Astrologie Individuelle
(Théorie)

Présentation Articles Publications Imagerie Liens

 

UN ULTIMO OMAGGIO AGLI ELEMENTI

(Traduzione dal francese di Enzo Barillà)

Qualche anno addietro, Solange de Mailly Nesle e Yves Lenoble mi avevano invitato a una serata parigina dedicata al quaternario degli elementi. Mi è rimasto qualche foglio d’appunti il cui contenuto differiva da tutto quanto avevo precedentemente scritto sull’argomento, e ho pensato bene di rielaborarli a dimostrazione di quanto io consideri questi elementi la pietanza più ghiotta del banchetto astrologico.

 

Il motivo per cui  questo ambito è così negletto e maltrattato risiede in gran parte in una specie di malattia che assimilo a uno stato schizoide e che consiste semplicemente  nel sentirsi estranei nei confronti della natura, come isolati dal mondo naturale, senza comunione né partecipazione alla sinfonia della vita universale. Una prima buona lezione d’astrologia dovrebbe consistere nel rivedere ciò che è un filo d’erba che si fa strada, una pianta che cresce col trascorrere delle stagioni, un albero che diventa sempre più grande col trascorrere degli anni...

 

E poi, un’altra forma di cecità. Il pregiudizio scientista che pretenziosamente svuota di contenuto questi elementi è veramente miope: come se l’idrogeno, l’ossigeno, l’azoto e il carbonio non esistessero nell’uomo e nel mondo. Così pure il caldo e il freddo, questo naturale evento quotidiano, troppo ordinario, al punto da non vederlo più. Mentre la scienza, lei sì che ne fa uso. Quando utilizza dei raggi laser per raffreddare gli atomi, là si ritrovano le loro proprietà astrologiche: più un corpo è caldo e più i suoi atomi si muovono rapidamente, più lo si raffredda e più rallenta, fino alla totale immobilità.

 

Inoltre, il sistema di codesto quaternario vale a richiamare questa citazione di Hubert Reeves: «Non è un caso se il numero quattro è garanzia di stabilità. Le proprietà delle particelle vanno spesso due a due. Ci sono due specie di nuclei: protoni e neutroni, due cariche elettriche (+) e (-), ecc. Quando due proprietà si presentano due volte, la stabilità viene ancora accresciuta. Il numero quattro è “magico” per i fisici.» (Patience dans l’azur, Le Seuil) A maggior ragione quando sono due quaternari che s’incrociano, iscrivendosi per di più nella circolarità di un processo ciclico della vita diurna e annuale della natura. Si potrebbe voler di meglio?

 

Assai più vicini alla natura di noi, gli antichi vivevano l’evidenza di queste realtà e Keplero non esita, con Pitagora, a identificare la terra con il cubo, e la piramide al fuoco... Ma vediamo come Seneca affrontava già la questione nel suo De ira: «L’animo ribollente è, per natura, il più propizio all’ira. Infatti gli elementi sono quattro: fuoco, acqua, aria, terra, e quattro sono le forze che ad essi corrispondono: il bollore, il freddo, il secco e l’umido. La mescolanza degli elementi determina le differenze dei luoghi, dei viventi, dei corpi e dei comportamenti: pertanto i caratteri propendono maggiormente verso la direzione determinata dal prevalere di un elemento. Da ciò designiamo certe regioni come umide, aride, calde, fredde. Le medesime differenze si notano nei viventi e nell’uomo: Un’anima naturalmente ribollente renderà iracondi, perché il fuoco è portato all’azione ed alla tenacia; un impasto di freddo renderà timidi, perché il freddo è inerte e chiuso in se stesso. [...] I caratteri tendenti piuttosto all’umido o al secco e quelli freddi non corrono pericoli da parte dell’ira, ma, nel caso, sono da temere vizi più gravi, come la paura, l’intrattabilità, l’abbattimento, il sospetto. [...] importa quanto ciascuno abbia in sé di umido e di caldo: la quantità di elemento, che risulterà prevalente in lui, ne determinerà il comportamento. [...]Il vino accende le ire perché aumenta il calore [...]gli occhi ardono e lampeggiano, il viso si copre di rossore per il rifluire di sangue dal fondo dei precordi, le labbra tremano, i denti si serrano, i capelli si drizzano ispidi, il respiro diventa forzato e rumoroso, le articolazioni schioccano tormentandosi; [...] i gemiti e i muggiti si intercalano [...] il corpo è tutto eccitato...» (traduzione italiana dal latino a cura di Diego Fusaro, tratta dal sito internet http://www.filosofico.net/seneca.htm, N.d.T.) Ritratto che si conclude su una soldataglia con la mano sulla spada e la torcia che colpisce le case per incendiarle.

