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LA PRATICA DELLE CASE

(Traduzione dal francese di Enzo Barillà)

Come si interpretano le Case o settori astrologici?

 

Le «Case», di concerto con i Pianeti, Segni e Aspetti, formano il quadrivio della cellula del cosmo astrologico.

 

Il fenomeno che è loro proprio dipende dal percorso effettuato dal trivio Pianeta-Segno-Aspetto della sfera celeste rispetto alla sfera locale, nel quadro del movimento diurno, di cui rende conto la domificazione in una rappresentazione topocentrica dello stato celeste.

 

Se si risale lungo la linea della Tradizione – è bene conoscere i propri predecessori, tanto più che a loro si deve tutto in materia – ciò che si riceve è percepito come un sapere balbettante, distillato a tentoni. Tuttavia munito di un punto fermo che s’impone, punto di partenza che non viene messo in discussione: va talmente da sé che la divisione dello spazio della sfera locale riposa sull’incrocio – obbligato – dell’orizzonte e del meridiano, orientati secondo i quattro punti cardinali. Solo che lo sviluppo di questa suddivisione quaternaria fondamentale ha conosciuto la possibilità di molteplici versioni.

 

La presente figura, ripresa dal Corpus Iconographicum di Giordano Bruno (Adelphi Edizioni, Milano, 2001), ne fornisce una rappresentazione collocando al suo centro un luogo della terra; circondato dagli spazi ripartiti degli altri tre elementi. Centratura globale incorniciata da due quadrati perpendicolari tra loro che strutturano una divisione duodecimale in cui dodici case si fondono in dodici segni zodiacali.

 

Non è però affatto una conclusione che si sia imposta d’acchito, sotto la pressione di una necessità prestabilita. Si è dapprima passati attraverso un sistema di otto case (octotopos) di cui ha reso molto eloquentemente conto Patrice Guinard nei numeri 134/136 de L’astrologue (Le Dominion ou système des huit Maisons) al punto di raccomandarne l’adozione. Il passaggio ai dodici settori che vige attualmente trova un primo abbozzo nell’Astronomica di Manilio (anno 10 della nostra era). Dopo di lui, Tolomeo lo usa di mala voglia nel suo Quadripartito. Infine, è Firmico Materno, nella sua Sintassi matematica dell’astronomia (IV secolo) che ne presenta un’elaborazione stabilita, a tal punto che, 12 secoli più tardi, il compendio di Morin (Astrologia Gallica) differisce poco da quel testo iniziale. Ecco una delle versioni conosciute:

 

È così che ci è pervenuto il sistema che ora pratichiamo come verità evidente. Ciò non di meno, occorre passare attraverso gli interrogativi rappresentati da tre tipi di problematiche: il «contenente» spaziale di ciascun settore, il suo «contenuto» significante e l’arte di interpretarli.

 

Lo spazio di una casa: non esiste un unico modo per suddividere in spicchi l’estensione della sfera locale, il che fa sì che non ci sia un unico «contenente» possibile per ciascun settore. Diversi riferimenti cosmografici si prestano a tale ripartizione spaziale, con risultati ogni volta differenti. Da qui numerosi sistemi di domificazione di cui i più utilizzati sono quelli di Campano (XIII secolo), Regiomontano (XV secolo) e Placido (XVII secolo), con Walter A. Koch che aggiunge il suo nel XX secolo, dopo quello Bazchenoff. Questo ambito è già stato oggetto, in francese, di un dibattito quasi europeo (per dire l’importanza che allora gli si attribuiva) di una quindicina di partecipanti, con Le problème des Maisons astrologiques (Edizioni della rivista belga Demain, 1938). Chi fosse interessato alla questione può altresì consultare: H. Selva, La Domification, Vigot, 1917; Dom Néroman, La Sphère sensitive, Sous le ciel, 1937; Xavier Kieffer, La Verité sur la domification, Cahiers astrologiques, 1947; Max Duval, La Domification et les transits, Editions traditionnelles, 1984; Yves Christiaen, Les Maisons égales en astrologie, Dervy, 1983 e L’Ascendent seul n’est pas l’horoscope, Cedra-Astralis, 1992. Oltre a diversi numeri di Cahiers astrologiques (10, 13, 14, 15, 26, 45, 90 ...). Conviene qui rammentare che ci troviamo su un terreno che resta un cantiere aperto ed è senza dubbio lontano da un definitivo chiarimento. Se il sistema di Placido è quello più utilizzato, ciò risiede semplicemente nel favore di uno strumento largamente diffuso.

 

Il senso della casa: il secondo ambito aperto al dibattito è quello del «contenuto» in quanto significante dei dodici spicchi, con ciascuno di questi settori che viene assegnato a una particolare suddivisione del vissuto esistenziale. D’acchito, quanto ci tramanda la tradizione è di una limpida semplicità: alla II casa il denaro, come la famiglia alla IV e il matrimonio alla VII... Grosso modo (in italiano nel testo, N.d.T.) è lo zodiaco a influire, dando l’impressione di essere sceso in terra, con il senso della casa che viene ricalcato sul valore fondamentale del segno, in una specie di passaggio dal soggettivo all’oggettivo: l’oralità del Toro porta all’acquisizione degli averi, i Gemelli danno fratelli e sorelle in III, la venusiana Bilancia conduce al matrimonio in VII, ecc. Ma la simbolica zodiacale dell’epoca non ha ancora nulla di evidente.

