Astrologie Individuelle
(Théorie)

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LA PRATICA DEGLI ASPETTI, IERI E OGGI

traduzione dal francese di

Enzo Barillà

 

 

Non si giudicherà inutile d’intraprendere uno studio sugli aspetti, sforzandosi di cogliere in un’idea d’insieme l’uso fatto dagli astrologi di questo settore della nostra pratica, e dell’evoluzione risultante dalla sua applicazione, ieri e oggi.

 

In questa inchiesta, non si tratta affatto di dedicarsi a un’erudita ricerca storica di cui non mi sento competente. Piuttosto che una ricostruzione del passato, cerco di abbozzare una ricomposizione del processo interpretativo. Ciò a cui miro essenzialmente è di cogliere lo spirito di una pratica, di captare il pensiero che presiede al loro utilizzo nell’interpretazione.

 

In primo luogo, ciò che colpisce è l’assenza di teorie o di prese di posizione consolidate, salvo che all’origine, quando la ripartizione zodiacale dei domicili dei pianeti, in rapporto a quelli dei luminari, assimila il semisestile a Mercurio, il sestile a Venere, la quadratura a Marte, il trigono a Giove e l’opposizione a Saturno. Altrimenti, all’inizio tutto si presenta come empirismo artigianale. Ci si rende conto che si potrebbero chiamare “effetti” di un pianeta non solo quelli propri alla sua natura, né alla sua presenza nei segni e nelle case. Essi dipendono anche dai suoi rapporti con gli altri pianeti. E tali rapporti si qualificano in funzione di una distanza particolare, di uno scarto angolare corrispondente ai lati dei diversi poligoni regolari (triangolo, quadrato, esagono, dodecagono, pentagono a forma di stella) sul cerchio dell’eclittica, se non sul grande cerchio della sfera celeste che passa per l’astro.

 

Ora, per quanto si osservi da vicino l’interno del meccanismo interpretativo di questo fattore, la prima impressione che viene in mente leggendo gli Antichi – anche se non viene formulato espressamente, lo si ricava per lo meno implicitamente – è che l’aspetto sia assimilato alla nozione di composizione in conseguenza del rapporto stabilito tra i due pianeti, a quella di una relazione dei componenti, il cui accordo viene giudicato armonico o dissonante.

 

All’origine si è quindi portati a discernere nella rappresentazione dell’aspetto un’idea di combinazione, e poi di mescolanza. I due pianeti in aspetto – dirà Morin – si osservano scambievolmente e s’influenzano reciprocamente. Insomma, ciascun pianeta rappresenta un valore allo stato puro, quanto meno una specificità, e, nel suo aspetto con un altro pianeta, le sue caratteristiche tipiche tendono in qualche modo a collaborare con le caratteristiche tipiche dell’altro in un reciproco scambio; collaborazione analoga a due correnti che si mescolano, interferiscono, fondendosi l’una nell’altra.

 

Manifestamente, lo stato d’animo dell’astrologo di fronte all’aspetto non differisce da quello dello psicologo che prende in considerazione l’associazione di due elementi costitutivi. Nella combinazione di due disposizioni affettive, «l’una agisce come determinante, col ruolo della seconda che rimane secondario. Tale ruolo può peraltro essere sia coadiuvante, rinforzante in rapporto alla prima o, al contrario, antagonista, riduttivo, correttivo.»1

 


Livre des Fables astronomiques, C. Julius Hyginus, 1578.

 

Così, questo psicologo vede nell’intrigante contemporaneamente socievolezza, avidità, eccitabilità e assenza di bontà. È un percorso mentale analogo a quello osservabile in caratterologia quando si collegano le correlazioni delle diverse proprietà fondamentali del tipo: Emotività, Attività, Primarietà-Secondarietà, campo della coscienza. Lo stesso avviene quando per esempio Henri Rantzau dichiara nel suo Traité des Jugements des thèmes généthliaques (1657) che la congiunzione di Mercurio con Saturno «rende il nativo balbuziente o imbarazzato nella parola»; nel collegare le inibizioni saturnine e i mezzi espressivi mercuriani, procede secondo un percorso similare, che consiste nel combinare due materiali tipici per arrivare a un risultato misto, un termine intermedio, o a una particolarizzazione. Non abbiamo più a che fare né con uno né con due fattori, ma con un “interfattore”.