 
Calendrier des bergers : les quatre tempéraments.

Dai brandelli di sapere registrati negli antichi testi della tradizione astrologica, emerge qui un ragionamento di buona consistenza, una descrizione ricca di metafore in cui il fuoco sta al posto d’onore, come dato originario, nel cuore di una prospettiva morfopsicologica che si congiunge direttamente con il temperamento bilioso d’Ippocrate. E con questo si tratta della prima tipologia umana della storia, caratterologia psico-fisiologica più antica che ci sia e che si è guadagnata uno statuto di eternità, essendo una verità semplice, essenziale, sempiterna.

 

Ciò che vale per la collera e il fuoco s’estende a tutti i comportamenti. Prendete la paura, base comportamentale di Saturno in cui, stavolta, è il freddo a dare il tono: blocco (si pensi al raffreddamento degli atomi) se non addirittura arretramento, pallore, sudor freddo, nodo alla gola, privazione delle proprie risorse..., il contrappeso di questo stato essendo rappresentato dal collocarsi in posizione d’arresto, dal mantenersi calmo, conservare il sangue freddo...

 

Non è necessario andare molto lontano nell’evocazione delle cose umane per fare affiorare il riferimento all’umido, al secco, e più ancora al caldo e al freddo. E a ragion veduta: è di questo che siamo fatti.

 

Non c’è da meravigliarsi che la metafora ci rimandi costantemente ad essi, essendo questi elementi degli autentici ormoni dell’immaginario. In L’Univers astrologique des quatre éléments ho già prodotto alcune citazioni tra quelle più familiari. È facile aggiungerne: l’uomo è fatto dal fango della terra, Dio soffia l’alito della vita, si lasciano scorrere i giorni, soprattutto i pelandroni... Il fuoco ne vede di tutti i colori: la prova del fuoco, il fuoco dell’azione, argomenti o problemi scottanti, infiammarsi per una causa, avere il fuoco sacro e, all’ultimo momento, è la fiamma della vita a spegnersi; con San Francesco d’Assisi che arriva perfino a parlare di “frate sole”, suo “fratello di fuoco” (Cantico del Sole).

 

Tale intimità con gli elementi induce un Leibniz a voler leggere la trama invisibile dell’universo dentro l’uomo: ciascuna monade rappresenta una concentrazione del mondo in un’unità, la sua sostanza individuale che assomiglia a questa presenza dell’infinito nel finito dell’Uno maiuscolo.


Isidore de Séville : De Natura remum ; incunable d’Augsbourg, 1472.

Sicché, con i principi elementari e gli elementi, ritorniamo all’autentico punto di partenza della lettura di un tema, in un ritorno alla realtà profonda dell’astrologia, grazie al suo discorso essenziale.

 

Quando un astrologo decifra una carta del cielo, sia ben consapevole di leggere la trama invisibile dell’universo nell’uomo, con la sostanza individuale di costui fatta della natura del mondo dentro di lui, col suo mondo interiore derivante dalla natura del mondo esterno. È come se, in lui, nel modo più semplice, la vita fosse una goccia d’acqua visitata dal fuoco, estesa all’aria e condensata in terra.

 

D’altronde, quando ci si pone all’ascolto dell’anima umana, l’eco che essa rimanda in linguaggio metaforico riporta alla fonte di questa sostanza vitale. Ascoltiamo qualche grande anima:

 

Louise Labbé           Vivo, muoio, brucio e mi annego

                            provo un caldo estremo sopportando il freddo,

                            ho grandi preoccupazioni intrecciati di gioie...

 

Saffo                     Scrivo i miei versi con l’aria

 

Teresa di Lisieux      Vorrei essere un granello di sabbia

 

Teresa d’Avila         Piaccia a Sua Maestà di ridurmi in cenere piuttosto che io mai smetta di amarlo

 

Anna de Noailles      E la mia cenere sarà più calda della loro vita

 

Bando alle citazioni. È chiaro che appena l’essere raggiunge le sue profondità, è dai principi elementari e dagli elementi che attinge il suo linguaggio per esprimere ciò che sente, poiché è il tessuto medesimo della sua realtà originaria.