 

Si troverà questo rendiconto un po’ corto, e non è glorioso, intellettualmente, adottare direttamente questi significanti esistenziali senza batter ciglio. Solo gli assi della croce orizzonte-meridiano si prestano, per un evidente simbolismo dello spazio, a correlazioni forti. I valori di levata dell’Ascendente – luogo di passaggio attivo da un sotto verso un sopra come dalla notte al giorno – costituiscono manifestamente lo stato di una conquista cosciente e volontaria  di sé, avvento dell’Io, mentre i valori del tramonto, con il Discendente, un consenso al superamento di sé nell’accettazione dell’altro, l’accoppiamento. Lo stesso avviene con il meridiano: al Fondo Cielo c’è il luogo delle nostre radici, la nostra base familiare con la sua nidificazione, il focolare. Gli sta di fronte, al Medio Cielo, la sua proiezione ascensionale: la persona si erge nelle sue imprese, si arrampica nella carriere, si eleva nella scala sociale, mira e si innalza verso una sommità di riuscita... Per contro, questa bella sicurezza ci abbandona con le case intermedie in cui non c’è nulla di formalmente acquisito in materia di fondamenti, con ciascuno che canta il suo ritornello per giustificare più o meno l’opzione ricevuta dalla suggestione della Tradizione.

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Il che spiega una diversità di giustificazioni, se non di spiegazioni. Dane Rudhyar, Les Maisons astrologiques, Le Rocher, 1982. Jean Cuypers, Les 12 Maisons en astrologie, stampato in proprio, 1982. Alexander Ruperti, La Roue de l’expérience individuelle, Ed. universitaires, 1983. Howard Sasportas, The Twelve houses, The Aquarius Press, 1985. Bruno e Louise Huber, Astro-psychologie ; les Maisons de l’Horoscope, Ed. Randin, 1987. Ferdinand David: Les 12 Maisons astrologiques, Le Rocher, 1991... Senza dimenticare anche altri autori che hanno lavorato sull’argomento: Eugène Caslant, Armand Barbault, Jean-Pierre Nicola, Ulrike Voltmer, Tracy Marks...

 

Ciascuno di questi autori più o meno si sforza di fondare una ragione per le attribuzioni date ai settori. Esiste la tentazione come di cadere in un solco già tracciato, di giustificare l’attribuzione tradizionale con riferimento alla tal matrice o sistema. Tuttavia, pur se tutti quei lavori si giustificano e portano informazioni, l’interrogativo non si scioglie facilmente: se non avessimo preliminarmente saputo che la II era in rapporto con gli averi, come la V con i figli, saremmo arrivati a formulare da soli tali conclusioni? Perciò, qui come altrove, non ci si può accontentare di ciò che la tradizione ci ha tramandato, e che dà l’impressione d’essere dato alla rinfusa, così com’è, come un bazar divinatorio. Anche se queste cianfrusaglie ottengono malgrado tutto il rispetto del pratico che non si lascia ingannare...

 

L’utilizzazione dello strumento: una volta attribuito il significato, alla fine grossolanamente soddisfacente, dei nostri dodici settori, resta ancora da far uso di tale materiale. Ora, qui entra in scena un processo interpretativo appropriato, e quello che meglio conviene proviene da Morin allorquando tratta (Astrologia Gallica) la relazione del trivio Pianeta-Segno-Aspetto con le case, per rendere conto di ciò che chiama «stato terrestre» delle configurazioni. Non si può che raccomandare, nella circostanza, la traduzione di H. Selva: La Théorie des Déterminations de Morin de Villefranche (1902), ristampata dal 1976 dalle Editions traditionnelles. È un classico che merita d’essere il libro prediletto di ogni astrologo. Da parte mia, l’ho letto e riletto a tre riprese a parecchi decenni di distanza, per confrontare la mia pratica con gli argomenti di questo autore, al fine di rendermi padrone della focalizzazione su ciascuna casa del concorso del trio Presenza-Governo-Aspetto.

 

Al di là di questa tecnica pura, occorre sapere che l’esplorazione dell’ingranaggio preciso di configurazione rappresentato dalla Presenza – presenza di un astro in una casa, dato primario nella materia – ci fa entrare decisamente nella contrada dell’interpretazione generale.

 

Nel quadro dell’edificio interpretativo, il principio che presiede al rapporto tra Pianeta e Settore occupato rientra nel campo, per riprendere l’espressione di Morin, della «determinazione locale» di un processo globale, generale o universale. Adeguamento talmente evidente che l’assegnazione dell’astro alle attribuzioni particolari del settore ne è un’applicazione diretta in cui si ritrova la tipologia planetaria. E così, Saturno frena, limita è indigente o avaro in II, orfano in IV, celibe o nubile in VII... In breve, «saturnizza» il settore con un effetto che rientra nella natura sua propria.

