Astrologie Individuelle
(Théorie)

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GRANDEZZA E MEDIOCRITA' DEGLI ASTROLOGI

( traduzione dal francese di Elisabetta Possati - eli.possati@gmail.com )

Dopo aver letto nel n°48 de La Lettre des Astrologues (La Lettera degli Astrologi), sono dispiaciuto, mio caro Presidente, di avervi turbato a mio riguardo, dato che il motivo mi sfugge, poiché il mio percorso è diritto e limpido.  Non ho smesso di collegare psicologia e previsione individuale, dando il tutto e per tutto per sperimentare la previsione mondiale.  E quando Lei mi cita in riferimento ad un’opera di mezzo secolo fa, sappia che il mio ultimo (libro, ndt) ne è il risultato.

Ciò che motiva il nostro disaccordo è questo “confinamento” al funebre che Lei infligge alla previsione – finalità superiore della nostra arte, insisto – e che, ne convenga, si assimila, con licenza parlando, ad un lutto dell’astrologia, dove riconosco la manifestazione di una segnatura scorpione-plutoniana.  Anche se Lei si mette i guanti con l’intenzione, malgrado tutto, di mitigare (lett. strimpellare il piano,ndt) qualche transito, questo clima luttuoso permane, e chiama vendetta.

Le confesso da parte mia di non amare molto la giustificazione che date, Serge Morel e Lei, alla reticenza che incontrate, adducendo come pretesto che essa è l’azione di tardi a comprendere, arroccati nella tradizione e ciechi e sordi alla modernità… Permettetemi di ricordarvi – poiché sembrate ignorarlo – che la “modernità” astrologica è giunta alla metà del secolo scorso  in Francia dal Centro Internazionale d’Astrologia, nel solco del mio libro De la psychanalyse à l’astrologie (Dalla psicanalisi all’astrologia), in contatto con l’ambiente psicanalitico francese ( psicanalizzato personalmente, ho anche esposto un tema di Freud nel n°107 della rivista Psyché a lui consacrato, testo allegato a quello che appare nel mio sito), come di Mircea Elide e di Jung, con delle conferenze tenute al Circolo Jung di Parigi, così come attraverso la lettura di Gaston Berger per la caratterologia.  In precedenza, da Choisnard a Gouchon, l’astrologia era sostenuta da ingegneri, a mala pena interessati ad abbozzare qualche tratto di carattere, essendo il loro obiettivo centrale quello di regolare l’allineamento delle direzioni primarie con lo svolgimento dell’esistenza.  Dalle loro mani, essa è passata a quelle degli psicologi, che si sono impegnati nell’astropsicologia.  Bisogna inoltre ricordare che vi fu un numero speciale universitario de l’Astrologue  n° 45-46, nel quale la seconda pagina di ogni copertina mostra i nostri riferimenti culturali.  E poi, trovo molto superficiale la critica che fa Sergio della tradizione, che merita ancora un grande interesse in una lettura approfondita, ed alla quale, in ogni modo, noi dobbiamo l’essenza, il fondamento della nostra natura atropo-cosmologica ed il suo relativo codice di lettura.  Senza queste fonti battesimali, che cosa saremmo diventati ?  D’altronde, se è naturale cogliere in fallo il praticante che si sbaglia, il teorico che si libra al di sopra delle cose in un discorso vuoto non sfugge all’avvertito malessere.  Se Sergio eccelle nella logica, poiché nessuno è infallibile, i suoi ricami epistemologici talvolta divagano, per mancanza di aderenza alla fenomenologia dell’argomento; e quando gli si avvicina il suo metodo risulta negligente, come questo qui, che voglio ben credere precipitoso, soprattutto dopo aver valutato che, confrontandosi con la propria difficoltà, “la previsione non è onorevole in sé”: “Allo stesso modo, le congiunzioni Sole-Giove durano 30 giorni all’anno, cioè 1 giorno su 12, e l’aggiunta di sestili e trigoni accosta la presenza annuale di tali configurazioni ad un lancio di dadi…Cosa si può veramente ricavarne ?”.

Ecco là un piccolo capolavoro di confuso che vuole abbindolare (lett. nebulosa che annega il pesce), dove si dimentica la ritmica della ciclicità all’opera e, con troppo evidente finalità arretratrice di chi avverte il voltafaccia o l’errore, la destina così alla pattumiera della fregatura antiastrologica !  Per poter giudicare, bando alle ciance, scendiamo sul terreno dei fatti.