 

Prestiamoci a una piccola esplorazione della manifestazione del fuoco dell’Ariete in qualche donna illustre.


La Salamandre qui se nourrit de son feu ; Francfort, 1687.

 

Non c’è niente di meglio di S. Teresa d’Avila (Avila, Spagna, 28 marzo 1515 alle 5:30, secondo il Reverendo Padre Silverio di Santa Teresa, critico ufficiale delle sue opere. Con l’Ascendente, Sole, Mercurio, Urano in Ariete, e Marte in sestile ai primi tre) per vivere una tale congiuntura. Con lei, è la mistica del fuoco che è massimamente all’opera. Ecco come descrive una delle sue visioni: «Presso di me percepivo un angelo; dal suo volto infiammato si riconosceva uno di quegli spiriti di elevatissima gerarchia che sono fatti di sola fiamma e amore. Nelle mani di quell’angelo vedevo un lungo dardo d’oro la cui punta di ferro aveva un po’ di fuoco alla sua estremità. Di quando in quando lo ficcava nel mio cuore e lo affondava fino alle viscere. Ritraendolo, sembrava portarsele via con quel dardo e mi lasciava tutta infiammata dell’amor di Dio. Tale indicibile martirio mi faceva gustare le più soavi delizie.» Come non identificare qui una comunione amorosa con la divinità, e che il fuoco delle viscere ne sia una traslazione?

 

Passiamo alla Malibran (Parigi, 24 marzo 1808, anagrafe, ma senza ora), pantera dall’occhio infuocato che ha una congiunzione Sole-Mercurio-Marte nel medesimo segno. Con la sua voce d’oro, è un’estetica di fuoco che risplende nel tempio dell’arte lirica. Autentica meteora, questa diva ardente, diventata celebre dall’oggi al domani, con la gola in fiamme, cade in trance sulla scena fino ad uscirne ogni volta estenuata; arriva così a sfinirsi a 28 anni, e sparisce dopo aver bruciato la vita e cantato fino all’ultimo respiro.

 

Un balzo indietro con Adrienne Lecouvreur (Damery, Mame, 5 aprile 1692, atto di battesimo) col Sole e Mercurio nel segno e Marte in Cancro, prolungato da una congiunzione Luna-Saturno. Qui, con l’anima in fiamme, è la tragedia di Racine che sulla scena diventa tutt’insieme Fedra, Berenice, Attala... vivendo il dolore delle eroine impastandolo con la propria sofferenza; e la folle d’amore appassionata di un rubacuori, lo Scorpione Maurice de Saxe, che ama fino a morirne, sfinita, a 38 anni.

 
Gravure alchimique de la Philosophia reformata de J.-D. Mylius, XVIIe siècle

In tutt’altro registro, ecco Mag Steinheil (Beaucourt/Belfort, 16 aprile 1869 alle 3:00, anagrafe) con Sole, Mercurio, Venere, Giove, Nettuno in Ariete, e Marte in Leone al Discendente. Gemella astrale del celebre Landru, il cui processo assorbì la cronaca del 1919-1920, per aver fatto sparire una mezza dozzina di “fidanzate” nella sua cucina di Gambais. Lei, a modo suo, è un’autentica bomba. È per via del suo abbraccio amoroso che si spegne all’Eliseo, il 15 febbraio 1899, il Presidente della Repubblica Félix Faure; ed è a causa delle sue relazioni galanti nell’alta società che saranno assassinati sotto i suoi occhi il marito e la di lui madre.

 

La differenza non è poi così grande con l’attrice americana Jayne Mansfield (Bryn Mawr, Pennsylvania, 19 aprile 1933 alle 9:00, anagrafe) (vicina astrale dello sfavillante Jean-Paul Belmondo) che  presenta Sole, Mercurio, Venere e Urano in Ariete con Marte in Vergine. Lei “fa le scintille” in un altro modo. Carriera sfolgorante di una ragazza che non ha alcun dubbio. La diva del film “La bionda esplosiva”. La sua vita è il boom di una giocatrice con un fuoco d’artificio d’amanti; stravaganza permanente che termina a 34 anni, con la testa mozzata in un terribile incidente automobilistico.

