Astrologie Individuelle
(Théorie)

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SULL’ESTENSIONE DELLE CASE

Traduzione italiana di Luciano Drusetta

http://digilander.libero.it/drusetta/
Pubblicato su Ricerca '90 n. 64, pagg. 3-6

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Un fedele lettore e stimato collega al di là del Reno, Michael Zeder di Colonia, pone un problema particolare che richiede, per la sua comprensione, di essere citato integralmente.

<<La regola vuole che un pianeta situato per esempio in casa XI, ma molto vicino alla cuspide della XII, debba essere considerato come appartenente a quest’ultima. Sui dettagli, le opinioni divergono. Certi autori danno un’orbita di 5°; Hand per esempio dice che quest’orbita dipende dalla grandezza della casa in cui si trova il pianeta (sembra voler dire che la 6a parte di una casa appartiene alla casa successiva), mentre Roscher sostiene che tale regola vale solamente se il pianeta e la cuspide cadono entrambi nello stesso segno: si tocca dunque l’argomento del Suo articolo del n. 105 (“Gli aspetti dipendono dai segni?”). Ora, dove sta il vero? Fino ad ora in questi casi ho sempre lasciato un certo spazio all’incertezza, non per convinzione ma perché non so come fare altrimenti.>>

Come capisco il nostro amico tedesco! Apprezzo questo suo “spazio all’incertezza”; chi crede di essere detentore di verità illuminanti in questo campo è un fortunato… sognatore. Credo che si dovrebbe consacrare una vita intera alla questione, per sperare di poter avvicinarsi a una qualche verità.

Incappiamo subito in due problemi principali: 1) la precisione dell’ora di nascita che lascia a desiderare, coi nostri grafici generalmente approssimati di qualche minuto (quando non sono molti di più) in più o in meno, mentre i nostri punti di inizio delle case sono a dir poco ballerini. 2) La pluralità delle domificazioni con delle differenze, nelle cuspidi delle case intermedie, che sono davvero notevoli da un metodo all’altro. Sono già due handicap che vanno messi in evidenza.

E attenendoci più strettamente all’argomento, si pone una questione essenziale: si deve forse privilegiare la cuspide, come luogo detentore delle virtù attribuite alla casa? o rispettare l’etimologia della parola “casa”, che implica l’idea di una estensione, di uno spazio, di una superficie interiore, e che non si limita a quella idea di una porta d’ingresso alla quale è associata la cuspide? In quest’ultimo caso, non ci sarebbe affatto spazio per estendere i significati di una casa al di là dei suoi confini. Ma è vero che la presenza di un pianeta si manifesta con un effetto di orbita e che non ci sono motivi noti per escludere che tale effetto si eserciti anche in questa circostanza. E ciò giustifica la curiosità di Michael Zeder.

Ma per vederci chiaro si deve osservare ciò che dicono i grafici, che sono i soli ad avere diritto di parola; essi vanno esplorati abbastanza perché l’esempio assuma forza di legittimazione. Tutto ciò che io posso fare qui, è presentare alcuni casi esemplificativi appoggiandomi su temi di sovrani dei quali possiamo supporre una precisione di orario maggiormente convincente.

Federico II di Prussia (Berlino, 24/01/1712, ore 11:15, Troinski) ha Marte a 12° dell’Aquario sulla cuspide della XI a 11° del segno. E’ un caso molto semplice di doppia azione: il pianeta si trova contemporaneamente congiunto al Sole in X (le clamorose azioni belliche del suo regno) e a Mercurio in XI (il suo culto dell’amicizia, le sue passionali e tempestose amicizie europee).

Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena (Vienna, 02/11/1755, ore 19:30, cronaca familiare) ha Marte a 16° del Cancro in I e la cuspide della II si trova a 20° dello stesso segno. Quando si legge che questa regina (pseudo compresa con lo scandaloso affare del collier) si abbandonava a spese folli e che i suoi dispendiosi acquisti più di ogni altra cosa hanno nuociuto alla sua popolarità (quadrato con la Luna) e hanno contribuito alla sua sorte finale (opposizione a Saturno in Capricorno in VIII), nessun dubbio che il legame Marte-II sia da prendere in considerazione.

Napoleone III (Parigi, 20/04/1808, ore 1:00, atto ufficiale) presenta una casa X tra i 15° dello Scorpione e i 6° del Sagittario (esattamente come suo figlio), che ospita Saturno a 20° dello Scorpione e Nettuno a 4° del Sagittario. La presenza saturnina vicina al Medio Cielo può essere già sufficiente a spiegare la sua elevazione e la sua caduta. Per non parlare dell’evoluzione del Secondo Impero, che conobbe un primo periodo totalitario seguito da un secondo periodo definito di “impero liberale”. Questo per quel che riguarda il Nettuno in X. Ciò non toglie che le relazioni amichevoli dell’imperatore siano sempre state giudicate nebulose, fumose, rimanendo Napoleone III una figura piuttosto inafferrabile da parte dei suoi migliori amici (il Sagittario occupa l’intera casa XI).

