuno di cui presentavo, nella stessa pubblicazione, l’anello
che ci riguarda:

Il titolare della rubrica di una pubblicazione astrologica a
grande tiratura, un collega che si diletta a “interpellarmi”
periodicamente (e perché no? Una delle sue critiche m’è stata
utile), aveva dedicato un articolo nel 1979 alla crisi del
1982-1983 in cui figurava il mio scritto con il “se” e la
“mancanza di epidemie”. Discorso miope che si concludeva così,
dopo la sua ottimistica allusione alla costruzione europea: «Se
questa volontà non si affievolisce, nessuno dovrà rimpiangere
“il grande squilibrio planetario del 1982-1983”»...
LA SCADENZA COMUNISTA DEL 1989
Nessun
dubbio che la previsione della scadenza di capitale importanza
del 1989 per il comunismo e l’U.R.S.S. costituì per me
l’esperienza previsionale più forte, ecco perché l’ho ribadita a
ripetizione e in modo diverso nell’arco di tre decenni! Mi sono
quindi impegnato in questa storia fino alla fine. Ne ho
ricostruito l’avventura raccogliendo i testi essenziali in “Histoire
d’une prévision”, a cui rinvio il lettore.
Ritorniamo alle basi di questa esperienza che risale a più di un
mezzo secolo fa, per afferrarne l’inedito.
Nel 1952 un giornale di provincia – L’Yonne républicaine
– mi richiese delle considerazioni a carattere previsionale
relative all’anno 1953. Avrei afferrato l’occasione per evocare
la chiusura di un grande ciclo planetario proprio in quell’anno,
quello di Saturno con Nettuno, legato al comunismo in generale e
all’Unione Sovietica in particolare. Il compimento del percorso
doveva essere inteso come significativo di una fine e di un
rinnovamento che li riguardava. È così che annunciai “un cambio
della guardia al Cremlino”. Con sorpresa di tutti, in quanto lo
si riteneva in buona salute e non in età canonica, Stalin morì
il 5 marzo 1953. Nessun dubbio che si trattava di una frattura
storica significativa conforme alla natura della previsione, e
che questo successo si prestava a un rilancio per meglio
confortare il valore del pronostico.
Si trattava di partire col piede giusto per lanciarsi in una
gigantesca avventura: dal momento che l’inizio del ciclo aveva
risposto all’appello della previsione, questa volta mi sarei
posto direttamente alla sua fine. Mi sarei così arrischiato a
formulare un pronostico fenomenale, quanto al salto vertiginoso
nella lunga durata, consacrando l’importanza storica della sua
conclusione. Feci ciò con questa laconica citazione in
Défense et illustration de l’astrologie (Illustrazione e
difesa dell’astrologia) (Grasset, 1955): «Sotto la congiunzione
del 1952-1953, Stalin muore e l’U.R.S.S. si trova in piena
metamorfosi; essa intraprende un nuovo ciclo che la conduce alla
scadenza di capitale importanza del 1989.» Ed è effettivamente
36 anni dopo che gli stessi pianeti si ritroveranno congiunti,
nuova fine ciclo; una tale prospettiva causava le vertigini,
essendo all’epoca un tal volo del tutto inedito nell’ambiente
astrologico internazionale.
Eppure era in quel campo che occorreva lavorare: correre
pienamente il rischio per sapere se – sì o no – l’appuntamento
con la storia si sarebbe realizzato davanti al tribunale del
tempo della successiva congiunzione Saturno-Nettuno, con qualche
cosa di capitale importanza per il destino del comunismo che
avrebbe dovuto occorrere alla scadenza prevista; poiché
l’intento previsionale aveva il vantaggio della selettività. In
questo caso, nessuna sostituzione, nessun bisogno di ricorrere
alla via di fuga di una equivalenza simbolica come per il 1983:
era il mondo comunista che veniva specificamente coinvolto,
l’Unione Sovietica che si trovava sotto i riflettori, e per un
bilancio fondamentale!
Tale
era il rischio audace d’impegnarsi a fondo per la ricerca della
verità. Quanto a sapere ciò che doveva esattamente accadere in
quel lontano anno 1989, il mistero era fitto. Ma poco importava
questa indeterminatezza dal momento che si doveva voltare una
nuova pagina di storia e che era attesa questa grande cesura
temporale – la radicalità di morte-rinascita e rinascita-morte
di fine ciclo -, ciò era sufficiente a inquadrare la previsione
in tutta la sua portata.
Per quel che ora concerne il contenuto del parto storico in
questione, le opinioni potevano solo differire l’una dall’altra,
come pure da un’epoca all’altra. Si sa che ho iniziato col
credere che il 1989 annunciasse la vittoria mondiale del
comunismo sul capitalismo, e non ritornerò su questo enorme
fiasco. Ma conoscete un ricercatore che non si sbaglia? E la
caratteristica dell’evoluzione della conoscenza è quella di
correggere i suoi errori: ora, non l’ho forse fatto? Dopo avere
considerato, nel 1980, una prospettiva di scomparsa del regime
sovietico, i miei ultimi scritti previsionali segnalavano, per
il periodo compreso tra il settembre 1989 e luglio 1990
«un’epoca di manifestazione di correnti rivoluzionarie fino
all’esplosione, il che prometterebbe sollevazioni popolari,
massicci moti di piazza con rischio di rovesciamenti di potere.
Viene in mente la possibilità di eventi clamorosi di questo tipo
per quei paesi che soffocano come la Romania, paesi dell’Europa
orientale schiacciati sotto il tallone come la Cecoslovacchia»!

La caduta del muro di Berlino nel novembre 1989, con la
sparizione a catena delle “democrazie popolari”, doveva condurre
nei mesi seguenti alla riunificazione delle due Germanie e poi
al rovesciamento della colonna portante del tempio del comunismo
nel paese dei Soviet. Da una congiunzione all’altra, saltiamo
dalla morte di Stalin a quella della stessa U.R.S.S. Si potrebbe
quasi tessere gli elogi alla perfezione dell’analogia!
Naturalmente, l’indice ciclico - con la sua punta superiore
eretta sul 1990 - era anch’esso largamente onorato per questa
svolta storica gravida di promesse.
Estratta da Le pronostic expérimental en astrologie
(trad. it.: Il pronostico sperimentale in astrologia,
Mursia, Milano, 1979), la presente figura ci ricorda che si
trattava allora di una tripla congiunzione
Saturno-Urano-Nettuno, piuttosto che solo di una congiunzione
Saturno-Nettuno. Grandioso intreccio astrale che così celebravo
in quest’opera del 1973, dopo avere collocato faccia a faccia
gli U.S.A. e l’U.R.S.S. attraverso i cicli Saturno-Urano e
Saturno-Nettuno: «lanciati in competizione per la supremazia
mondiale o per una formula di società universale»: «Ora, questi
due gareggianti giungono qui a fine corsa, nello stesso punto e
nello stesso momento, come per fondersi in un’unica corrente.
Questa unica e comune destinazione del 1989 costituisce la
scadenza in cui il mondo tende a rinnovarsi per generare una
società nuova, di modo che il grande appuntamento della nostra
storia tende a presentarsi, dopo lo sconvolgimento del
1982-1983, a questo triplice incrocio astrale.» Non senza aver
aggiunto: «E’ a questo punto che potrebbe determinarsi la sorte
dell’umanità per tutto il XXI secolo.» Oltre alla tappa di
Maastricht di una istituzione europea nel 1992.
Arriviamo così alla svolta della configurazione massima.
LA CONGIUNZIONE URANO-NETTUNO DEL 1993
È con questa configurazione, panteon della cittadella d’Urania,
che mi viene permesso di rifarmi al primo scritto che le avevo
dedicato nel fiore degli anni e non senza battere un record
poiché, nelle mie 25 primavere, l’avevo già colta 46 anni prima!