 

Fermiamoci e finiamo con Catherine Krafft (Guebwiller, Haut-Rhin, 17 aprile 1942 alle 20:40, anagrafe): Sole-Mercurio in Ariete al tramonto, in sestile a Marte, con Plutone culminante in quadratura all’Ascendente Scorpione. Katia, l’unica donna vulcanologa in Europa che, mossa da una passione irreprimibile, trascorre la vita vicino ai crateri di vulcani, insieme a suo marito Maurice (Sole, Mercurio, Venere in Ariete, con Marte al Discendente). In mezzo a laghi di fango bollente, fiumi di fuoco, esplosioni incandescenti, fino a farsi entrambi trascinare, il 3 giugno 1991, da una “nube ardente” nel momento dell’esplosione del vulcano Umzem in Giappone.

 

Ecco sei personaggi - quanto diversi l’uno dall’altro! E tuttavia queste sei donne hanno un ambito comune: il loro elemento. Che si tratti di una mistica del fuoco, di una brucente voce d’oro dell’arte lirica, di una presenza incandescente in teatro, di un erotismo di fuoco devastatore, di un essere incandescente trascinato in un vortice esistenziale, o d’una chiara passione fisica per il fuoco, in ogni caso questo elemento è proprio presente. E notarne l’esistenza è l’esercizio primario dell’interpretazione classica. Uno scopo facilmente raggiungibile.

 

Siete per contro ben certi che avreste potuto sapere, leggendo i rispettivi temi, che Teresa d’Avila sarebbe diventata santa, Adrienne Lecouvreur un’attrice di tragedie, la Malibran una diva, la Steinheil una femmina tragica, Jayne Mansfield un’agitata che avrebbe bruciato la sua vita e Katia Krafft una vulcanologa che sarebbe finita come una torcia ardente? E se vi dicessi che là non c’è nulla di evidente? Da parte mia, non sarei stato capace di cogliere le differenze di un caso dall’altro. Si può subito chiamare in causa la limitatezza del mio sapere, certamente, ma se incespico in questa difficoltà ci sarà anche una ragione. La quale dipende dalla relatività del “determinismo astrale”, con il modo di vivere le proprie configurazioni e la scelta del loro investimento che rientra nel campo, in gran parte, delle condizioni e circostanze dell’ambiente, senza dimenticare il gioco del libero arbitrio...

 
Triplicité de Feu ; carreau de Jacques Despierre, 1973 ; Monnaie de Paris.

In compenso, un cosa è certa, che in questi 6 casi voi ed io avremmo potuto con convinzione cogliere questo fuoco interiore che abita le viscere dei nostri personaggi e che costituisce l’essenza comune al loro essere.

 

Eccoci tornati alla trama invisibile dell’universo in seno all’uomo, la quale ne costituisce la sostanza individuale, per cui noi siamo della stessa specie del mondo. Ed è questo fondo dell’essere che leggiamo meglio nel suo tema. Qui, che il fuoco sia fisico oppure morale, che derivi da un ideale, dalla mente, dalla volontà, dal cuore, dal sesso o dalla passione, poco importa; il veicolo analogico lo generalizza alla “segnatura” della persona, segnatura elementare con la quale conviene essere in perfetto accordo.

 

Ecco quindi il riferimento all’incrocio delle tetradi: caldo-freddo-umido-secco e Acqua-Aria-Fuoco-Terra che, in una specie di rosa dei venti, consegna il meglio dell’essenziale del messaggio astrale: la natura dell’uomo. In un linguaggio metaforico che si ricongiunge a quello dei poeti in comunione con questa stessa natura: essi non si privano della facoltà di evocare il giorno o la notte dell’anima o la sua vita stagionale, la primavera dell’esistenza come pure il mezzodì o il tramonto della vita... metafore cariche di un autentico contenuto umano.

 
Connaissance de l’astrologie : chap. « Les quatre éléments dans la peinture ».

Chi taccerebbe queste metafore di essere semplici immagini, disconoscerebbe il senso profondo da esse ricoperto: la prodigiosa intuizione degli intimi legami delle grandi forze della natura e della vita umana. Poiché il fuoco non è solo una realtà esterna: cova in un’anima in modo altrettanto certo quanto lo fa sotto la cenere e si sa che i sogni del fuoco sono quelli di cui l’interpretazione erotica è più sicura. Non si può nemmeno dire che la metafora rasenti la realtà perché ne è l’espressione medesima tramite una evidenziazione del simile. «Lungi dal pensiero che cerca del ciarpame in un magazzino d’immagini per vestire ciò che sente l’essere – afferma Gaston Bachelard – è il mondo che si immagina nel sogno dell’essere umano», nella sensibilità profonda. È in una segreta armonia, risvegliata da un eco misterioso che la metafora arriva, tramite l’immagine, a servire da riflesso all’anima umana, facendo congiungere e coincidere, se non passare dall’uno all’altro, l’universo interno e l’universo esterno. È così che la patria del nostro cuore è l’intero universo.