Per la dimostrazione che si impone, devo rinviare il lettore al mio  Astrologie, dove ho dedicato un capitolo intitolato : “Il fatto astrologico revisionale”, nel corso del quale è presentato il tema delle congiunzioni Sole-Giove dell’ultimo mezzo secolo e degli avvenimenti mondiali che si sono succeduti, passando in rassegna tutti insieme contemporaneamente gli episodi di espansione più rappresentativi della nostra storia.  Con l’accompagnamento delle relative previsioni in serie.  In aggiunta la sperimentazione previsionale effettuata sulle guerre importanti: Algeria, Vietnam, Golfo, Kosovo, Afghanistan, Irak. Il lettore giudicherà questo bilancio.  Non si è mai preteso di poter annunciare la fine di una guerra in corso; al massimo si può segnalare l’avvento di flussi di distensione, più o meno forti, che possono portarla.  Nel suo periodo anti-astrologico, Gauquelin si è fatto gioco di me per essermi ripreso più volte circa la fine della guerra in Algeria, ma si è guardato bene dal dire che, le scadenze precedenti ( specialmente tre congiunzioni Sole-Giove successive) erano cadute sui principali passi avanti verso la pace e che la quart’ultima (previsione,ndt), decisiva, anticipava l’avvenimento di  sedici mesi.  Allo stesso modo, con la guerra del Vietnam, ma , alla fine, la congiunzione Sole-Giove del 10 gennaio 1973, annunciata sette mesi prima come scadenza pacifica possibile, sarebbe caduta sulle trentacinque ore dei negoziati Kissinger-Le Duc Tho dall’ 8 al 13 gennaio che strapparono l’armistizio, firmato il 23 gennaio seguente.

Ma, poiché usciamo dall’ultima congiunzione Sole-Giove del 23 settembre 2007, parliamone, proseguendo la nostra esplorazione.

Sono tre anni dal gennaio 2005 che ho pubblicato nel mio sito, in comunione con Gérard Laffont, un testo intitolato: “ Verso la pace in Medioriente ? “, essendo d’obbligo il punto interrogativo.  Trattando la congiuntura Giove-Saturno-Plutone, vi formulavo un rilancio della tendenza pacifica concernente Israele ed i Palestinesi, in particolare alla congiunzione Sole-Giove del 21 novembre 2006, poi alla successiva del mese scorso.  Ora, dopo la guerra Israele-Hezbollah dell’estate 2006, che generò un clima bellicoso tra i due paesi, un cessate il fuoco israelo-palestinese venne firmato il 26 novembre 2006, ed il giorno dopo, il Primo ministro di Israele rilanciava il progetto di un “accordo di pace tra Israele ed uno Stato palestinese indipendente…”. Di là data l’apertura dei negoziati, che, malgrado lo choc della presa di Gaza da parte di Hamas all’opposizione soli-gioviana di giugno, presero forma al trigono di inizio agosto, fatto che Le Monde del 10 agosto salutò con un titolo in prima pagina a grandi caratteri “Medioriente: rinasce la fiducia”.  Processo che è proseguito fino all’arrivo della nostra ultima congiunzione.  E qualche giorno prima di questa, il 17 dicembre, Parigi riuniva in conferenza 90 delegazioni venute ad assistere economicamente l’Autorità palestinese per edificare lo Stato sovrano che, secondo gli auspici degli Americani alla Conferenza di Annapolis di novembre, dovrebbe essere creato prima della fine del 2008.

Certamente, si ha il diritto di manifestare senza volere il proprio malcontento per questi due risultati successivi,ma non di meno è un modo di “sputare nel piatto dove si mangia”, poiché ciò non toglie che essi siano una realtà.  Nel mio testo del 4 gennaio 2007: “ Il balletto diplomatico del 2007”, dichiaravo che se la partita non era ancora stata giocata in questa fine d’anno ( ed è lontana dall’esserlo, tanto immenso è lo sconvolgimento da affrontare), essa avrebbe avuto delle possibilità di concludersi al passaggio di una congiunzione Sole-Venere al erigono di Giove dal 12 al 19 maggio 2008 (al momento in cui scrivo, apprendo che il presidente americano G. Bush, che è in Medioriente, ha appena annunciato che ritornerà nel maggio prossimo: potrebbe succedere qualcosa di importante).  Avevo presentato questa previsione ne Le Nouvel Observateur del 3 gennaio 2007 precisando che si trattava di una possibilità di conclusione pacifica, senza sapere, pertanto, se essa sarebbe andata a buon fine.  Ma non è, forse, già qualcosa di significativo aver previsto quest’onda pacifica da due a tre anni in anticipo ?