Quale ebbrezza... Si trattava di un articolo pubblicato sul
principale stampato “occultista” francese dell’epoca, il n. 16
della rivista Destins del maggio 1947. La riproduzione
del titolo mantiene il suo sapore.

Le nostre risorse dell’epoca in materia di effemeridi erano
limitate, ed era per il 1992 che ci si attendeva il fenomeno.
In esso esponevo uno svolgimento della nostra società moderna,
situandone le quattro fasi assimilate alle quattro stagioni, con
“l’inverno del capitalismo” che andava dal quadrato del 1953
alla congiunzione del 1992. Il fatto curioso è, in questa sede,
il richiamo alle conclusioni di quel testo: «Infine arriviamo al
termine del grande ciclo Urano-Nettuno, alla congiunzione del
1992 che fa prevedere una profonda rivoluzione della società tra
1981 e 1997, ma soprattutto nel 1988-1989-1990, in virtù dei
passaggi di Giove e Saturno su questa grande congiunzione. Sarà
la fine del regime capitalista, una nuova riforma capitalista
oppure un nuovo regime?... Ciò che è certo è che entreremo in un
mondo nuovo.»
L’interesse di questa rievocazione è che, con l’anticipazione di
mezzo secolo, fu permesso di fissare sul calendario il tempo di
un’immensa svolta storica. Indubbiamente, nessuno può negare che
siamo entrati in un’era nuova della storia, in un rinascimento
di civiltà simbolizzata sempre più dall’avvento d’Internet alla
tappa del 1990, con il dominio della mondializzazione. E un vero
e proprio addio al secolo precedente era già stato celebrato
all’indomani dei vertiginosi sconvolgimenti apportati dalla
caduta del muro di Berlino. Ritorno a un inizio, e davanti un
mondo da rifare all’insegna dell’inedito, così si presentava il
sipario alzato all’alba del terzo millennio.


Dovevo accontentarmi di annunciare un monumentale cambiamento
della società mondiale. Entrare nella grande congiunzione
significa percorrerne tutte le vie attraverso le ramificazioni
delle sue interferenze. In La crise mondiale de 1965
avevo già tracciato una pista che faceva passare dalla
congiunzione Urano-Plutone a quella di Urano-Nettuno, tracciando
una successione dall’una all’altra: un cammino che doveva andare
dalla nascita della rivoluzione informatica alla sua
realizzazione generalizzata nella nostra vita quotidiana.

In Les Astres et l’Histoire ho egualmente fatto un
collegamento tra i due gruppi delle 5 congiunzioni dal 1981 al
1984 e quelle successive del 1988-1989, vicine alla grande
congiunzione del 1993: «… ciò che tende a presentarsi durante la
prima tappa costituisce la premessa di ciò che tende a comparire
nella seconda; l’una sarebbe un concepimento, una gestazione e
l’altra una nascita. E noi avremmo, in effetti, un unico grande
processo generale in due tempi successivi, con il primo che si
estende approssimativamente su cinque anni, e il secondo su
quasi tutto l’ultimo decennio del secolo. »
Mi sono amaramente pentito di essere stato muto in questa
circostanza, ottenebrato dalla negatività percepita nella prima
tappa. Quando invece occorreva anche – in virtù del potere di
semina della congiunzione – evocare la sua parte creativa.
Filiazione che fu rappresentata dalle realizzazioni dei primi
anni ’80 che hanno trasformato lo scenario delle comunicazioni;
avvento del personal computer, con il videotel, il fax, il
compact disc progenitore del CD rom, il walkman, il telefono
cellulare, la televisione via satellite, la diagnostica medica
per immagini, la carta di credito… Slancio folgorante che porta
- alla tappa del 1990 - all’espansione fulminea della posta
elettronica e al mondo dei numeri che scompigliano la condizione
umana, luminosa aurora di una civiltà nuova.
Andando addirittura oltre - risalendo dal chicco di ciascun
ciclo al grappolo dei cicli intrecciati tra loro – si giunge
all’entità più rilevante del Grande Anno, che ci fa passare dal
semplice duetto urano-nettuniano a un percorso di mezzo
millennio del rinnovamento generalizzato del sistema solare. Un
Grande Anno in miniatura, i cui confini sono tracciati dai
ritorni alle concentrazioni dei pianeti estremi, con l’indice
ciclico che raggiunge gli zero gradi. Questo fenomeno si è
inserito tra il 1483 e il 1982. Un’unità di misura parlante se
si tiene a mente il giudizio degli storici che, con Arnold
Toynbee, fanno nascere alla fine del secolo XV ciò che essi
denominano la “civiltà della cristianità occidentale”, che ha
marchiato l’umanità col suo sigillo, e considerando che proprio
la sua conclusione può essere letta nelle nostre configurazioni
di fine XX secolo. Dalla congiunzione Urano-Plutone del 1965
alla congiunzione Urano-Nettuno del 1993, siamo passati dal
declino demografico e generalizzato dell’Occidente, portatore
della fiaccola di questa civiltà cristiana dopo l’avvento del
Rinascimento, a un’ascesa epocale della popolazione mondiale con
l’avanzata degli altri continenti dove segnatamente l’Islam –
nato sotto una precedente congiunzione Saturno-Urano-Nettuno
(nell’anno 622) – si sta fortemente risvegliando.
Al termine dello scritto su L’Almanac Chacornac 1978,
avevo per la prima volta evocato un parallelo tra quei periodi
di inizio e fine ciclo: «A conclusione di questa prospettiva
cosmo-geopolitica, non indulgeremo quindi in un profetismo
apocalittico del secondo millennio. Sembra che,
disgraziatamente, grandi tempeste certo ci minaccino da qui ad
allora ma l’indice ciclico è in piena risalita negli ultimi anni
del nostro secolo, per raggiungere un culmine nel 2003. E l’anno
primo del XXI secolo presenterà il rarissimo privilegio di
essere un anno in cui i dieci grandi cicli planetari saranno
tutti ascendenti; tutto come, in tempi già lontani, in quegli
anni 1488-1490, quelli di Diaz, Cristoforo Colombo, e Vasco de
Gama, quando gli europei si accingevano a conquistare il globo.
Si può desiderare di meglio, dal punto di vista astrale,
all’alba del nuovo secolo?»
L’analogia salta letteralmente agli occhi: come quei valorosi
marinai che spianarono le vie di comunicazione sul mappamondo,
oggi, pigiando un pulsante sulla tastiera, gli internauti
“navigano” sul Web da un sito all’altro solcando un oceano
infinito a una velocità di crociera quasi assoluta, con ciascuno
che può entrare immediatamente in contatto orale e visivo con
chiunque altro in ogni parte del pianeta. Come se arrivassimo, a
nostra volta, a guisa di ultima conquista, a una nuova estremità
del mondo.
La nostra congiuntura non si ferma a questa navigazione
individuale in Rete, con la tastiera sotto le dita. Così, l’anno
2000 è stato soprattutto l’anno zero della rivoluzione genetica,
con la decodifica del codice genetico, seguita l’anno dopo dalla
fabbricazione di cloni. Manchiamo di prospettiva per giudicare
sull’importanza dell’ingresso nel terzo millennio, in cui la
tecnologia numerica compie progressi spettacolari e in cui sorge
la nanotecnologia. La colossale congiunzione Urano-Nettuno
potrebbe farci proprio entrare nell’era della terza rivoluzione
industriale.