 

È tuttavia solo un modo elementare delle sue manifestazioni, poiché il rapporto di presenza s’esercita più largamente in un ordine di reazioni diverse, che ci ricordano le operazioni astro-psicologiche che scaturiscono dalla vita psichica. Da qui il presente quadro d’orientamento ispirato dai processi dell’inconscio, come li espone Freud nella sua Metapsicologia.

 

Partendo dal simbolo allo stato puro, astratto significante in potenza, e arrivando alla sua manifestazione esistenziale, significato incarnato, si può operare tutto un gioco di permutazioni della tendenza planetaria. Certo, il suo modo ordinario di esprimersi è quello di manifestarsi semplicemente in linea retta, allo stato puro. Sicché, con Saturno in II, sistemato come padrone di questa casa, il soggetto è saturnino nelle finanze, in genere incline all’economia, al risparmio e addirittura all’avarizia (il peccato dell’astro) perché preoccupato per la propria sicurezza; come, al contrario, tende alla spesa, se non alla dilapidazione per imprudenza, con Marte in II. Ma una semplice dissonanza planetaria dell’astro in questione può cambiare tutto, e la sua tendenza viene deviata dal suo corso naturale. E così, Marte si trova in II in due re di Francia che si succedono: nel padre, Luigi XII, di natura saturnina, l’astro in Leone è bloccato da una doppia quadratura a un’opposizione Saturno-Urano; mentre nel figlio Luigi XIV, soli-gioviale, l’astro in Sagittario è in quadratura con Mercurio governatore della X in X. Non stupisce che il primo sia stato un “taccagno” che serrava i cordoni della borsa, mentre il secondo, prodigo, abbia avuto i bilanci reali in deficit (soprattutto per via delle spese militari), con lo Stato sull’orlo della bancarotta all’atto della sua morte. Similmente, un Saturno in VII in quadratura a Marte (o Urano) in IV o V, ad esempio, invece di spingere verso il celibato può, al contrario, condurre a un’unione precoce, precipitosa, imposta dalle circostanze: pressioni della famiglia, gravidanza indesiderata... E cioè, in questo caso, se tutto cambia relativamente alla forma, non si sposta niente quanto alla sostanza, poiché – risultato della costrizione marziale o uraniana - il soggetto resta affettivamente saturnino, essendo passato da un celibato di uno a un celibato a due.

 

E ancora, qual è l’impatto di un pianeta al Discendente? Questo luogo mette il soggetto di fronte a sé stesso, nella misura in cui l’Ascendente individua una funzione dell’Io, senza dire espressamente se questo “doppio” polare sia incarnato in sé o se è proiettato sull’ “altro”, accollato del suo investimento. Il che spiega le alternanze che normalmente s’imputano a Saturno in VII: matrimonio tardivo o partner anziano. Nel primo caso, è il soggetto l’attore del suo polo saturnino, restando più o meno a lungo celibe, o addirittura fino alla fine, alla maniera d’una Elisabetta I d’Inghilterra. Nel secondo, vive il polo “per delega”, essendo in qualche modo saturnizzato da un/a partner d’età più o meno avanzata, se non moralmente vecchio, che trasuda gravità, grigiore, pena. Senza naturalmente escludere la versione intermedia della coppia essa stessa colpita da una prova affettiva o da una vedovanza, alla maniera di una Maria Stuarda.

 

Ci troviamo qui di fronte a una indeterminatezza del processo saturnino, come se fossimo in presenza di un edificio saturnino: evidentemente lo è, ma ignorando se tale risultato saturnino rientra nella sfera della costruzione stessa, dell’ambiente esterno, del mobilio, dello stato dei luoghi... Così la tendenza al celibato, limitandoci a considerare solo questa, può essere tanto quella di una scelta deliberata, quella di un essere che rifiuta freddamente la coppia, quanto quella d’una impotenza a fondarla, di un ostacolo alla realizzazione affettiva. Non è sempre facile conoscere quale solco imprima il percorso saturnino in questione, ma il nostro sapere ha i suoi limiti e non è poi così malvagio l’ottenere qui un’informazione preziosa in sé stessa.

 


Frontespizio di Johannes Angelus: Astrolabium planum – Venezia, 1494

 

Sin dalla loro origine ippocratica, i quattro elementi non hanno fatto una piega. Certo, vengono usati in modo pietoso, come persone “snaturate” che hanno perduto la comunione con la natura. Per conoscerli bene, occorre giungere a “gustarli” come Bachelard a proposito del fuoco, il campagnolo che rimpiangeva i caminetti che si attizzano e le candele che si smoccolano. Ma sono là, e con essi la simbolica planetaria che si mantiene retta come un perfetto alfabeto. Si può altrettanto dire che la pratica della Presenza è cosa ben acquisita per colui che sa utilizzarla, integrandola nel quadro della reggenza e degli aspetti. Tuttavia, farne un’esposizione generale per mezzo di esempi non è semplice; da dove iniziare e dove finire?