 

Si può comprendere come questi rapporti naturali siano la chiave di volta dell’interpretazione degli antichi e si può anche ritenere in questo approccio magistrale tanto lo splendore originario quanto la sommità dell’arte d’Urania.

 

Tanto più che questa tetralogia elementare sfocia nel temperamento, parola chiave tolemaica diventata il riferimento tradizionale principale e, contemporaneamente, nell’imponente quadrilogia temperamentale ippocratica di cui è espressione.

 

Identificati direttamente all’Acqua, Aria, Fuoco e Terra, i suoi quattro tipi illustri: linfatico, sanguigno, bilioso, nervoso hanno attraversato due millenni e mezzo senza sparire. Certo, poiché oggigiorno la medicina tratta le malattie ignorando il malato, i nostri medici non ci fanno più caso; tuttavia le persone colte non esitano a riferirsi ad essi, in particolare nelle biografie delle celebrità, e gli psicologi non li hanno dimenticati, con molti di loro che li tengono assai in considerazione. E si sa che, partendo da criteri nuovi, numerosi ricercatori – Wundt, Sigaud, Janet, Pavlov, Kretschmer, Martini, Sheldon ... – sono confluiti su queste categorie ippocratiche, ricomponendole in una prodigiosa convergenza.


Signes de Feu : Plaque de cheminée de Jacques Despierre, 1972 ; Monnaie de Paris.

Lungi dalle tante tipologie dalle figure evanescenti, questi tipi hanno una potente forza evocativa. Essi caratterizzano magistralmente degli autentici profili psichici e morali, perché poggiano sulle più fondamentali categorie della vita, con l’identificazione del temperamento che fonda un approccio vivente della conoscenza umana.  Non stupisce che Michel Gauquelin ne abbia portata un’eloquente testimonianza statistica nel suo Dossier des influences astrales (Denoël, 1973), assimilando il temperamento lunare al linfatico, il sanguigno a Giove, il bilioso a Marte e il nervoso a Saturno. Nulla di più tipico!

 

E tuttavia ci si è sviati da questi fondamenti per modernizzarsi, credendo di fare bene ad agganciare gli elementi alla tipologia junghiana: Pensiero-Intuizione-Sentimento-Sensazione. Mi spiace molto di non aver posto la questione allo stesso Jung quando gli sottoposi il mio questionario, ma all’epoca tale sostituzione non era ancora venuta alla luce. Ora, oltre al fatto che ci svia dal volto aureo di madre Natura, tale derivazione è zoppicante, inappropriata. Prova ne sia il disaccordo di attribuzione di un autore all’altro, con l’Intuizione che oscilla dal Fuoco all’Acqua (niente di meno!), ivi incluso anche il Sentimento...

 

È così che si cominciano ad ingrossare i ranghi di chi io chiamo i sinistrati delle triplicità. Poiché, non solo tale correlazione costituisce uno sviamento, ma l’uso che ne viene fatto è pietoso. È costernante che tanti odierni astrologi possano ancora cullarsi nell’illusione che un semplicistico calcolo di ripartizione delle posizioni natali nelle triplicità gli fornisca la dominante elementare: sono ciechi a tal punto da accettare qualsiasi risultato come il prodotto autenticamente ricercato?

 

Potete scoprire un personaggio più dilatato, quanto a diffusione ed espansività, di Napoleone? Eppure nessuna delle sue posizioni natali occupa la triplicità dell’Aria. Trovatemi un pittore per il quale l’oceano, le marine, le navi, i flutti con le loro foschie contino quanto per Turner? Ora, la sua triplicità d’Acqua è completamente vuota! In compenso, Giove domina da sovrano all’Ascendente del primo e, per l’ora di nascita presunta del secondo, sorge la Luna. Come pure nessuna posizione è osservabile nella triplicità di fuoco di Cervantes... Chi vuole riflettere bene un solo istante su questi casi puri non può che liberarsi di questa insulsaggine.