Ma non bisogna perdere di vista la fondamentale ambivalenza
morte-rinascita in cui viviamo da più di un quarto di secolo,
del cui doloroso stato ho dato conto in La conjonction
Uranus-Neptune et la mondialisation (La congiunzione
Urano-Nettuno e la mondializzazione) (cfr. il mio sito internet)
e ben più estesamente in Prévisions astrologiques pour le
nouveau millénaire (Previsioni astrologiche per il nuovo
millennio). Ci troviamo tra la semina e il saccheggio, con
l’agonia di un mondo che sparisce e la selvaggia irruzione di
una società nuova che è ancora in cerca di sé stessa. Capolinea
analogo a un solstizio reso instabile dall’immobilità che
precede il cambiamento di direzione del Sole. Occorre aspettare
che, con lo slancio preso verso una nuova direzione, il sangue
colori le vene dell’umanità recentemente partorita dalla nascita
del mini Grande Anno.
GIRO D’ORIZZONTE SUI CICLI PLANETARI
Dopo il pellegrinaggio a strapiombo sulla grande storia
considerata a livello globale, passiamo attraverso l’elenco di
una sfilata di configurazioni che si snodano nel corso del
tempo, separatamente o incrociate tra loro. Non usciamo certo
dalla serie dei cicli planetari applicandoci sempre allo studio
dei loro aspetti; intraprendiamo qui un loro inventario
generale. Non possiamo tuttavia dilungarci, come sarebbe
opportuno, per rendere conto di tanti episodi storici. Per un
controllo particolarmente esigente, è giocoforza rinviare il
lettore ai diversi articoli sul mio sito internet, e in
particolare a quelli dedicati a ciascun ciclo, poiché il totale
degli articoli supera la cinquantina.
CICLO PLUTONE-NETTUNO: Le cycle Jupiter-Pluton (Il ciclo
Giove-Plutone) mi ha fornito l’occasione di citare il
semiquadrato di questi due pianeti, in occasione della crisi
economica del 1929-1931. Ovviamente in questo caso non si tratta
di una previsione, poiché all’epoca non ero ancora un astrologo.
Non mi sono poi troppo impegnato nel successivo caso del sestile
evolutivo che s’è esteso dal 1945 alla fine del secolo. È
solo occasionalmente che mi sono azzardato di fargli
assumere un ruolo di “salvagente” (Le cycle Jupiter-Uranus)
in quanto sfondo protettivo della società mondiale. La seconda
metà del secolo XX può essere stata, grazie al suo concorso,
esentata da una guerra mondiale, e può avere giocato un ruolo
nell’avvento del buon trentennio del dopo guerra.
CICLO PLUTONE-URANO: Sempre nel testo sul ciclo Giove-Plutone
c’è la carta del cielo del 1929-1930 che evidenzia il groviglio
del semiquadrato Nettuno-Plutone e del quadrato Urano-Plutone,
con entrambi che si amalgamano a un sesquiquadrato
Urano-Nettuno: un trio di pianeti pesanti a cui si integra
un’opposizione Giove-Saturno, con il tutto che forma un teatro
di dissonanze integrali di dieci cicli! Nodo quanto mai
appropriato per dare conto della tragedia della grande crisi
economica mondiale che, con i suoi disordini e le sue
conseguenze, con l’avvento del nazismo, sfociò nella seconda
guerra mondiale.
Non ero ancora abbastanza maturo per decifrare il sestile quando
è apparso tra l’autunno del 1943 e l’autunno del 1944. Le mie
letture di storia mi avrebbero presto lanciato sulla pista della
relazione tra questo ciclo e il Giappone (con relativa regione).
Aspetto imbarazzante, che accompagnava l’imperialismo giapponese
al momento trionfante, seguito dalla benedizione della vittoria
sull’aggressore subito sdoganato per via delle necessità della
“guerra fredda”, la sconfitta cancellata con un colpo di spugna
sulla lavagna. Allargando maggiormente la visuale, mentre le
dissonanze nel 1930 del trio Urano-Nettuno-Plutone precipitano
il mondo dalla crisi economica al baratro della seconda guerra
mondiale vediamo, nelle loro armonie combinate (quel sestile con
il trigono Urano-Nettuno) di fine conflitto, la composizione
delle ostilità, trampolino anticipatore dell’avvenire (si pensi
all’avvio del “trentennio glorioso” di prosperità post bellica).
Nulla ho presagito dal successivo semiquadrato, intervenuto
dalla primavera del 1949 alla primavera 1950, poiché m’ero
attenuto alla riflessione che questo aspetto cadeva proprio al
momento opportuno allo scoppio della guerra di Corea nel giugno
1950.
Non occorre che ritorni sul mio investimento previsionale in
merito alla congiunzione del 1965, avendone appena parlato
estesamente e dopo avere già tracciato un Bilan de la
conjonction Uranus-Pluton.
Non ho formulato un pronostico in merito al semiquadrato dalla
primavera 1986 alla primavera 1987, essendomi accontentato di
rilevare alcune brevi note nei numeri 74, 75 e 76 de
l’astrologue. Una serie nera per l’astronautica: il 28
gennaio 1986 (Sole in quadratura a Plutone e in semiquadratura a
Urano) esplosione della navetta spaziale americana Challenger,
con la morte dei suoi sette passeggeri; insuccesso del razzo
Titano il 18 aprile e del Delta il 3 maggio. E, soprattutto, è
intervenuta l’esplosione del reattore della centrale atomica di
Cernobyl il 26 aprile seguente, quando il Sole passava
all’opposizione di Plutone e al sesquiquadrato di Urano. Oltre
al fatto che gli internauti del tempo conobbero le seccature
della comparsa dei “virus” informatici.
Dovevo tuttavia dedicarmi al sestile del 1995-1996 prendendo in
considerazione, in quell’occasione, la triplice congiunzione
Giove-Urano-Nettuno del 1997 che si trovava in doppio sestile
con un trigono Saturno-Plutone, rinnovamento di un sistema
solare completamente armonico: «In questo storico crocevia sono
presenti e s’incontrano importanti fasi di acquisizioni
scientifiche e imprese tecnologiche: in campo medico, genetico,
astronautico (sestile evolutivo Urano-Plutone dinamizzato da
Giove e Saturno), in un rinnovamento di valori che formerà un
profilo inedito della nostra società (Giove-Urano-Nettuno).
Questa situazione creativa tende a diffondersi in tutte le sfere
della vita pubblica. In breve, siamo qui alle soglie di un mondo
che rinasce.»
(L’Avenir du monde selon l’astrologie, Le Félin, 1993;
trad. it.
L’astrologia e l’avvenire del mondo,
Xenia, Milano, 1996)
Ho dato conto della svolta degli ultimi anni del XX secolo in “La
triplice Jupiter-Uranus-Neptune” (La triplice congiunzione
Giove-Urano-Nettuno), che si presenta come il tornante ultimo
della mondializzazione, con i personal computer che conquistano
il pianeta.
CICLO NETTUNO-URANO: la bipolarità di questa coppia di pianeti
si prestava a un’interpretazione delle grandi linee di
evoluzione del ciclo, a partire da mio fratello Armand che aveva
presagito un riavvicinamento tedesco-sovietico sotto il trigono
del 1940. Poiché l’aspetto si verificava in due nuovi segni
dalle signorie inverse, si è poi convertito nella coalizione
anglo-americano-sovietica. Era sottinteso, se tale
interpretazione fosse stata fondata – ed io non ho mai smesso di
puntare su questa serie ben ordinata – che alla quadratura degli
anni ’50 gli alleati sarebbero poi diventati avversari, la qual
cosa abbiamo vissuto con la “guerra fredda”. Indi i compari si
sarebbero riavvicinati sotto il sestile degli anni ’60, con il
tempo della “coesistenza pacifica”, che si sarebbe perfino
guastata al successivo semiquadrato... Tutto ciò fino alla
congiunzione sotto cui i protagonisti sarebbero scomparsi... Il
disegno non è dunque perfetto?