 

Con un caso particolare con la Venere in VI di Federico Chopin allorché dichiara: «Quando le pene del cuore si trasformano in malattia, siamo perduti.» Ben sapendo che la tubercolosi che covava ha cominciato a fare danni con la rottura del fidanzamento con Maria Wodzinska. Ma è solo un pesce nell’oceano. Occorrerebbe tirare un bilancio dei casi conosciuti, procedendo a fare un inventario posizione per posizione, il che diventa un lavoro oneroso. Accontentiamoci qui di presentare diverse posizioni della somma dei 10 astri nelle 12 case. Ho avuto d’altronde modo di trattare Saturno in IV nel mio “Saturno e l’orfanilità”.

 

Nel mio testo La pratique de la Présence apparso ne L’astrologue n. 4, mi ero prefisso un quadro dimostrativo prendendo in considerazione l’intera serie dei presidenti della III Repubblica, tracciando fra questi solo un abbozzo a grandi linee di chi era fortemente marchiato da un settore carico di posizioni, essendo la carica energetica del settore direttamente proporzionale al numero dei pianeti occupanti, sopratutto dei luminari e dei pianeti rapidi. Eccone l’esposizione.

 

Adolphe Tiers: Venere, Giove e Mercurio in VIII, con Sole in IX. Contribuisce alla rovina del II Impero e, presidente provvisorio della Repubblica, emette i prestiti che consentiranno finanziariamente di liberare il territorio dall’occupazione militare germanica.

 

Jules Grévy: Sole e Mercurio in Leone, governatore dell’AS, in IV. L’Eliseo diventa per lui un’abitazione. Fatta eccezione per una rapida trasferta in Normandia, vive permanentemente con la famiglia nell’edificio presidenziale. Inoltre, sono i parenti a esercitare un influsso sulla sua carriera, fino al punto che le illegalità del genero Wilson (lo scandalo delle decorazioni) l’obbligano a rassegnare le dimissioni.

 

Sadi Carnot: Sole, Mercurio, Venere e Giove in VII. È il grande tessitore dell’alleanza franco-russa. Per di più, aiutato da una delle rare mogli presidenziali che l’assiste ottimamente, questo saturnino si lancia magnificamente: tre visite alla settimana all’esposizione del 1889, ricevimento dei sindaci di Francia all’Elisieo, visita di 73 città.

 

Jean Casimir-Périer: Sole e Luna in XII. Il giorno della sua elezione, scoppia a piangere e dice al duca d’Audiffret-Pasquier: “Sono un prigioniero”. In effetti, si sente un recluso all’Eliseo, crede d’essere spiato, fa togliere le insegne ai cocchieri e al domestico, allo scopo di passare inosservato durante le sue uscite. La sua presidenza è una grande prova che lo spinge a dimettersi.

 

Emile Loubet: Sole, Mercurio e Venere in VII. Il grande evento del suo settennato è l’intesa cordiale franco-britannica. Anche lui, come Sadi Carnot, si lancia all’esterno: questo provinciale riceve ventiduemila sindaci!

 

Raymond Poincaré: Mercurio, Venere e Giove e la congiunzione Sole-Saturno in Leone in VII. Il presidente della I guerra mondiale.

 

Gaston Doumergue: luminari e quattro pianeti in V. È Gastoncino, semplicemente a suo agio nel godere la vita a Parigi, da bravo borghese e al di fuori di qualsiasi protocollo.

 

Paul Doumer: Sole e tre pianeti in II. Lo specialista delle questioni di bilancio, più volte ministro delle finanze. E con Venere, Marte e Plutone in III, l’assassinio del presidente nel corso di uno spostamento.

 

Albert Lebrun: Sole e Mercurio in IX. Ripetutamente ministro delle colonie e delegato alla Società delle Nazioni, prima di diventare presidente.

 

Rimangono cinque presidenti senza accumuli significativi. Successivamente a questo testo, rimasto fermo alla III Repubblica, possiamo proseguire con i successori.

 

Philippe Pétain: triplice congiunzione Sole-Mercurio-Plutone con Venere in IV. Capo di Stato di un paese appena invaso dall’esercito germanico, prima per metà e poi interamente occupato, resta al suo posto nel giugno 1940, oltre al fatto che raccomanda il “ritorno alla terra”.

 

Pierre Laval: quattro posizioni in IX. L’uomo della “collaborazione” con la Germania.

 

Charles de Gaulle: congiunzione Marte-Giove in Acquario in IV. Il liberatore del territorio.

Vincent Auriol: Giove, Sole, Urano, Mercurio in VII. Onde capire questa intensa presenza, notiamo la segnatura lunare (Luna al MC in quadratura con l’AS, assistita da Giove in Leone al Disc.). Il che spiega l’articolo di France-Soir del giorno dell’elezione presidenziale: «Una faccia rotondeggiante di redditiere per bene, occhialini di bravo artigiano, pochi capelli su un cranio luccicante, l’aria da burbero benefico, baffetti tagliati corti. Un po’ d’accento. Un cognome che finisce in “ol” e che sa di Linguadoca. Un nome meridionale al 100%. E per di più, figlio di fornaio... Ecco tutto pronto per la cartolina postale ufficiale. Non si avrebbe potuto scegliere per l’Eliseo un uomo che seguisse meglio la linea di Fallières e Doumergue.» Senza dimenticare che al Congresso di Versailles, a capo scoperto e vestito di un semplice completo blu con cravatta grigia, all’annuncio della sua nomina, si getta quasi piangendo nelle braccia del suo vecchio amico Léon Blum. Ebbene, la VII di questo brav’uomo di presidente è assai semplicemente sua moglie, la Signora Auriol che, al suo fianco, si rivelerà una padrona di casa di prim’ordine; questa prima Signora di Francia farà rivivere il mondo dell’Eliseo con i suoi ricevimenti ed eventi culturali.