 

Se quest’ultimo termine viene assimilato alla statica di una mescolanza di due dati, come due corsi d’acqua che si fondono in un medesimo fiume, c’è non di meno un contenuto dinamico nella misura in cui, parafrasando Morin, «due pianeti in aspetto reciproco si comportano, dal punto di vista della loro azione, semplicemente come soci» (o come nemici). In questa rappresentazione umanizzata, egli effettivamente introduce l’idea d’una funzione sinergica: nel momento in cui uno dei fattori entra in movimento, l’altro entra ipso facto in scena, trascinato automaticamente dal primo. Insomma, non si concepisce l’uno senza l’altro: si tratta di due verità in una, poiché essi hanno senso solo se uniti. Ad esempio, immaginando i valori di un asse Venere-Marte, si pensa alla formula di Saint-Exupery nella Citadelle: «Tu fai l’amore in quanto guerriero, e fai la guerra in quanto amante.» In altre parole, non c’è Marte senza Venere, più di quanto si possa concepire Venere senza Marte, con il trait d’union dell’aspetto che fonda una trascendenza del rapporto dei due astri.

 

Si sarà tentati di pensare che faccio dire alla tradizione ciò che non ha veramente detto: mi permetto, in verità, di spingere gli antichi fino alle ultime conseguenze. Morin stesso ne ha tratto una, logica, che raggiunge le mie conclusioni. Così, dichiara, i due pianeti in aspetto «concorrono entrambi alla produzione del medesimo accidente». Lo vedete, è questione bella e buona di «due in uno», e vedrete che tale conclusione è inevitabile.

 

In effetti, alla base della teoria delle determinazioni di Morin, il punto zodiacale occupato dal pianeta natale assume, durante la vita, la natura planetaria in questione; ma anche i punti zodiacali in cui vanno a confluire i suoi aspetti. E così, a 180° da Marte natale si trova quindi un luogo “marziale”; ma se Venere si localizza a questi stessi 180° da Marte, allora questo luogo zodiacale è simultaneamente venusiano per via della presenza di Venere e marziale a causa dell’opposizione di Marte. Allora si tratta di comprendere il significato rivestito da tale coesistenza per presenza e delega d’aspetto.

 

I nostri predecessori, che non erano meno psicologi di noi, s’erano resi ben conto che il risultato dell’aspetto non era il frutto di un’operazione semplice, del genere di quella di un’addizione, e in ogni caso non sempre. Non si tratta regolarmente della questione di una miscela tipo cocktail, di un prodotto misto, come un pittore che da un rosso e un bianco ricava un rosa, formula questa che si osserva nell’aspetto armonico. Di quando in quando, fa capolino un pensiero dialettico che articola un rapporto di due fattori, con l’interprete che mette in campo due ordini di valori, mossi da un gioco altalenante, come sottoposto a un movimento oscillatorio. Si veda, ad esempio, ciò che Rantzau ricava dall’opposizione Sole-Luna: il soggetto tende a passare «dalla dignità al disonore, e dalla ricchezza alla povertà». E cioè, nella mente di questo autore, da una condizione solare a una condizione lunare negli estremi del confronto oppositivo. Ci troviamo qui di fronte a un rapporto di forze nell’ambito di una polarizzazione che fa alternare due estremi.

 

A partire da lì, possiamo dire che le nostre moderne interpretazioni d’ispirazione psicoanalitica s’inseriscono perfettamente come derivazione dell’eredità tradizionale.