CICLO PLUTONE-SATURNO: contrariamente al ciclo precedente che
così bene si presta al riassunto conciso e limpido del suo
attraversamento della seconda metà del XX secolo, occorre
rifarsi alle pagine dell’articolo Le cycle Saturne-Pluton
(Il ciclo Saturno-Plutone) - onde seguirne il periplo dopo la
congiunzione del 1947 - raffrontate agli elaborati previsionali
già rivelatori che avevo allora dedicato a questo, come pure a
un certo numero dei suoi aspetti; il che permette di giudicare
sui due versanti del successo e dell’insuccesso. Al primo,
l’importanza di una sequela ben sincronizzata di tappe del
destino della Cina, dell’India e d’Israele. In particolare, la
previsione abbinata (La crise mondiale de 1965) di uno
scontro sino-americano per quell’anno (intervento americano in
Vietnam) scaturita dal fatto della giustapposizione delle
opposizioni Saturno-Urano e Saturno-Plutone; poi quella (Les
Astres et l’Histoire) di una pace sino-americana sotto il
passaggio di questi due cicli ai rispettivi trigoni del 1972.
Sul secondo versante, l’errore di valutazione di risultati
sovrastimati. La mia autocritica si dirige soprattutto su una
scadente interpretazione della tappa del 2000-2001 dei passaggi
della coppia Giove-Saturno in opposizione a Plutone: piuttosto
di un’Europa col fiato corto – ma non c’è qualcosa di vero, con
l’approssimarsi di un’Unione Europea dei 25? – fu soprattutto
l’alta marea del terrorismo che colpì New
York l’11 settembre 2001 con le sue note conseguenze.
Qui, riconosco di avere ignorato la storia. Ma la mia
esplorazione ha i suoi limiti, poiché dedico solo una parte del
mio tempo all’astrologia mondiale, e talvolta pigramente, con un
certo distacco; oltre all’immensità dell’argomento, e tanti
settori (le eclissi, ad esempio) che non ho potuto esplorare,
consapevole che quelle cose vanno trattate a fondo.
CICLO NETTUNO-SATURNO: è già stato abbondantemente detto
l’essenziale, e mi richiamo al testo dell’articolo “La scadenza
comunista del 1989”, esposizione che si può completare con “Histoire
d’une prévision”. Sia tuttavia chiaro che diversi aspetti di
questo ciclo sono stati oggetto, da molto tempo, di
interrogativi previsionali. L’ultimo in ordine di tempo, prima
della svolta del 1989, fu una nota nel n. 48 (IV trimestre 1979)
de l’astrologue, intitolata Le carré Saturne-Neptune:
crise du communisme soviétique? (La quadratura
Saturno-Nettuno: crisi del comunismo sovietico?) che menzionava
un particolare momento della manifestazione di questa corrente:
«metà dicembre e fine dicembre ’79 (congiunzioni Sole-Nettuno e
Mercurio-Nettuno)». Il 27 dicembre 1979, l’Unione Sovietica
interveniva militarmente in Afghanistan, dove si sarebbe
impantanata, instaurando così una nuova era di guerra fredda nel
mondo.
CICLO URANO-SATURNO: “La caduta del 1975” dà testimonianza della
particolare interpretazione dell’inizio della quadratura
Saturno-Urano amplificata da un’opposizione Giove-Urano, con il
ciclo in questione che si modella sul ciclo di Kondratief (Prévisions
astrologiques pour le nouveau millénaire, Dangles, 1998). La
medesima quadratura involutiva si era presentata durante la
crisi economica del 1930. Ma non ero stato altrettanto bene
ispirato quando ne annunciai una sotto la quadratura evolutiva
del 1951 (France-Belgique Informations dell’1/1/1947),
essendosi la dissonanza tradotta nell’esplosione di una guerra
(la Corea): la strada di questo percorso ciclico è erta di
biforcazioni sostitutive. Mi trovavo allora all’inizio del mio
apprendistato. Conviene consultare Le cycle Saturne-Uranus
per giudicare meglio il modo in cui l’ho trattata.
CICLO PLUTONE-GIOVE: eccezion fatta per la coppia di
congiunzioni Giove-Urano e Giove Plutone del 1968-1969,
globalmente considerate, questo ciclo è quello che ho trattato
meno dal punto di vista delle previsioni. Mi sono, per così
dire, accontentato di definirlo tramite esempi. Chiarimento che
permette di trarre un miglior profitto dal mio ultimo testo
previsionale sul mio sito Vers la paix au Moyen-Orient?
(Verso la pace in Medio Oriente?). La storia attuale è già stata
confermata nei suoi primi due tempi: 1) cambio generazionale al
ritorno di Saturno alla congiunzione Saturno-Plutone del 1947
(uscita di Sharon dalla scena politica israeliana e ascesa di
Hamas al potere presso i Palestinesi); 2) rifiuto della pace nel
2006 (nocciolo dissonante composto dal semiquadrato
Giove-Plutone – sesquiquadrato Saturno-Plutone – quadrato
Giove-Saturno). Siamo in attesa che le possibilità di questa
pace possano nuovamente apparire sotto le congiunzioni
Sole-Giove del novembre 2006 e dicembre 2007, terzo tempo della
congiunzione Giove-Plutone al trigono di Saturno. Seguirà un
pronostico.
CICLO NETTUNO-GIOVE: contrariamente al precedente ciclo, di
questo mi sono abbondantemente occupato, scommettendo in
particolare sulle successive congiunzioni del 1958, 1971 e 1984,
quali importanti tappe di distensione internazionale; si potrà
leggere la rievocazione dei fondamentali eventi diplomatici in
questione in Le cycle Jupiter-Neptune (Il ciclo
Giove-Nettuno). Come pure nel succedersi degli aspetti del ciclo
del 1984 che prepararono il dialogo americano-sovietico verso la
pace. La lettura di Destin de l’Organisation des Nations
Unies (Il destino dell’Organizzazione delle nazioni unite)
apre anche un dibattito su un risultato meno riuscito. Infine,
in quanto ciclo della V Repubblica Francese, alcuni episodi
particolari meritano di essere ricordati. La lettura, ad
esempio, delle successive quadrature involutive del maggio 1968,
del maggio-giugno 1981 (i socialisti al potere) e del
marzo-ottobre 1993 (la seconda coabitazione). Oppure ancora
queste previsioni sul n. 112 (IV trimestre 1995) de
l’astrologue: «La svolta in arrivo per il nostro paese si
appunta alla prossima congiunzione Giove-Nettuno all’inizio del
1997. Elezioni anticipate che porteranno il nuovo presidente a
vivere a sua volta una coabitazione inversa a quella della
precedente coppia Mitterrand-Chirac? Ce lo domandiamo...»
Con un anno e mezzo d’anticipo rispetto alla sorpresa generale
dell’annunzio di elezioni anticipate nell’aprile del 1997 e lo
scossone del ritorno della sinistra al potere con Lionel Jospin.
In una nota sul n. 138 (II trimestre 2002) de l’astrologue
vengono raffrontati i “risultati” delle quattro opposizioni
vissute da questa repubblica, presentando la loro unitarietà. In
ultimo luogo, in La crise française de novembre 2005 (La
crisi francese del novembre 2005) (22/11/2005) pubblicato sul
mio sito, in cui si esamina il clima di rivolta popolare ovvero
di “cambiamento rivoluzionario”, viene segnalato «l’arrivo ...
di una quadratura Giove-Nettuno (sensibilizzazione dell’O.N.U. e
della Francia) dal gennaio all’aprile 2006, con una possibile
localizzazione in occasione del passaggio solare su Nettuno
nella prima decade di febbraio.» Doveva così iniziare la rivolta
degli studenti che si sarebbero dati a manifestazioni sempre più
massicce (due sfilate con alcuni milioni di persone) per
rifiutare il “Contratto di primo impiego” fino a costringere il
governo a piegarsi il 19 aprile 2006 in un clima di crisi acuta
(abrogazione di una legge votata e promulgata); crisi seguita
dall’affare Clearstream che disgrega il governo. Questa
quadratura involutiva va aggiunta alle tre precedenti,
nell’ultima figura di quell’articolo.