 

Non conosco a sufficienza la vita di René Coty per sapere a che cosa possa ricollegarsi la presenza di quattro lenti in III, mentre l’importanza del settore dell’amicizia è evidente in Georges Pompidou (conquistò l’amicizia del suo sponsor, de Gaulle) con la sua quadruplice in XI. Suscita interrogativi quella in V di Valéry Giscard d’Estaing, e il trio dei luminari insieme a Mercurio in I di François Mitterrand fa pensare al personaggio romanzesco che s’è costruito...

 

Un tale bilancio conforta la posizione di adesione che abbiamo adottata. Occorre ancora proseguire per vederci subito chiaro. Ho l’intenzione di dedicare due studi specifici al Sole all’Ascendente e alla Luna al Fondo Cielo (cfr. Le soleil à l'ascendant e La Lune au Fond-du-Ciel in questo stesso sito internet, N.d.T). Nell’attesa, è interessante operare alcuni rilievi significativi, il che ci condanna, nostro malgrado, ad andare a caccia nelle terre d’un caleidoscopio di classificazioni assai disparate in cui, tuttavia, solo una situazione estrema o un caso “limite” può assumere un valore esemplare.

 

Non è sorprendente, ad esempio, che Karl Marx, autore del Capitale, abbia una congiunzione Sole-Luna in Toro in II? Che Napoleone abbia – abbinamento d’una presenza e d’un dominio -  il Sole in Leone in X? Non rappresenta dunque una sorta di canzone epica che richiama l’aforisma di Bonaparte a Tolone: «Quando un uomo è all’altezza della propria fortuna, essa non lo prende mai alla sprovvista; per quanto sorprendenti siano i suoi favori, questi lo trovano pronto.»? L’opulenza d’una culminazione solare dell’astro nel suo segno. Su questa pista prosegue lo stesso genere di contributo allorché un principe sale inopinatamente al trono. Come Luigi XVI – riunione di Mercurio maestro del MC a una congiunzione Sole-Giove in Leone, che coinvolge dominio e aspetto – che vi è arrivato al termine di un concorso assai straordinario di lutti familiari. Il terzo figlio di Paolo I di Russia, Nicola I – Giove in Pesci al MC e in trigono al Sole all’Ascendente – diventa zar in doppia conseguenza della morte del primogenito e della rinuncia al diritto dinastico del secondo. Sono state le morte successive di Giorgio IV, Guglielmo IV e dei loro rispettivi figli, e poi quella di suo padre, che resero la regina Vittoria – con Giove in X e il Sole all’Ascendente - erede della corona britannica. Col suo Giove altissimo al MC, Giorgio V d’Inghilterra prende il posto di suo fratello maggiore, deceduto prima di lui. Lo stesso accade quando Giorgio VI diventa re per via dell’abdicazione del suo, Edoardo VIII: Giove in Leone al MC, in mutua ricezione col Sole in Sagittario, è rinforzato dal Sole in Leone in X di sua moglie, la regina Elisabetta Margherita. Nata sui gradini del più antico trono d’Europa, Margherita di Danimarca non era programmata per salirvi ma, al referendum nazionale del 1954, il popolo danese ha rivisto la legge di successione monarchica. In tal modo, contro ogni aspettativa, sarebbe diventata la prima danese elevata al rango di principessa ereditaria, e poi a quello di regina; questa promozione inaugurale non poteva vantare niente di meglio di quella perfetta configurazione rappresentata dalla congiunzione Sole-Giove in Ariete in X!

C’è da stupirsi se il re di Francia più squattrinato, Carlo VII, abbia avuto Saturno in II? Certo, l’astro in questo settore non riveste alcuna rappresentatività a livello di fortuna, l’unica sua implicazione essendo il rapporto psichico dell’essere con l’avere; tanto che con pochi mezzi ci si può sentire a proprio agio con Giove in II, provando indubbiamente la sensazione che si dispone di risorse. Mentre con Saturno, e malgrado la disponibilità di maggiori mezzi, si può avvertire un senso di ristrettezza simile alla povertà: non si apprezzano le proprie ricchezze, o addirittura si gestiscono male, con i beni che diventano una fonte di prove. In sé, un Sole in II valorizza una facoltà di guadagno e fa apprezzare l’autonomia economica d’una donna, una piccola commessa, Marie-Louise Cognacq-Jay, che fa fortuna, o di un’Agatha Christie, d’una Simone de Beauvoir che gestiscono i loro affari; mentre una presenza lunare, per poco che sia dissonante, rende fragile, sminuisce la relazione con il denaro, come se ci si trovasse in uno stato di dipendenza o come se non si sapesse farsi valere economicamente, sottraendosi a ciò una Coco Chanel che dice di sé: «povera come Creso e ricca come Giobbe» ... E con una congiunzione Giove-Urano sulla punta della II, Marthe Hanau si fa “banchiera” ... È ben possibile che la presenza di Giove con altri tre pianeti in II nella genitura di Napoleone III abbia qualcosa a che vedere con la stupefacente prosperità economica del Secondo Impero, la migliore del suo regno. E non ci si può stupire, dopo aver dato un’occhiata a Marx, d’incontrare in Maurice Leblanc, autore delle avventure di Arsenio Lupin ladro gentiluomo, simpatico  eroe predatore di tesori di proprietari indegni, una congiunzione Sole-Mercurio-Giove in II.