E poiché ricordo il mio testo del 4 gennaio 2007, approfitto di questa opportunità per aggiungere la previsione fatta di una distensione da parte della Corea del Nord che ha rinunciato all’arma atomica e si è ravvicinata alla Corea del Sud (superposizione della congiuntura Giove-Saturno-Plutone dell’anno al medesimo terzetto dei loro Stati); allo stesso modo, all’indomani dell’elezione presidenziale francese, in  “Un nuovo quinquennio”, constatando che entriamo nel trigono Giove-Saturno e che il medesimo aspetto esiste nei temi di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel, dovevo concludere che costoro avrebbero fatto uscire l’Europa dalla situazione difficile nella quale era piombata dopo il quadrato precedente (sotto la medesima ultima congiunzione sole-Giove, era stato siglato il Trattato di Lisbona il 13 dicembre, seguito , il 20, dall’apertura dello spazio Schengen).  Ma chiunque, conoscendo i cicli planetari, come ad esempio Yves Lenoble, che passò all’azione, poteva fare questo pronostico al posto mio, sapendo il bilancio che ne avevo tratto su due secoli.  E ciascuno può rilanciare un pronostico di ritorno della crisi europea alla prossima opposizione Giove-Saturno del 2011…

 

Passo adesso attraverso uno sfogo molto sgradevole, che mi mette nella necessità di esibirmi presentando i miei risultati. Ma bisognava obbligatoriamente rendere conto di questo, ed è la mia vita intera che io ho consacrato a questa sperimentazione revisionale sul piano macrocosmico. E’ non di meno vero che nel corso di questo lungo percorso, mi sono anche sbagliato, e forzatamente più di altri (specialmente a La Lettre (La Lettera), avendo minimizzato il terrorismo, per reazione contro l’ossessione di allora di una terza guerra mondiale), per essermi tanto coinvolto in questa necessità di andare fino al fondo della verifica del proprio sapere, e – poiché sono infinitamente lontano dall’aver esplorato tutto – resto soggetto ad incorrere nell’insuccesso previsionale, ferita aperta di una sconfitta.  Mentre sul puro terreno astropsicologico, l’errore generalmente passa sotto silenzio, anche quando se ne prende bene coscienza.  Ora, io rivendico il diritto all’errore, e credo di essere nella posizione di potermelo permettere, tenuto conto di una somma di risultati generali che dovrebbero onorare l’astrologie (consultare “ Un bilan prévisionnel-(Un bilancio previsionale)“. E che importanza ha la mia persona in questa storia, l’operatore sparisce nella purezza dell’operazione, dietro la disposizione seriale del processo evolutivo del ciclo planetario, prodigioso e grandioso strumento revisionale che ci illumina dalla nostra altezza al di sopra del nostro pianeta.  “E cammino vivendo nel mio sogno stellato” (Victor Hugo) …

Arrivo, infine, alla domanda fondamentale: perchè insistere sulla necessità di prevedere ?

La critica più fondata, addirittura essenziale, nella quale incorre l’astrologia e che la confina fra le dottrine sospette se non inesistenti, espressa da Edgar Morin che non ha alcun pregiudizio al suo riguardo, è che essa soffre di inconsistenza empirica, di carenza oggettiva.  Il suo unico spazio di pratica psicologicanon è sufficiente a colmare questa mancanza di realtà, pochè essa si indirizza al Soggetto, ed attiene a ciò che è, giustamente, l’universo interiore di ciascuno, consegnato quindi alla discrezionalità (lett. al giudizio personale).  E’ ciò che la fa girare in tondo, chiusa in sé stessa, senza mezzi decisivi di certezza, ad eccezione degli sprazzi di conferma come la congiuntura solare dei fondatori dell’astronomia moderna  (vedere il mio ultimo libro), oppure ancora il Marte unico di Napoleone ( vedere a breve “Campo di Marte”).  Non resta dunque altro, per aprire questo cerchio di inter-soggettività – con il contributo dei bilanci statistici, dei quali ci si diverte a minimizzare la portata, ma che ci assistono – che il suo potere previsionale, una sorta di “conquista del futuro” che bisogna far passare dal tribunale della storia con l’astrologia mondiale, e tanto un pronostico mancato scredita, tanto quello riuscito impressiona, dato che, ben formulato, esso anticipa l’avvenimento con un distacco che esclude qualsiasi altro intervento che non sia il segnale delle effemeridi. Da questa stessa distanza, ci siamo spostati qui su un terreno di perfetta oggettività, in grado di confermare la sua efficacia.  E’ per questo che, in aggiunta a ciò che ho già detto ne “Il Sacro dell’astrologia”, la previsione si rende i-n-d-i-s-p-e-n-s-a-b-i-l-e all’astrologia, venendo per così dire in soccorso dell’astropsicologia, conferendole o sostenendo la sua affidabilità, grazie alla credibilità che attestano i suoi incontestabili risultati, l’una non va senza l’altra.  I ruoli non devono quindi essere invertiti: il suo fatto psicologico ha  b-i-s-o-g-n-o  del fatto previsionale, poiché questo ha il vantaggio di essere meglio, se non pienamente identificato, perfettamente verificato.  Soltanto quest’ultimo otterrà la riconsiderazione della nostra materia, poiché, alla lunga, la ripetizione di previsioni seriali riuscite su scala di avvenimenti mondiali, finirà bene per imporsi, entrando largamente in competizione con i risultati di discipline riconosciute (lett.consacrate, ndt).  E di questo non vi è motivo di dubitarne. Sebbene, rifiutando o respingendo la previsione, l’astrologo si tiri la zappa sui piedi.