CICLO URANO-GIOVE: occorre riprendere la lettura di Le cycle
Jupiter-Uranus per comprendere meglio la difficoltà
nell’interpretazione delle sue congiunzioni e dissonanze,
suscettibili di convertirsi in parecchie specie di crisi.
L’articolo termina peraltro con un’autocritica a proposito della
congiunzione del 1983, punto di partenza per una ripresa
dell’economia mondiale invece del suo sprofondamento, come avevo
invece temuto; ne costituì solamente il suo picco inferiore.
Oltre alla inattesa crisi asiatica sotto la congiunzione del
1997, ma la cui evoluzione in senso positivo doveva essere
confermata dal considerevole slancio di prosperità economica di
fine secolo, smentendo così il pessimismo degli esperti.
CICLO SATURNO-GIOVE: con Le destin de l’Europe (Il
destino dell’Europa) la coppia Giove-Saturno è la materia
ciclica su cui mi sono più diffuso, a un punto tale che
giudicarne il percorso richiede una certa conoscenza della
storia. Siccome è il risultato previsionale che conta, lo sforzo
profuso è meritorio? Un’unica circostanza è sufficiente per
giudicare, circostanza che non si poteva sbagliare: il grande
sisma europeo del 1989. Nel corso di una comunicazione (Le
destin de l’Europe) resa al congresso organizzato da Ebertin
a Stoccarda nell’ottobre 1983, ho esposto la carta del cielo
(vedi retro) estratta da Le pronostic expérimental en
astrologie per giungere a questa conclusione: «è facile
comprendere che la presenza dell’opposizione Giove-Saturno
nell’ambito di questo insieme è foriera del fatto che l’Europa
rischia allora d’essere il teatro di uno sconvolgimento generale
della società.» E questa figura, con la medesima comunicazione
(cfr. nota in l’astrologue n. 84) doveva rappresentare un
leitmotiv ripetuto, in termini diversi, in diversi congressi
(Capri, Madrid, Rio, Zurigo e Vienna) dal 1983 al 1988. Se a
questo si aggiunge anche la nota Orages sur 1989-1990
(Tempeste nel 1989-1990) (l’astrologue
n. 85 del I trimestre 1989) con la sua enfasi sui paesi
dell’Europa orientale, non ho quindi perso il mio tempo. Certo,
è con svariati esiti che ho interpretato altri aspetti del
ciclo, discussione che ho esposto appunto in Le destin de
l’Europe. Ma non è stata per nulla una vana aspettativa
quella di avere richiamato l’attenzione sul tempo dell’ultima
congiunzione del 2000 in Toro, alba di una nuova Europa che
avrebbe adottato l’euro come sistema monetario.
LE CONGIUNZIONI DEL SOLE
Ora alla critica resta ancora il compito di immergersi nei
commenti di cronaca più o meno costanti, sui vari numeri de
l’astrologue, con le mie analisi delle congiunture nazionali
e internazionali. Ci inoltriamo qui nel terreno delle
configurazioni rapide che individuano i momenti culminanti
della storia oppure i suoi passaggi
significativi. In un tale ambito, mi sono avvalso soprattutto
delle congiunzioni del Sole: determinazione di tappe critiche,
di svolte... Una moltitudine che non può rientrare nel nostro
bilancio generale. Devo tuttavia segnalare la particolare
frequentazione di un campo determinato: la previsione delle
tendenze di pace, in un autentico tragitto di combattente nel
corso di una cinquantina di cicli Sole-Giove disseminati su
oltre il mezzo secolo che abbiamo appena vissuto. Con il
concorso del ciclo Sole-Venere. La qual cosa lascia un positivo
bilancio di apprezzabili risultati, oltre alla comprensione di
grandi scadenze diplomatiche percepite con stagioni d’anticipo e
alle riuscite previsioni di fine conflitto: sedici mesi
d’anticipo per la guerra d’Algeria, sette mesi per quella del
Vietnam. Oltre al pronostico delle ultime: guerra del Golfo,
guerra del Kossovo, guerra dei Balcani... Ritengo che lei da
sola, la relazione su La conjonction Soleil-Jupiter (La
congiunzione Sole-Giove) (cfr. il mio sito internet), sia adatta
a scuotere lo scetticismo di molti increduli.
IL DESTINO DEI PERSONAGGI STORICI
La nostra escursione previsionale termina interrogandoci sul
destino degli statisti. Prova temibile...
Ecco un caso esemplare. Nel n. 105 (I trimestre 1994) de
l’astrologue così intitolavo una nota: Un retour de la
monarchie en Bulgarie? (Ritorno della monarchia in
Bulgaria?) in cui mi basavo sui dati natali
di Simeone II, forniti dal medesimo a un suo parente (Sofia, 16
giugno 1937, alle 6.30). Prendendo atto che la coppia
Urano-Nettuno avrebbe transitato il suo Giove a 25° del
Capricorno attorno al 1994, formulavo l’augurio che quel re
detronizzato potesse ritornare al potere. In effetti, la sua
prima visita in Bulgaria del 25 giugno 1994 sbloccò il suo
avvenire politico ed egli fu eletto alla testa del governo del
suo paese alle elezioni del 17 giugno 2001, quando Giove
transitava il suo Sole. Certo, non ritornò al potere con la
corona regale in testa e fu solo dopo l’unica scadenza
annunciata che ciò accadde. Si può così considerare tale
risultato alla stregua di un pronostico parzialmente realizzato,
che assomiglia a una riuscita approssimativa; la sua finalità
permane malgrado una realizzazione differente e differita, il
che permette tanto all’uno di mantenerne il fondo di verità
quanto all’altro di screditare il risultato. Per quanto riguarda
il sottoscritto, la mia difesa consiste nel richiamare il fatto
di avere avuto cura di formulare il pronostico col punto
interrogativo, stimandone la riuscita unicamente nell’anno in
questione. Ora, è questo genere di vicinanza alla realtà che
rappresenta la parte più frequente del risultato ottenibile,
quando non ci si sbaglia. Ma non è questo l’essenziale?
Non posso evitare di menzionare un caso inquietante, per il
disagio che ne ho provato, riguardante John F. Kennedy (caso
trattato nella mia opera del 1963), che sarebbe scomparso alla
fine di quell’anno a Dallas e che avevo riportato alle elezioni
presidenziali dell’anno successivo, non avendo percepito altri
pericoli per lui (avevo cercato di risparmiare la sua persona)
se non quelli dell’eclisse solare del 30 maggio 1965: «Come non
vederlo toccato, in quell’anniversario, al cuore della sua
potenza, della sua autorità, del suo prestigio? Non pensiamo che
sia l’individuo ad essere coinvolto, che sia minacciato l’uomo,
ma il rappresentante degli U.S.A. di cui egli è il simbolo
solare. Eclisse, ingresso nelle tenebre, indebolimento vitale...
qui il linguaggio metaforico dell’astrologia non dice di più.»
Ma c’era solo quell’eclisse e il testo che lo riguardava finiva
così: «Ciò detto, è sicuro che il cielo di Kennedy, con un
Saturno problematico vicino alla culminazione
(questo Saturno in casa X è la peggior posizione che ci
sia per un politico: è lei che s’incontra più frequentemente nei
sovrani detronizzati e negli uomini di Stato che sono finiti
male, da Napoleone III a Hitler, passando per Carlo X, Luigi
Filippo e Laval), è gravido di inquietanti presagi per la sua
stessa carriera, se non per il suo paese, nel corso del suo
mandato presidenziale.» Previsione penosa, nel doppio senso del
termine...