A Roma, le monete erano talvolta incise con la segnatura celeste del sovrano.
Così, qui, il pezzo di Adriano con una congiunzione della Luna al Sole.

 

È per via ereditaria che Luigi XI s’è visto restituire o ha incorporato al patrimonio della monarchia francese il massimo delle province: aveva un Sole in VIII assai circondato. Inversamente, con un Saturno in Cancro dissonante in VIII, il principe Felix Yussupov, la più grande fortuna della Russia, che superava quella dello zar, ha perduto tutti i suoi beni sotto la rivoluzione bolscevica. Barbara Hutton, animata da una bruciante congiunzione Sole-Marte in Scorpione in VIII, eredita una fortuna che la rende a 6 anni la bambina più ricca del mondo. Tuttavia, con questo duo astrale in opposizione a Saturno in II, il suo destino finanziario si rovescia radicalmente al punto che termina in rovina la vita, sopraffatta da una muta di creditori. Altri tocchi di campana di Saturno in II: Jeanne Lanvin, avveduta amministratrice capricorniana, che fa fortuna nella moda fino a soddisfare la sua passione di ricca collezionista; e il “mal del denaro” di Jacqueline Kennedy-Onassis, il cui Saturno in II costituisce il manico di un secchio di fronte all’insieme delle sue brillanti configurazioni, centro deprimente d’una insicurezza compensata in rapacità finanziaria. Tutto l’opposto si verifica generalmente con Marte in II, il valzer del denaro che brucia le dita, da Maria Antonietta (al limite della configurazione) “Madame deficit”, alla cicala Françoise Sagan, passando per Elena Blavatsky, “mani bucate” ingarbugliata con i dollari...

 

Soffermiamoci qualche istante sul III settore: fratelli e sorelle, comunicazione con l’ambiente immediato, i contatti, l’espressione, la parola, gli scritti, gli studi come pure gli spostamenti, altro modo di relazionarsi.

 

Jean François Champollion, con un quartetto Sole-Mercurio-Venere-Marte in Capricorno in III, nel contesto di una Luna in Cancro in IX, di Nettuno all’Asc. e di Plutone in IV. Ispirato da un fratello maggiore che lo forma intellettualmente, assai dotato per le lingue, affascinato dall’antico Egitto, ha la rivelazione dei geroglifici, facendo alla fine parlare gli scritti plurimillenari. Terminerà la vita su una grammatica egiziana, poi su un dizionario egiziano. Certo, anche Pasteur ha una forte concentrazione in III: manifestava grandi inclinazioni per il disegno e i dipinti a pastello, in cui brillava al liceo di Besançon, e per poco non entrò alla Scuola di Belle Arti; ma il suo Saturno in Toro al Disc. doveva dirigere la sua concentrazione capricorniana verso le più concrete realtà scientifiche. Un caso in cui il dominio s’aggiunge alla presenza: Edmond de Goncourt – Sole e Mercurio in Gemelli in III – che quasi sopravvive alla sua opera, lasciando il suo nome al premio letterario più quotato di Francia. Ci allacciamo a Jules Ferry, con Sole e Mercurio in III e Luna in Gemelli al FC. Ministro della Pubblica istruzione, diventato Presidente del consiglio della III Repubblica, è il padre dell’istruzione dell’obbligo, gratuita e laica, grazie alla quale ciascun francese, maschio o femmina, ha imparato a leggere, scrivere e far di conto, ricevendo un’educazione popolare fino a ottenere una licenza di scuola elementare, assai pregevole, sopratutto rispetto alla spaventosa arretratezza in cui si trova l’odierna società con le sue legioni d’analfabeti. Non è per nulla stupefacente che Daniel Filipacchi, gran padrone della stampa francese abbia, insieme a Marte, una congiunzione Sole-Mercurio in III. Né che Marcel Bleustein-Blanchet – pioniere della pubblicità moderna, con la sua grande agenzia parigina “Publicis” -  abbia il Sole in Leone, spalleggiato da una congiunzione Mercurio-Marte, in casa III. Un Giove in III può significare una capacità espressiva, la cui modalità orale richiama alla mente il brutto ricordo di Hitler e Goebbels. In tutt’altro ordine, la III è della partita alla nascita dell’automobile. Marte si trova sulla punta di questo settore nella genitura di Carl Benz che, con Gottlich Daimler col Mercurio in Ariete (ora di nascita ignota), fa marciare la prima automobile a Mannheim nel 1886. E lo è anche, accompagnato da una congiunzione Sole-Mercurio in Gemelli in X, con René Pahard che lancia le quattro ruote sulle strade di Francia. Inoltre, Mercurio, Giove e Sole stanno nella III di André Citroën, come pure l’Urano in Leone di Louis Renault, punto di raccolta degli aspetti del suo tema.