Allo stato attuale della nostra conoscenza, eccetto l’argomento del bilancio solare ottenuto da Didier Castille che uscirà un giorno dal suo silenzio, il mezzo migliore per colpire chi conosce la storia del proprio tempo è di presentargli direttamente questo quadro di effemeridi grafiche.

Questa intersezione di linee  espone le più importanti configurazioni          che abbiamo vissuto , eccezione fatta per la partecipazione gioviana. La priorità del fenomeno ciclico che ritorna alla congiunzione stessa, che è qui l’incrocio delle linee, ci fa cadere subito sulla congiunzione Urano-Plutone del 1965: l’ingresso nell’universo virgineo della miniaturizzazione apportato dalla rivoluzione informatica, oltre all’avvento di un mondo nuovo. E soprattutto sul doppio incrocio che riunisce Saturno-Urano-Nettuno dal 1989 al 1992, svolta di una società nuova contrassegnata dalla scomparsa dell’impero sovietico e dall’avvento della mondializzazione, ossia di una nuova civiltà. Nel mio “bilancio previsionale”, evoco l’intrepido astrologo che ero a 25 anni, quando, nel 1947, annerivo un foglio sul ciclo Urano-Nettuno annunciando la venuta di una nuova società mondiale per questa fine del secolo, che mi sembrava allora essere la fine (anche la cima,ndt) del mondo.  E vedete il doppio attraversamento della linea di Nettuno da parte di Saturno, successivamente nel 1953 e 1989, dalla morte di Stalin a quella del comunismo sovietico: scadenza quest’ultima che ho pubblicizzato (lett. strombazzato,ndt) lungo tre decenni (“Histoire d’une prevision – Storia di una previsione” ), in un ultimo rischio previsionale per sapere se veramente l’astrologia aveva del fegato !  Quando si è giunti alla data, ben leggere sembravano le parole nell’aria.  Sappiate bene, in ogni caso, che un tale quadro non può lasciare indifferente uno storico, e aggiungeteci, se vi fosse bisogno, l’indice ciclico del XXesimo secolo, la cui materia è già stata trattata dai ricercatori di fisica del globo.  In breve, è dal più alto delle grandi configurazioni trattate e dal più ampio ventaglio di manifestazioni della vita mondiale che si può meglio colpire l’attenzione della gente di cultura e ciò finirà inevitabilmente per accadere. 

 

Ma ritorniamo all’umano.  Lei stesso, mio caro Presidente, non ha mancato di regalarsi un consulto e senza avere osservato che la congiunzione celeste attuale Giove-Plutone sarà doppiamente dissonante al suo quadrato angolare Giove-Plutone: configurazione che rende molto bene conto della crisi della quale Lei è l’epicentro.  Era questo il periodo buono per lanciare le Sue riforme o, non essendolo, non vi era forse un motivo che poteva giustificare il perché non lo fosse ?  In caso contrario, non è Lei stesso vittima di un errore di previsione ?  Prova lampante di come non sia possibile dissociare il potenziale vitale dalla propria sfera di influenza nel corso del tempo, congiunzione dell’essere e del vivere. Apprendo che intende “porre la questione dell’etica della previsione”.  Ecco una necessaria iniziativa che approvo di tutto cuore e senza riserve, dal momento che non si tratta di portare la previsione al Père Lachaise (al cimitero di Père Lachaise, ndt)…   Scherzando, poiché ci sono passato, convengo che non è semplice trattare la società degli astrologi.  Urania è così vicina ad Urano: l’individuo alfa ed omega nella singolarità-unicità del suo essere.  Ciascuna creatura di Urania si confeziona il vestito stellato che si confà alla sua persona, d’altronde senza potersi defilare, per onorarla o nuocerle.  Ma, non è meglio così, che la natura parli in noi ?  In ogni caso, Lei non impedirà a ciascuno di fare di testa propria, tanto più che nessuno ha il potere di ostacolare l’avvio del rinnovamento che Lei intende promuovere. Non mi resta, quindi, altro che augurarLe buona fortuna.

           

                     Parigi, il 19 gennaio 2008.

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