Alcuni mediocri colleghi hanno fatto del sarcasmo per via dei
fiaschi contenuti nel capitolo de La Crise mondiale de 1965
dedicato agli uomini di Stato, tra cui uno dei più evidenti era
quello di non aver percepito l’avvenire politico di Georges
Pompidou; ma si sono presi gran cura di sottacere i successi.
Così, tra gli statisti che avevo considerato più a rischio per
il 1964, 1965 e 1966, due furono operati (de Gaulle e Franco),
due persero il potere (il brasiliano Goulart e l’indonesiano
Sukarno) e altri quattro morirono (Kennedy, il tedesco orientale
Grotewohl, l’indiano Nehru e il sudafricano Verwoerd). Ebbi il
torto di cedere a una richiesta dell’editore dedicandomi a
questa acrobazia, malgrado avessi preso la precauzione di
mettere in guardia rispetto agli errori potenzialmente
provenienti da varie parti (data di nascita sbagliata, ora
erronea, ecc.), oltre al fatto che l’interpretazione è
particolarmente difficile quando essa si dedica al potere
politico.
«Gli esperti di previsioni astrologiche avevano tutti
pronosticato la vittoria di John Kerry» alle ultime elezioni
americane del 2004, riferisce con disappunto Alain de Chivré,
presidente della Fédération des astrologues francophones,
in La Lettre n. 36 del solstizio d’inverno 2004. Non c’è
peggior azzardo di tale esercizio. La previsione di un risultato
elettorale dipende sia dal collettivo che dall’individuo. Il
responso delle urne non dipende quindi solo dalle rispettive
congiunture dei candidati (anche supponendo che uno le sappia
leggere bene) – quasi che fosse il certame di due lottatori sul
ring – oltre al fatto che ciascuna di esse esprime un clima
soggettivo difficilmente traducibile in un risultato elettorale.
Simili a marionette, gli attori delle scene nazionali e
internazionali sono mossi dalle forze motrici sovra personali
della storia, ed è loro tramite che esse si dispiegano; il più
favorito è quindi, di preferenza, colui che
meglio può mettersi al loro servizio e che può in tal modo
essere portato avanti da queste. Tuttavia, quando il candidato
viene eletto, diventa più o meno possibile impegnarsi
nell’esercizio di lettura del suo destino di capo di Stato. Il
che non ho trascurato di tentare con i presidenti della V
Repubblica Francese. Non senza alterne fortune...
Charles de Gaulle:
il pellegrino siderale ancora acerbo che ero allora nel 1963,
scrivendo in La Crise mondiale de 1965 un capitolo
intitolato: “France: la fin du gaullisme” (La fine del
gollismo in Francia), porta ora la corona di spine per avere
annunziato, certamente, un «riflusso dell’U.N.R. e del gollismo»
ma al punto che «... l’uscita del Presidente della Repubblica
deve quindi situarsi nel corso dell’anno 1965»; con le
condizioni di salute che rischiano di impedirgli di presentarsi
alle elezioni presidenziali di dicembre «o, se lo farà, il suo
secondo settennato rischia d’essere di durata assai corta».
Tale pessimismo si basava sia sul transito di Urano-Plutone sul
suo Saturno (Lille, 22 novembre 1890, alle ore 4:00, come da
anagrafe) che sul passaggio di un’opposizione Giove-Nettuno,
foriera di una corrente contraria al potere costituito.
Il generale fu operato alla prostata nel maggio 1964, ma la sua
salute non ne fu affetta altrimenti, e doveva restare al suo
posto ancora per altri quattro anni. Si trattava francamente di
un fiasco. Ciò non di meno, il pronostico si basava su un
fondamento di verità conforme all’andamento del ciclo di quella
V Repubblica, nata sotto la congiunzione [Giove-Nettuno,
N.d.T] del 1958 quando l’uomo era asceso al potere, potere
che doveva essere messo alla prova al tempo dell’opposizione.

Ora, con sorpresa generale, egli dovette entrare in ballottaggio
con François Mitterrand alle elezioni presidenziali del dicembre
1965. Nella sua storia del potere gollista, presentata in Le
Monde del 29 aprile 1969, all’indomani del commiato politico
del generale, Pierre Viansson-Ponté fa iniziare ciò che egli
stesso chiama “il riflusso” con la “grande svolta del dicembre
1965” quando “qualcosa s’è rotto in quel giorno”. Il paese
scopre la possibilità di un cambiamento con la sinistra al
potere, e occorrerà attendere l’opposizione Giove-Nettuno del
ciclo successivo affinché quella sinistra sia maggioritaria alle
elezioni. “L’opposizione, imbaldanzita dal suo successo, ha
rialzato la testa: essa non ha più riguardi per il potere ...
L’autorità del generale è ormai un’autorità sminuita e
condizionata, e si riduce il suo margine d’iniziativa.”
(René Remond, Le XXe siècle).
Insomma, un enorme, grossolano errore di valutazione. Il
fallimento integrale si ha peraltro quando la storia tace, una
mancanza di risposta alle aspettative previsionali, quando nulla
accade alla scadenza prefissata: si leva il sipario, ma nessun
attore entra in scena. Qui, almeno, si presentò all’appuntamento
del calendario uno choc di tendenza politica ben specificata. Ma
senza l’annunciata fine.
Il capitolo in questione finiva tuttavia con la seguente frase
sibillina: «Ma il treno della V Repubblica non rischia forse di
deragliare prima della fine del ciclo, sotto i colpi
dell’intrusione nel suo circuito del raggruppamento dei fattori
Urano-Plutone del 1968–1969?...».
Sotto la quadratura del ciclo, il “maggio sessantottino” doveva
mescolare le carte, mettendo fine nell’aprile 1969 al principato
gollista. Questo enigmatico finale del testo, una specie di
previsione a occhi bendati, che precede di 6
anni l’evento, può considerarsi come una riparazione
dell’errore, un’attenuante di ciò che è stato non di meno
personalmente vissuto come un fiasco.
Georges Pompidou:
l’interpretazione del tema di Georges Pompidou (Montboudif,
Cantal, 5 luglio 1911 alle ore 7:30, come da anagrafe) figura in
l’astrologue n. 7, III trimestre 1969. Viene eletto
presidente della Repubblica al passaggio di Saturno al MC.
L’astro sarebbe poi transitato sulla propria posizione radix in
casa X, in un contesto dissonante, e la previsione così si
concludeva: «C’è motivo d’interrogarsi se il potere del nuovo
presidente non sarà realmente e gravemente minacciato sotto il
concerto di dissonanze personali e generali del 1971. Il
pericolo forse sarebbe di soccombere per eccesso di fortuna.
Uomo bonario che desidera la felicità dei francesi, Georges
Pompidou forse non ha peggior nemico del conservatorismo
ispirato dagli agi, dall’ottimismo e dalla soddisfazione della
sua felice natura. Questa forza statica può accordarsi con la
mobile congiuntura di una società in pieno cambiamento? Un
Georges Pompidou appesantito anzitempo e invecchiato dalla tappa
saturnina che inizierà presto avrà lo spirito d’adattamento
sufficiente che tale congiuntura richiede? In tempi critici come
i nostri, il potere si logora così in fretta... Però guardiamoci
bene d’annunciare il peggio, mi ripugna di fare l’uccello del
malaugurio: la fatalità di Saturno in X, la caduta prima della
fine del settennato».
Qui sono palesemente vittima di un errore direzionale: quando
ritengo che questo nuovo settennato sia minacciato sul piano
politico, si tratta invece della malattia, che richiede cure a
partire dal 1971, che fa del presidente un “Georges Pompidou
appesantito e invecchiato anzitempo”.