 

Passando dalla III alla IV, raffrontiamo due casi della monarchia francese notando che Enrico III, col suo Marte in IV, fu assassinato nella sua casa di Saint-Cloud, mentre il suo successore Enrico IV, col suo Marte in III, fu assassinato in carrozza in rue de la Ferronnerie a Parigi. La miglior configurazione della IV è rappresentata dalla congiunzione Sole-Giove di Luigi XIII che, con Richelieu, consolida la casata dei Borboni facendo trionfare l’assolutismo reale. E la peggiore, la congiunzione Marte-Saturno-Plutone del povero Luigi XVII che finisce la vita marcendo in cella. Sempre nell’ambito dei sovrani, la bella congiunzione Luna-Venere-Giove in IV di Caterina II esprime l’amore della terra russa di questa zarina, che percorre tutto l’impero onde conoscerlo meglio e facendo di tutto per svilupparne le risorse; con la sua congiunzione Sole-Marte in Toro in II, la fame di possesso della terra s’iscrive sulla carta geografica mediante conquiste territoriali, acquisizioni di grandi province e fondazione di città. Con Luigi I di Baviera, che ha un quartetto Mercurio-Venere-Marte-Nettuno in IV, si tratta della passione architettonica di un re barocco che ricopre Monaco di monumenti impressionanti, facendo della sua capitale una città antica e italianizzata, che diventa un centro culturale europeo. Aggiungiamo Prosper Mérimée (congiunzione Sole-Venere-Saturno in Vergine in casa IV) il cui gusto per l’archeologia e passione per il patrimonio nazionale lo resero il grande Ispettore generale dei monumenti storici del Secondo Impero.

 

Passiamo un momentino con Giove al FC o in IV. Con il suo congiunto alla Luna in Scorpione, con Marte in VIII, la duchessa di Montpensier, detta la “Grande Mademoiselle”, eredita in particolare il sontuoso Palazzo del Lussemburgo (sede del Senato) in cui, fino alla morte, vive nel lusso, imprimendo il suo marchio decorativo. Con Giove in Leone in IV, Richard Wagner costruisce il suo ambizioso teatro a Bayreuth dove abita, per di più, in una casa vistosa e lussuosa. Con Giove in Pesci congiunto a Plutone, Auguste Mariette, il grande disseppellitore, scopre nell’area delle necropoli dell’antica Menfi il mausoleo dei tori Api e fa venire alla luce, oltre che la Sfinge, numerosi monumenti preziosi. Con Giove in Vergine e Mercurio in Gemelli all’Asc., Marie-Louise Cognacq-Jay crea il grande magazzino parigino della Samaritaine, unito - sullo sfondo di un Sole in Cancro in I, con la Luna in V – alla fondazione del Premio Cognacq-Jay, che premia le famiglie numerose. Con Giove in Cancro, il fabbricante Cheval (cfr. l’astrologue n. 55) si costruisce un panteon personale costruendo egli stesso il suo castello barocco di Hauterives, Drôme. Allo stesso modo che, con Giove in Gemelli, governatore del MC in casa IV, Maurice Druon, segretario perpetuo dell’Accademia Francese, vive sotto la cupola di quai de Conti; dopo tutto, è autore di opere storiche come Rois maudits e Grandes familles...

 

Concludiamo con tre scrittori francesi in cui domina una forte occupazione della IV. Victor Hugo (Sole-Venere-Plutone governatore dell’Asc., con Nettuno maestro della IV in I) appare come un caposcuola nel suo focolare domestico. Il cenacolo romantico s’è tenuto nel salotto rosso di via Notre-Dame-des-champs. È da lì che è uscita la sua letteratura dottrinale. Sainte-Beuve, Vigny, Dumas, Musset, Balzac, Delacroix, Devéria, David d’Angers... partecipano assiduamente alle riunioni durante le quali si leggono opere nuove: Marion Delorme, Otello... Il 30 settembre 1829 ha luogo la celebre lettura di Ernani davanti a una sessantina di amici, il normale effettivo di queste riunioni. Ci sarà anche, più avanti, delle “serate di Médan” dove si riuniranno da Emile Zola gli scrittori della sua epoca: Maupassant, Huysmans, Hennique... Con un quintetto composto dai luminari e tre pianeti, l’opera di questo gioviale si costruisce sull’albero genealogico di una famiglia, i Rougon-Macquart: trentadue membri, la base di un migliaio di personaggi della sua commedia umana naturalista. Mentre il quartetto cancerino del lunare-saturnino Marcel Proust, l’universo proustiano, si concentra sulla sua famiglia e sua madre, in una discesa dentro di sé sulla china dell’infanzia.