Dobbiamo operare senza posa con spirito critico, tenuto conto della sottigliezza della materia che trattiamo, rifiutando inoltre di lasciarci trascinare troppo lontano sulla china delle analogie (stessa debolezza per il trattamento di ogni pura astrazione lontana dal vivente). Come nella situazione similare di una scuola molto apprezzata la cui arte, totalmente inflazionata e nettuniana, assomiglia all’effetto “zucchero filato”: si prende una caramellina e ne ricavate una spuma spettacolare e vaporosa di cui però, quando la si usa, se ne percepisce l’inconsistenza e la scipitezza. Bisogna attenersi al reale per non divagare nel vuoto.

 

E poi, la materia degli elementi è qualcosa di arduo che si approfondisce. Ci ho passato tutta la mia vita e sono ben lontano dall’averla esaminata sotto tutti gli aspetti.

 

In ogni caso, mi sembra di aver percepito un distinguo (in italiano nel testo, N.d.T.) tra la pura dinamica elementare dei pianeti – il pianeta si manifesta in valore di caldo o freddo, umido o secco – e l’espressione elementare del segno che ne è una manifestazione formale, particolareggiata. Siamo qui in presenza di due registri differenti che possono prestarsi a confusione. Certo, non per il Fuoco e l’Acqua, ma per l’Aria e la Terra, in cui i due fattori sembrano voltarsi le spalle. Così, c’è differenza con il principio Terra del nucleo planetario Saturno-Mercurio (che designa, dal punto di vista organico, lo scheletro e il sistema nervoso, per il cui tramite l’essere si solleva dalla materia) dallo gnomo nella sua spessa scorza terrestre, evocante l’animale dai grandi zoccoli che calca pesantemente la zolla.

 

Questa ambivalenza è fonte di smarrimento. In “La lettre des astrologues » n. 32, Richard Pellard qualifica come assurda la mia versione assai inattesa di un Mozart di Terra. Ragion per cui è necessario applicarsi al suo tema, il cui punto centrale  - per di più quattro volte angolare per governo e aspetti – è una congiunzione Sole-Mercurio-Saturno in un segno saturniano! Tale realtà astrale che s’impone scandalizza, alla fine,  solo un pregiudizio comune che si ferma all’elementare e si attiene al lato volgare di questo elemento. Ora, non solo la sua espressione materiale spazia dal vile magma al perfetto diamante, ma ancora, è la sfera mentale l’essenza del suo regno. «Sono nato dal cielo e dalla terra, ma appartengo al cielo». Il genio venuto dal giardino dell’Eden del bambino Wolfgang è inizialmente una terra di musicalità incarnata, a tal punto che la musica era la stoffa stessa del suo essere (“il più musicista dei compositori” si è detto di lui). Da questa terra nutrice fertilizzata dalla Luna al Fondo Cielo s’innalza al meglio la voce della sua anima attraverso l’aria eterea dell’Acquario, fino a raggiungere un’ineffabile perfezione sonora.


Nova iconologia del Caualier Cesare Perugino ; Cesare Ripa, Padova 1610.

È questa complessità che mi ha portato – fino ad oggi mi trovavo nel filo della tradizione e ne esco per via di questa innovazione – a caratterizzare ciascun segno con la doppia etichetta del suo elemento planetario (a cui è data la priorità) e del suo elemento triplicitario. Il Toro, per esempio, Aria-terra, è una materialità dell’Aria; come lo Scorpione, Fuoco-acqua, è una liquidità del Fuoco. Allo stesso modo, in una contraddizione naturale o coabitazione dei contrari, i Gemelli Terra-aria fanno vivere uno stato nervoso tutto animazione periferica: mobilità, carattere febbrile, smania di movimento, capriole..., mentre la Vergine e il Capricorno integrano i valori puri della Terra nella pienezza del temperamento nervoso. E si percepisce il loro contrasto con il Toro, segno venusiano del gruppo primaverile, nel suo ricco incarnato sensuale, oppure in grassa e densa consistenza materiale...

 

È un testo ancora in cantiere quello che lascio: una vita intera non è sufficiente a doppiare il percorso del vasto universo degli elementi. A meno che non vogliate accontentarvi di Coca Cola o di fast food astrologico, rivisitate questo continente, il modo più diretto per fare di voi un astrologo felice nella sua pienezza. Poiché l’uomo astrologico si legge subito nel linguaggio della natura, e non c’è mai troppa partecipazione di tutta la propria natura, tanto affettiva che intellettuale, per decifrarlo bene e pienamente.

haut de page