Come seguito di questo primo testo, dovevo pubblicare due note
nel n. 25 (I trimestre 1974) della medesima rivista. Una prima
intitolata Astralités de Georges Pompidou (Astralità di
Georges Pompidou): «Saturno passerà sul Sole del nostro
presidente della Repubblica nell’agosto 1974, indi in febbraio e
nell’aprile 1975. Questa dissonanza, pur attenuata da un trigono
di Giove, rischia di logorare il soggetto e sottoporlo alla
prova del suo appesantimento e invecchiamento?» La seconda,
intitolata Le carré Jupiter-Neptune (La quadratura
Giove-Nettuno) fu così redatta: «Il ciclo Giove-Nettuno della V
Repubblica si avvia verso la quadratura che si formerà il 19
aprile, il 27 ottobre e il 2 dicembre 1974. Una fase che
annunzia un tempo di crisi per il regime. Segnaliamo che il
clima di questa tendenza potrà farsi particolarmente sentire
all’una o all’altra delle seguenti tappe, che sono quelle delle
attivazioni del Sole, Mercurio o Marte di quella quadratura:
attorno al 18/19 maggio, il 30 maggio, il 7 giugno, attorno al
16/21 ottobre, dal 2 all’8 dicembre e alla fine di dicembre.»
Georges Pompidou scomparve il 2 aprile 1974, all’inizio del
transito di Saturno sul suo Sole, con l’astro che si trovava
ancora in transito sul suo Plutone, e 17 giorni prima della
quadratura [celeste, N.d.T.] Giove-Nettuno. E alla prima
data di ri-attivazione della quadratura, domenica 19 maggio, la
Francia aveva un nuovo presidente della Repubblica che non
apparteneva più all’U.D.R. Oltre al fatto che alla seconda
scadenza prendeva vita il governo Chirac.
Valéry Giscard d’Estaing:
il successore, nato a Coblenza il 2 febbraio 1926 alle 21:20
(anagrafe), anch’egli asceso al potere sotto la culminazione di
Saturno, è stato oggetto di uno studio previsionale ne
l’astrologue n. 26 (II trimestre 1974). Per quanto riguarda
il suo mandato presidenziale, adducendo il suo poco rassicurante
Plutone in X, concludevo: «Giscard d’Estaing riuscirà a restare
all’Eliseo per tutti e sette gli anni? C’è motivo di dubitarne.
Il suo mandato presidenziale rischia di concludersi
prematuramente e di essere ostacolato da prove. E ci si può
interrogare se la violenza della dissonanza angolare Urano-Marte
non possa tradursi in un pericolo di tipo accidentale, di
aggressione personale o di rischio d’esplosione politica che
metta fine al mandato presidenziale.»
Se, malgrado l’errore di forma, l’onore è salvo con Pompidou,
qui siamo alla deriva… Valéry Giscard d’Estaing ha finito
bellamente il suo settennato, e la sua violenza si è potuto
osservarla solo nello sfogo della caccia e nei suoi conflitti
con i primi ministri. Ed è vero fino al punto che uno di essi,
Chirac, diventa il suo grande rivale. Tuttavia, sei mesi dopo
l’ascesa al potere, il mondo entrava nella seconda grande crisi
economica del secolo, che non cessò d’aggravarsi, minando il suo
potere. Presagivo del resto una prima “tappa critica” con il
transito di Saturno su quel Plutone in X “tra l’estate del 1974
e la primavera del 1975”: proprio il momento dello
sprofondamento in questa crisi, che egli non volle prendere sul
serio per tempo.
Il mio pezzo si concludeva con l’annuncio di una seconda tappa
critica: «Arriviamo all’opposizione Giove-Nettuno del giugno
1977. È in questa fase che può soprattutto operarsi un
rovesciamento di tendenza, che permetterebbe all’opposizione di
prevalere e di riprendere a maggioranza un potere ottenuto di
stretta misura e ormai minacciato.» Per la precisione, alle
elezioni amministrative del marzo 1977 la sinistra attraversava
la fatidica soglia del 50%, conquistando sessanta città con più
di trentamila abitanti. Per di più, la
maggioranza si era appena sfasciata poiché, con la creazione da
parte di Chirac del R.P.R. il 5 dicembre 1976, si era formata
un’opposizione in seno al potere. L’insieme di questa situazione
non minacciò minimamente sul campo il potere dell’Eliseo, ma
divenne il germe di ciò che sarebbe scoppiato sotto la
successiva quadratura dello stesso ciclo, fornendo
all’avversario delle possibilità di riuscita, con Mitterrand che
sarebbe a sua volta entrato nel palazzo presidenziale.
«Il regno dell’Eliseo, scosso sotto l’opposizione Giove-Nettuno
del 1977, reso più fragile, riuscirà a resistere in occasione
della successiva quadratura dell’autunno 1980?» Era questa la
nota finale pubblicata sul n. 48 (IV trimestre 1979) della
stessa rivista. E aggiungevo: «Dodici anni prima, sotto la
medesima fase involutiva del ciclo precedente, fu il maggio
sessantottino. A metà settembre 1980 ci sarà l’annuncio di una
nuova grave crisi della V Repubblica? Il pronostico merita
considerazione.» Ebbene, accadde allora un vuoto storico. Al
punto che, nel n. 53 (I trimestre 1981), dichiaravo che questo
aspetto «non ha prodotto effetti spettacolari e che c’è motivo
d’interrogarsi sempre in merito al suo effetto.» Questo doveva
scatenarsi in extremis quando il quadrato tornò a
formarsi, con un’orbita di 6°-7°, nella primavera del 1981, con
la conquista della presidenza da parte della sinistra il 10
maggio, e con le elezioni legislative di giugno “un maggio
sessantottino elettorale” (Mitterrand).
Infine – ancora una volta, complessità nel definire le
preannunciate negatività – se, con il suo Saturno in X, la
malattia e la morte colpirono Pompidou in carica, Giscard
d’Estaing, col suo Plutone in X, esce dal suo settennato con
l’amarezza di un congedo percepito dolorosamente, come un
fallimento precipuo della sua vita, accompagnato dalla
sparizione dalla scena politica.
François Mitterrand:
con il quarto presidente (nato a Jarnac il 26 ottobre 1916 alle
4:00, come da anagrafe) sono Plutone e Saturno ad abitare
contemporaneamente la X. Ma è vero che l’ora di nascita è
probabilmente arrotondata e che, a quell’ora, Saturno è entrato
da poco nel settore: all’incirca un quarto d’ora prima potrebbe
quindi non esserci. In ogni caso, non ho preso la precauzione di
lavorare con questa riserva nello studio che gli ho dedicato in
l’astrologue n. 54 (II trimestre 1981): «Oggi che è
giunto all’Eliseo, quale sorte gli si può pronosticare? È assai
improbabile che vi trascorra un intero settennato, giudicando
dalla convergenza di due posizioni critiche: Plutone e Saturno
nella X. » Seguono le indicazioni di due passaggi critici: il
primo con i transiti di Urano su Marte e di Saturno sul Sole nel
1982-1983; e il secondo con quello di Plutone sul Sole nel
1985-1986. E l’articolo terminava con questa frase: «In
precedenza, Giove e Nettuno avranno rinnovato il loro ciclo con
la prossima congiunzione del gennaio 1984. Con o forse già senza
il nuovo presidente.»
Cocente fiasco formale, con un presidente che s’installerà per
due settennati! Chiaramente, Saturno non fa parte del settore X.