 

Osservate ad esempio la tastiera delle situazioni affettive che risultano dalla stretta sinergia di Venere e Marte che partecipano alla loro opposizione. In generale si presenta l’ambivalenza che fa fondere la simpatia e l’antipatia, l’attrazione e la repulsione, l’amore e l’odio, il bacio e il morso... C’è in qualche modo doppiezza nei confronti della medesima persona, su cui convergono gli affetti contrari in un concentrato esplosivo. Si tratta qui d’una ambivalenza di simultaneità.

 

La stessa ambivalenza può esercitarsi come successione nel tempo. In tal caso, per esempio, non è più «l’amore crudele» della quotidianità, il clima familiare degli affetti avvelenati, del tipo «nido di vipere», ma una traiettoria nel corso della quale splendidi amori si guastano fino al punto di trasformarsi in detestazione, con l’amore che cede il passo all’avversione, all’odio; come se si distruggesse ciò che si era adorato. Lo scenario in questione tende naturalmente a ripetersi nel corso dell’esistenza.

 

Ma tale oscillazione dall’uno all’altro può anche assumere il carattere d’una esclusione di uno a causa dell’altro per incompatibilità di coabitazione. Qui, questo «ora l’uno, ora l’altro» riguarda spesso le due espressioni polari dell’amore: tenero slancio e desiderio carnale, sentimento idealizzato e attrazione fisica. Ecco allora la dissociazione in cui il soggetto «ama senza desiderare e desidera senza amare», provando tanta più soddisfazione quanto più l’uno risalta in rapporto all’altro: il caso limite è quello dell’uomo che mette su un piedistallo la sposa ammirata, ma trascurata nell’intimità, e che si sfoga in luoghi malfamati... In una tal situazione l’individuo esiste solo a metà nei confronti della stessa persona, ma è ugualmente doppio nella contraddizione della sua vita affettiva.

 

In altri casi, la coppia rivale Venere-Marte (ma ciò si rileva maggiormente con Venere-Plutone) assume l’espressione più diretta di amori che nascono portando già in seno i germi della loro distruzione, con l’essere che si pone in una posizione di contraddizione in cui egli figura come innamorato e come nemico dei suoi amori. Sono possibili altre varianti, e il contesto talvolta permette di scegliere un’opzione piuttosto che un’altra. E così l’ambivalenza, prodotto per eccellenza dello stadio anale, prevale in presenza di una componente Scorpione o Plutone.

 

Legame, combinazione, composizione, associazione, incrocio, coesistenza, simultaneità... ecco i termini ricorrenti per definire le diverse modalità del rapporto interplanetario. Se adottiamo la classificazione assai netta degli aspetti «armonici» e «dissonanti» (il tono musicale s’adatta alla circostanza) diremo soprattutto che ciò che caratterizza i primi, quelli armonici, è un rapporto di collaborazione dei due fattori in campo. I due focolai di tendenze, come prolungamento e come continuità, mirano a fare causa comune rinforzandosi l’uno con l’altro, nell’ambito di una sincronizzazione che possiede la virtù di unire. Sotto questo rapporto, l’essere tende a sentirsi spontaneamente adattato alla vita e facilitato nell’esprimersi. Inoltre, l’aspetto viene vissuto in modalità distensiva, e cioè di normale benessere; di qui la qualificazione impropria di «benefico» o di «favorevole» che gli viene attribuita. Al contrario, ciò che è specifico delle dissonanze è - contrariamente a una riunione o un’unificazione – una scissione, un frazionamento, una rottura di sincronizzazione tra i due focolai di tendenze planetarie. Al posto di una collaborazione naturale, è il conflitto a essere vissuto in una modalità di tensione, il che è percepito in modo spiacevole, e da qui egualmente derivano le qualifiche non meno improprie di «malefico» e di «sfavorevole». Questa confusione di vocaboli sta alla base di parecchi malintesi: le aspettative dei «vantaggi» dell’uno e degli «svantaggi» dell’altro, come se la facilità dell’uno non rischiasse di rivolgersi contro di sé e lo sforzo dell’altro non permettesse di superare sé stesso. È il luogo di percepire l’evidenza del ricorso alla psicologia nelle nostre interpretazioni.