Leopoldo II del Belgio (di Sassonia-Coburgo) (Bruxelles, 09/04/1835, ore 22:15, e.c.) ha Saturno a 20° della Bilancia, proprio sulla cuspide dell’XI, opposto al Sole a 19° dell’Ariete, a 1° dalla cuspide della V. Ci si può leggere il suo clima paterno: il decesso del suo unico figlio, e poi di suo nipote adottato come figlio, che aveva nominato suo erede; poi il disaccordo con le sue due figlie, che aveva più o meno rinnegato. Si inquadra male una ripercussione negativa di Saturno sulla X in questo re prodigioso che fece del Belgio una grande nazione economica e colonialista. Si può invocare, certo, la sua vita amorosa un po’ scandalosa, che ha nuociuto al suo prestigio reale; ma lui non deve averne sofferto poi molto, e poi la sua congiunzione lesa di Venere e Urano è sufficiente a giustificare questa situazione.

La zarina Alessandra, sposa di Nicola II (Darmstadt, 06/06/1872, ore 3 :45, e.c.) presenta Saturno a 20° del Capricorno, proprio sulla cuspide della IX; l’VIII casa è compresa fra i 2° e i 20° del Capricorno. Va da sé che è l’VIII ad essere coinvolta con la tragica morte che ella subì assieme a tutta la sua famiglia. Si potrebbe anche invocare, a proposito della IX, la sua ingenuità spirituale (Rasputin…), ma il suo ottenebramento è già sufficientemente spiegato dall’eclisse del Sole sul suo Ascendente.

Alberto I del Belgio (di Sassonia-Coburgo) (Bruxelles, 08/04/1875, ore 16:50, e.c.) ha il Sole a 18° dell’Ariete sulla cuspide dell’VIII a 23° dello stesso segno. Nella misura in cui Marte si trova in Sagittario in III a formare tre dissonanze, questo Sole non spiega forse il clamore provocato dalla sua morte accidentale, con il cranio fracassato ai piedi di una parete rocciosa sulle rive della Mosa? Non conosco abbastanza la sua vita di coppia per spiegare la presenza del Sole in VII.

Alfonso XIII di Spagna (di Borbone) (Madrid, 17/05/1886, ore 12:30, documenti biografici) ha Saturno a 6° del Cancro alla fine della X, con la cuspide dell’XI a 9° dello stesso segno. Certamente, Plutone fa una doppia congiunzione con il MC e con il Sole, che può bastare a giustificare una rinuncia al trono. Ma si deve convenire che l’apporto saturnino sulla X non si può accordare meglio con un re che ha finito la propria vita in esilio. Non conosco abbastanza le sue amicizie per poter giudicare una correlazione con l’XI.

Leopoldo III del Belgio (di Sassonia-Coburgo) (Bruxelles, 03/11/1901, ore 15:05, e.c.) ha una congiunzione Marte-Urano a 14-15° del Sagittario sulla cuspide della IX, opposta a Plutone in III; congiunzione che colpisce Venere signora della VII, a 25° del Sagittario. Non vi troviamo forse un condensato VIII-IX che può indicare il tragico incidente d’auto in Svizzera che costò la vita alla regina Astrid?

Costantino II di Grecia (Palazzo di Psychiko, presso Atene, 02/06/1940, ore 17:45, documento ministeriale) ha Nettuno a 22° della Vergine vicino alla cuspide della IX a 26°; il segno è quasi completamente inglobato nella X. Questo Nettuno di X in sestile all’Ascendente non è essenzialmente la medaglia d’oro nautica strappata da questo re ai Giochi Olimpici di Roma nel 1960? Non conosco abbastanza le sue amicizie per poter giudicare dell’XI.

Vediamo che questa dozzina scarsa di esempi non è assolutamente in grado di portare quei chiarimenti che Michael Zeder aspettava. Ho voluto soltanto mostrare come si deve fare per arrivare a conclusioni significative. Di fatto, per quel che riguarda i campi, lo “spazio astrologico” rimane ancora uno “spazio d’incertezza”. Certamente si può sempre dire che ne va della sua piccola tiritera teorica; non fa male, dopotutto, darsi qualche principio. Ma l’ultima parola deve tornare a ciò che ci insegnano le nostre osservazioni, sapendo tuttavia che occorre conoscere bene la vita della persona studiata, e che non ci si può sottrarre ai giudizi personali, cioè alle diverse interpretazioni. Ma chi vi ha detto che l’astrologia era poi così facile?

 

L’ASTROLOGUE  n° 107, estate 1994.

Traduzione di Luciano Drusetta 

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