Ma non è forse vero che un calvario accompagnerà il presidente
per tutta la loro durata? Una volta trascorso il periodo di
grazia del primo anno al potere, inizia una calo di fiducia che
per Mitterrand assume presto l’aspetto di una catastrofe, dopo
il crollo dei socialisti alle elezioni amministrative del marzo
1983 (col passaggio di mano di una trentina di città): è alla
fine dell’83 che il presidente batte tutti i record di
impopolarità. Una prima frattura avviene sotto il transito
Urano/Marte, epoca della congiunzione [del ciclo, N.d.T]
Giove-Nettuno in cui era previsto un rinnovo del governo: il
presidente è costretto a separarsi dal suo primo ministro Pierre
Mauroy nel luglio 1984. Non rappresenta solo l’uscita di scena
dell’uomo, è la fine dell’esperienza socialcomunista.
Il nuovo ciclo, sotto il governo di Laurent Fabius, s’allinea su
una gestione della crisi all’insegna di un rigore
socialdemocratico. Arriva pur sempre, sotto il secondo transito
critico Plutone/Sole, la seconda frattura annunciata: battuto
alle elezioni legislative del marzo 1986, il presidente si fa
spodestare dall’avversario, con Jacques Chirac che diventa primo
ministro! Questa “coabitazione” (tipica della sua opposizione
Sole-Giove) è una situazione senza precedenti dove si scontrano
l’Eliseo e palazzo Matignon. Ciò che il presidente aveva fatto,
il nuovo premier lo disfa, passando in particolare dalle
nazionalizzazioni alle privatizzazioni: l’azione politica del
paese è ribaltata, un tale rovesciamento non s’era mai visto
prima. Certo, il presidente era sempre all’Eliseo, ma non aveva
più la situazione sotto controllo, con la destra che demoliva
sistematicamente le riforme socialiste, imponendo con ciò il
liberalismo.
Nel n. 82 (II trimestre 1986) della medesima rivista,
occupandomi del suo secondo settennato, non potevo non
richiamare le configurazioni natali e finire con questa frase:
«Questo insieme con costituisce forse il pericolo di
un’interruzione prematura della presidenza, tanto per motivi di
salute che per motivi politici? Ecco ciò che pare possibile. In
ogni caso, il pericolo sembra grande.»

Una simile situazione si ripeterà sotto la terza quadratura
involutiva del ciclo Giove-Nettuno, con un disastro elettorale
senza precedenti. Battuto su tutta la linea da una destra
trionfante alle elezioni del 21 e 28 marzo 1993 (con il 17,4%
dei suffragi ai socialisti) – con la replica della catastrofe
alle europee del 12 giugno 1994 – il presidente passa subito a
una seconda coabitazione con Edouard Balladur. Ma soprattutto ha
subìto nel settembre 1992 un’operazione per un cancro alla
prostata, due anni prima di fine mandato. Si verrà a sapere che
è un presidente malato, colpito già da alcuni anni, che lotta in
segreto col suo male e che sta arrivando a fine corsa. Certo,
raggiunge il termine del mandato, ma muore poco dopo, l’8
gennaio 1996.
È difficile non convenire che, se il risultato è errato nella
forma (avevo tuttavia preso la precauzione di adottare un
linguaggio dubitativo nelle mie definizioni), resta pur sempre
interamente vero nella sua essenza.
Jacques Chirac:
nato a Parigi il 29 novembre 1932 a mezzogiorno (anagrafe), il
quinto presidente viene a sua volta eletto il 7 maggio 1995.
Sotto una congiuntura glaciale, che così presentavo in una nota
del n. 112 (IV trimestre 1995) de l’astrologue: «A fatto
compiuto – chi avrebbe potuto sapere che Saturno aspettava il
suo momento dopo l’elezione? – prendiamo atto che Jacques Chirac
è entrato all’Eliseo col favore del transito di Giove sul suo
Sole-MC. E quindi che egli si trova sotto la segnatura di un
Saturno in XII transitato da Urano per ancora tutto il 1996, con
il testimone che passa a Nettuno nel 1997 e 1998, a sua volta
nell’attesa che Plutone transiti sul suo Sole-MC nel 1998-1999.
Che pesante fardello di una presidenza all’insegna di prove
gravose!» Conforme d’altronde al clima del suo freddo e secco
primo ministro saturnino, Alain Juppé, che entra a palazzo
Matignon sotto la culminazione del suo astro.
Nel giro di sei mesi, il candidato presidenziale che aveva
promesso la luna diventava di necessità il magro gestore di una
depressione nazionale, sostenuto solo dal 27% di pareri
favorevoli. Il mio scritto terminava, come è noto, con
l’annuncio della possibilità di una nuova coabitazione, come
conseguenza delle elezioni anticipate, per la nuova congiunzione
Giove-Nettuno del 1997. Il che doveva verificarsi con l’arrivo
di Lionel Jospin a palazzo Matignon. In questo caso, è
consentito dire che il pronostico è ugualmente riuscito nella
forma e realizzato alla scadenza.
Dopo una tempestosa rielezione – 19%, poi 82% - sotto il
quinconce del ciclo Giove-Nettuno, è a un mese e mezzo
dall’opposizione ancora in orbita che le elezioni legislative
del 9 e 16 giugno 2002 fanno virare nuovamente la Francia a
destra. Inaugurando l’esperienza di uno “Chirac II” vincolato al
penoso declino del ciclo…
In conclusione, attraverso questa laboriosa avventura
previsionale che coinvolge i personaggi politici, è chiaro che
le interpretazioni delle loro astralità individuali sono
felicemente assistite dal concorso del ciclo della V Repubblica,
con il “determinismo” collettivo che prende il sopravvento su
quello personale. Ma chi aveva mai creduto che la previsione
astrologica fosse una facile arte, in particolare per quanto
riguarda gli uomini di Stato?
ELOGIO DELLA PREVISIONE
Non nascondiamoci la critica fondamentale alla cui mercé siamo
esposti: la debolezza di un’astrologia che tiene più la testa
nelle nuvole che i piedi per terra. Senza dubbio la nostra
conoscenza soffre d’inconsistenza empirica, ed è questo deficit
di realtà che occorre colmare. Ora, a onor
del vero, non c’è niente di meglio che sottomettere la lettura
del calendario astrale della storia alla prova della sua ciclica
periodicità. Ne abbiamo qui un’esposizione generale, il che
costituisce un precedente.
Senza farmi alcuna illusione in merito, non si dovrebbe forse
essermi grato, malgrado i miei errori e le mie insufficienze,
per avere fatto parlare l’arte della previsione astrale a suo
beneficio? Pur assumendo la forma di un elegante, almeno lo
spero, saluto di commiato, e lungi dall’essere una cerimonia
d’addio, questo bilancio previsionale è innanzitutto un invito a
proseguire la stessa esperienza creativa. Confermando che la
previsione astrologica non è una chimera e che la sua pratica ha
tutto da guadagnare da un suo perfezionamento per sfociare in
risultati sempre meglio stabiliti. All’alba del terzo millennio,
ecco il messaggio che rivolgo ai miei successori, augurando loro
una riuscita ancora migliore, che ottengano essi il merito di
leggere bene le cose in alto, essendo la previsione della
“mondiale” un nobile esercizio elevato al rango di inno reso
alla maestà del tempio di Urania.
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Avvertenza del traduttore
La traduzione è stata eseguita prendendo a riferimento il testo
pubblicato sul n. 154 (II trimestre 2006) de l’astrologue,
opportunamente collazionato con la versione pubblicata sul sito
internet dell’Autore. Quest’ultima contiene infatti alcune
modifiche, aggiunte e soppressioni rispetto allo scritto
originale. Ho posto la massima cura nel lavoro, evitando
qualsiasi Nota del Traduttore che non fosse assolutamente
necessaria per una migliore comprensione del contesto.

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A gauche, Ciro Discepolo, Directeur de “Ricerca’90”
Au centre, André Barbault
A droite, Enzo Barilla, traducteur
Photo du neuvième congrès de “Ricerca’90”
À Vico Equense
Le 9 juin 2002
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