 

La pratica degli aspetti non si è evoluta in modo sensibile nel corso dei secoli, si è restati a un’elaborazione sommaria. Lo stesso Morin, poco versato in psicologia, non si applica per conoscerli intrinsecamente meglio. Per contro, fondando la sua teoria delle determinazioni astrologiche, era inevitabile che situasse il ruolo dell’aspetto a fianco di quelli della Presenza e del Dominio, relativamente al suo effetto nel quadro dello stato terrestre delle Case. Tutto un capitolo è dedicato alla «determinazione dei pianeti attraverso gli aspetti», che opera un rinnovamento nella loro interpretazione.

 

È sulla base di questi nuovi dati che nel mio «Trattato» preconizzai un percorso interpretativo che si basa sulla considerazione di tre piani essenziali dell’aspetto: la natura, l’orientamento e la materia, in altre parole, la sua struttura, il suo stato terrestre e il suo stato celeste, per mantenere il linguaggio di Morin.

 

Così, un aspetto deve in primo luogo essere concepito come rapporto tra due termini, cioè una relazione di tipo particolare, di distensione o di tensione, d’accordo o disaccordo. Il primo tipo di relazione tende spesso ad essere una situazione di facilità, di piacere, di vantaggio, di benefici reciproci; il secondo istituisce piuttosto un clima di difficoltà, di contraddizioni, di problemi da risolvere. Il che non pregiudica affatto la qualità del risultato, essendo inteso che la prima situazione può condurre a risultati negativi, per negligenza o altro, mentre la seconda può essere fruttuosa per via dello sforzo impiegato. In secondo luogo viene la considerazione dei settori coinvolti dall’aspetto, in modalità di presenza e dominio, il che precisa in quali sfere dell’esistenza si manifesta l’aspetto. Così, un’opposizione dalla IV alla X pone essenzialmente una situazione di divisione tra la vita privata e la vita sociale, tra l’io familiare e l’io professionale del soggetto; come tra la famiglia e la coppia se si tratta di una quadratura dalla IV alla VII, ecc. In ultimo luogo, poiché è l’operazione più complessa, si tratta di determinare la stoffa dell’aspetto, la natura psicologica dell’interferenza dei legami che si tessono, e che ci viene data dai pianeti e dai segni implicati. Ora, del meccanismo profondo di questo intreccio, processo interno dell’operazione, Morin non ci ha lasciato nulla. Tuttavia ci ha aiutato a integrare l’aspetto tra le diverse componenti del tema.


Jean-Baptiste Morin de Villefranche, Astrologia Gallica.

 

Quanto alla scuola di Choisnard, aveva senza dubbio altro da fare prima d’impegolarsi con questo problema, sebbene principale, degli aspetti, e lui stesso rimase fermo a vedute assai semplicistiche. Stimava che «è la fonte stessa d’influsso astrale, a seconda che sia armonica o dissonante, a costituire il destino buono o cattivo, e anche il carattere». Aggiungeva anche che «è la verità (nel senso del vero da augurarsi) che emana dall’armonia e che è l’errore che scaturisce dalla dissonanza». Non occorre quindi stupirsi che abbia concluso , in base di qualche raro caso – anche troppo raro e comunque mal interpretato – che il genio fosse il «prodotto» degli aspetti armonici. È stupefacente che un uomo intelligente come Choisnard non abbia presentito le risorse che potevano essere contenute in una quadratura.

 

Fu da parte della scuola di Caslant che si comprese che la perpendicolare della quadratura tende a sbarrare la corrente d’una tendenza come una diga sbarra un fiume per deviarne il corso o per elevarne il livello. L’abate André Blanchard merita d’essere citato quando, nell’introduzione alla Pratique abrégée des Jugements astronomiques sur les Nativités di Henry de Boulanviller (Ed. del 1947), egli dichiara: «Certo, i raggi di trigono favoriscono manifestamente la nostra evoluzione e risparmiano gli sforzi; ma i raggi di quadratura, che in apparenza spezzano dolorosamente il nostro organismo psicologico, ci servono da leve o da trampolino, ci permettono di evadere sia al di sopra che al di sotto del livello di vita ordinaria.» E dire che al giorno d’oggi esistono ancora notevoli e stimati colleghi che s’azzardano sempre di formulare un giudizio di valore sulle persone, equiparandone le qualità agli aspetti armonici e i difetti alle dissonanze!

 

Qui inciampiamo manifestamente nello stato di un’astrologia chiusa su sé stessa, che s’irrigidisce nella ripetizione della propria insufficienza e non può superarsi se non ricollocandosi sul terreno delle realtà umane, come se il macrocosmo avesse bisogno del nutrimento del microcosmo per andare più lontano, aprendosi all’apporto nuovo della psicologia moderna, mettendosi all’ascolto delle scienze umane, nel richiamo di un eco che l’interno umano può tributare all’esterno astronomico.

 

Per rendersene conto, è sufficiente di mettersi all’ascolto della psicoanalisi quando cerca di formarsi una concezione dinamica dei fenomeni psichici. Ce ne si può render conto con questo brano della Introduzione alla psicoanalisi di Freud (cap. XIX): «Se i sintomi (nevrotici) possono servire al soddisfacimento sessuale come pure al suo opposto, questa bilateralità o polarità trova un'eccellente giustificazione in un aspetto del loro meccanismo (...). Essi sono, come apprenderemo, risultati di compromesso scaturiti dall'interferenza di due correnti contrastanti, e fanno le veci tanto di ciò che viene rimosso quanto della forza rimovente che ha pure cooperato alla loro formazione. La sostituzione può poi riuscire più favorevole all'una o all'altra parte, ma raramente una delle due influenze è del tutto assente. Nell'isteria perlopiù viene raggiunto l'incontro di entrambe le intenzioni nel medesimo sintomo. Nella nevrosi ossessiva le due parti spesso divergono; il sintomo diventa allora bifasico [si attua in due tempi], consiste di due azioni, una successiva all'altra, che si annullano a vicenda.»

 

Ammettiamo che lì c’è un equivalente psichico delle nostre configurazioni in una trasposizione diretta. L’interferenza di due tendenze opposte: esiste una migliore definizione sobria dell’aspetto dissonante? E qui impariamo che l’isterico vive il proprio conflitto in una miscela di due correnti, mentre l’ossesso l’esprime con l’alternanza.

 

L’opera che ho pubblicato presso Seuil nel 1961, De la Psychanalyse à l’Astrologie, costituisce, dietro i primi approcci del Dr. René Allendy in Francia, un tentativo di fare uscire l’astrologia da essa stessa per incorporare le proprie operazioni nel campo della conoscenza dello psichismo umano.

 

C’è una trattazione estesa degli aspetti, tanto è fondamentale il posto che essi occupano in ciascun tema natale. In essa assimilo l’aspetto al complesso nella misura in cui quello, poiché raggruppa molteplici fattori, viene visto come un reticolo, un fascio di tendenze associate e interdipendenti, cioè una «unità composta» (in paragone all’astro isolato, al pianeta allo stato puro), unità che fonda un piccolo insieme nell’ambito della personalità totale, carica in sé di associazioni reattive.

 

La dissonanza Venere-Saturno, ad esempio, tende ad associare i due affetti contrari della gioia e della pena, con l’essere che può giungere ad amare quel che gli è spiacevole, a cercare ciò che rischia di farlo soffrire, porta aperta a un masochismo morale. In altre circostanze sono suscettibili d’oscillazione successiva, o di succedersi in stagioni più o meno prolungate dell’esistenza, i due livelli d’umore della gaiezza e della tristezza. Oppure ancora, può essere il conflitto tra attaccamento e distacco in atteggiamenti contrastanti, con l’essere che va alla ricerca d’un amore insaziabile, nell’ambito d’una sensibilità dolorosa di frustrazione o, al contrario, che ci fa una croce sopra irrigidendosi in una chiusura affettiva nei confronti degli altri, oppure un’alternanza tra questi due estremi. Può altrettanto rappresentare la dialettica del richiamo del piacere e del freno della coscienza, o ancora quella di un edonismo incline al degrado verso la dissolutezza e di una colpa auto punitiva... una serie non esaustiva. E ci si interroga se il flusso, deviato dal suo corso per effetto dello sbarramento, trovi piuttosto uno sbocco in direzione della nevrosi, della perversione se non della sublimazione.

 

L’intrusione del psicologico nel campo astrologico m’ha presto liberato di un errore della tradizione o da un falso giudizio: e cioè che il I settore sarebbe quello della personalità e che gli altri undici si riferirebbero a tutt’altra cosa piuttosto che all’individuo stesso, in quanto sono dedicati alle diverse sfere dell’esistenza.

 

Henri Gouchon aveva già fatto i conti con questa insulsaggine il giorno in cui, in un articolo nei Cahiers astrologiques, fece osservare che i fratelli e sorelle di una medesima famiglia non avevano la stessa casa IV e che, allo stesso tempo, queste diverse case IV rappresentavano qualcosa d’altro rispetto a una esclusiva situazione familiare. Chiaramente, questo IV settore poteva rappresentare la famiglia unicamente per ciascuno di essi e non la famiglia in sé: simbolizzazione di una rappresentazione soggettiva. Ma allora, se tutte le case ci riportano alla soggettività dell’individuo, tanto vale conseguentemente riconoscere che la personalità, la psicologia dell’individuo, è rappresentata dalla totalità del tema!

 

A ben vedere, questa visione “psicologistica” trova del resto la sua origine nella tradizione. Ci fa tornare alle lontane origini della mitologia astrale, in cui l’astrologia traduce la vita degli dèi dentro di noi. L’essere umano è il teatro delle loro storie, lotte e gesta; i pianeti incarnano questi dèi, nello stesso modo in cui il balletto siderale che fanno nello zodiaco rende testimonianza della messa in scena della nostra mitologia interiore.

 

Ora, per quanto essa appaia superata ed estranea al nostro moderno razionalismo, questa rappresentazione astrologica è perfettamente sovrapponibile alla concezione che certi odierni psicologi si sono fatti dell’universo psichico umano. Questo universo interiore è percepito come pluralismo di istanze psichiche che, nelle loro relazioni particolari, compongono una figura specifica del soggetto. Jung è arrivato al punto di dire che queste individualità costitutive dell’essere psichico totale sono altrettanti personaggi che posseggono un certo coefficiente di realtà, come se fossero reali entità interiori dotate di una certa autonomia. E, poiché sono molteplici, dobbiamo realizzare la nostra unità (niente affatto acquisita in partenza) prendendo coscienza del nostro pluralismo, e conciliando in un tutto le diverse potenze che si spartiscono il nostro essere (individuazione).

 

Ora, questa percezione ci rimanda proprio al paesaggio costellato del nostro tema, paesaggio tracciato dai diversi aspetti attorno al suo punto centrale. Con l’immagine interiore dell’orchestra di una famiglia planetaria in cui ciascun astro musicista suona il suo strumento secondo diversi accordi; ed è proprio quando parecchi di essi suonano di concerto che abbiamo i grandi temi della partitura, con l’arte dell’astrologo che consiste precisamente nel cogliere questa specie di sinfonia della vita.

 

Dal momento che assegniamo ai pianeti tali funzioni rappresentative, in quanto centri vitali del tema, la sua configurazione inter planetaria ne assume contemporaneamente l’orchestrazione in questione. Questa struttura, espressione della nostra geometria interiore, si lascia sovente schematizzare sotto l’aspetto di nature bipolari, tripolari oppure quadripolari, a seconda che la dinamica del tema si articoli attorno a un’asse di due, tre o quattro centri di gravità.

 

Un esempio di struttura quadripolare è quello di Wagner con presenze planetarie ai quattro angoli del cielo, e di cui è nota la vita movimentata in tutte le direzioni, alla ricerca d’ispirazione ai quattro angoli del mondo e che finisce per realizzarsi nell’unità di una interdipendenza delle arti: poesia, musica e teatro.

 

Un di caso struttura tripolare è quello di Verlaine con una Luna culminante in Leone, in opposizione a Nettuno in Acquario al FC, entrambi in quadratura a una congiunzione Venere-Marte al Discendente in Toro. Si sono in lui affrontate tre nature. Con la prima componente, il poeta dalle sonorità musicali, il bambino del Vangelo, contemporaneamente ingenuo e puro, rivolto verso una certa aspirazione mistica. Con la seconda, di fronte all’altra, l’essere attratto dal baratro, i bassifondi della depravazione e della dissolutezza, il vagabondo. E con l’ultima, l’istintivo dedito all’ossessione sessuale, al delirio erotico, l’innamorato che dà scandalo, con le due ultime istanze che si sono date man forte.

 

Per quanto attiene le nature dalla struttura bipolare, che si tratti di temi dominati da un’opposizione o di un centro di opposizioni, se non da una quadratura fondamentale, più volte ho avuto modo di fare citazioni più o meno pittoresche. Richiamiamo di sfuggita Goethe, Hugo, Federico il Grande, Musset, Nietzsche, con Bayle che rappresenta uno dei più segnati, con un massimo di pianeti allineati in opposizione. Il quale passò da un’opinione a quella contraria, continuando a circolare per opposizione da un pensiero estremo all’altro, essendo prima un riformato, poi convertendosi al cattolicesimo e successivamente tornando al protestantesimo.

 

Ho egualmente dato diverse interpretazioni di temi con una quadratura dominante. Racine (Luna-Marte in Scorpione in quadratura a Saturno in Acquario), che visse vent’anni a Port-Royal, vent’anni liberato contro Port-Royal e nuovamente vent’anni di devozione a Port-Royal. Mallarmé polarizzato dal Fauno Marte-Ariete ed Erodiade Saturno-Capricorno. Gide diviso tra il suo individualismo uraniano e il suo universalismo nettuniano. Alessandro I di Russia che, da convinto liberale, diventò un despota fanatico (Marte sull’Asc. in Acquario in quadratura a Saturno in Scorpione). Filippo IV di Spagna, un don Giovanni che finì per diventare un devoto fanatico (Mercurio congiunto a Venere in Pesci in quadratura a Luna-Saturno in Sagittario). Come Carlo X di Francia (Venere-Giove in Scorpione in quadratura a Saturno in Acquario), Luigi XV, con la sua quadratura Venere-Saturno angolare, straziato tra il piacere e la colpa, ecc.

 

Non sono altro che brevi rievocazioni. Mi riservo di presentarne altre ad illustrazione di questo argomento degli aspetti che mi sembra di fondamentale importanza e che, per parte mia, metto al centro della comprensione della dinamica della personalità e del suo divenire. E se fossi riuscito a farvi condividere questa convinzione stabilita da lungo tempo – dandovi nel contempo un miglior gusto dell’interpretazione intelligibile e ben elaborata – non avrei perso il mio tempo con questa piccola introduzione.

 

L’astrologue n. 1, I trimestre 1968

 

 

Gli esempi presentati sono disseminati un po’ dappertutto in diversi articoli. Si ritrovano in particolar modo in L’Univers astrologique des quatre éléments,  Astres royaux, et Astralités des Femmes illustres.

 
1 Achille Delmas, La personnalité humaine, Flammarion

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