 

Tralasciamo le case successive per riscontrare qualche posizione della VII. Isabella la Cattolica – beneficiaria di una congiunzione Luna-Giove in IV (Giove in Acquario), con Urano in Cancro al MC, evocante l’inattesa impresa di Cristoforo Colombo che depone ai suoi piedi l’impero del Nuovo Mondo –evidenzia un trio Sole-Mercurio-Venere, con l’evento maggiore del suo regno rappresentato dal matrimonio che consacra l’unione delle corone di Castiglia e d’Aragona, e che avrebbe condotto all’unificazione della Spagna. C’è anche il Sole in VII, assistito dal MC in Bilancia con Venere in Toro in V, che fa eco al matrimonio di Lady Diana, diventata principessa del Galles. Le sventure di Saturno al Disc. di due regine parenti: il Saturno in Cancro di Elisabetta I d’Inghilterra, nubile incallita, e il Saturno in Scorpione, accompagnato dal Sole in VIII, di Maria Stuarda di Scozia, vedova a diciotto anni che perde il secondo marito, assassinato, ed essendo l’assassino il suo favorito. Uno dei più celebri processi della storia – l’affare Dreyfus – mette all’ordine del giorno un Marte in VII, nell’occorrenza all’opposizione di una congiunzione Luna-Nettuno in Pesci in I, accompagnata da Saturno in Leone all’inizio della VII. L’altro grandissimo processo, quello di Galileo, fa risaltare Marte in X su un’opposizione Urano-Nettuno. Mussolini, con un trio Plutone-Saturno-Marte in VII, non si è dunque perduto unendosi a Hitler?

 

Un piccolo campione della casa VIII. A volo d’uccello, si è sensibilizzati dall’occupazione di questo settore nei temi di natività di John F. Kennedy e Lady Diana. Il dramma è tuttavia generalmente più sottile. Fra gli scrittori francesi si raggiunge il record con i sette pianeti in VIII di Charles Baudelaire, a proposito del quale Guy Michaud parla di “cimitero interiore”. Il frontespizio de “I fiori del male”, inizialmente illustrato da Bracquemont, raffigura una pianta-scheletro. Poi con il quintetto (sottolineato da Urano in Scorpione in I) di Louis-Ferdinand Céline dai titoli di opere che sono già evocatori: Casse-pipe, L’école des cadavres, Mort à crédit, Bagatelle pour un massacre... «La morte mi abita dentro. Lei mi fa ridere.» «Mi rallegro solo nel grottesco, ai confini con la morte.» «La verità è la morte», provocazione primaria della sua opera. E la sua visione dell’uomo: «Tu, piccolo putridume informe, tu non sarai mai altro che spazzatura!»

 

Concludiamo questo panorama generale sul caso di Saturno in X, della sua culminazione. Più di qualsiasi altra, questa posizione deve essere colta sotto un duplice aspetto. Essa mostra che la configurazione non è solamente un qualcosa “in sé”, per così dire chiuso, come un contenuto serrato su sé stesso: essa è altrettanto un “per sé”, un contenuto a disposizione. Relativamente stabilita “in sé” per il suo valore proprio, diventa predisposizione a seconda di ciò che uno ne fa, con il suo “per sé” che viene adeguato alla persona. Non ho d’altronde mai smesso di ripetere che ciò che conta di più non è la tendenza in sé stessa – veicolata dalla configurazione -, ma il rapporto che con essa si stabilisce, e cioè l’utilizzazione che se ne fa. Richiamando anche l’immagine naturale del giardiniere che semina o pianta in funzione del terreno selezionato e del calendario. Solo la traduzione del contenuto della configurazione, similmente a una partitura decifrata, è un percorso da portare a compimento, che occorre ricercare giudicando la sua potenza espressiva nel configurato, a seconda di ciò che è, a seconda della sua personale recettività.

 

Per tornare a Saturno in X, o congiunto al MC, l’accento saturnino si applica all’Io professionale e, più generalmente, all’essere sociale, tendendo a sfociare su due opposte finalità. La sua condizione naturale è – nella modalità vocazionale di un Picasso che l’ha in compagnia di altri tre pianeti lenti -  una mobilitazione delle aspirazioni un investimento totale nella “carriera” (termine che rievoca l’elemento Terra dell’astro). È l’ambizione stessa (indice accompagnatore di Napoleone) con ciò che può contenere di avidità, di bulimia: del sempre di più, spesso fino all’eccesso, al punto da potere essere “abbuffati” dalla propria situazione. Salvo di non trovarsi sotto il peso di un blocco, causa di disinvestimento tra disinteresse e rinuncia, che può sfociare in una mancata realizzazione di sé o in un senso di fallimento; che avvenga per mancato adattamento all’ambiente, per incompetenza o altro...

 

Il fondamento del risultato deriva soprattutto dalla via professionale scelta. L’affinità di Saturno con il sapere è sufficiente a giustificare la concordanza con una carriera intellettuale, e si sa che tale posizione predomina negli scienziati che ne sono i principali beneficiari. Mostra invece disaffezione negli artisti, seppure esiste un’arte saturnina. Ma diventa un’autentica avversione negli statisti, con il Saturno in X che minaccia di prove il potere.

 

In Astres royaux, in cui ho presentato 197 temi di natività di sovrani, ho sottoposto a verifica quei 49 tra di essi che furono detronizzati o che abdicarono volontariamente. Poiché avevo adottato una posizione di Saturno estesa per 15° da una parte e dall’altra del MC, c’era 1 probabilità su 12 di riscontro. Ora, invece di ottenere una media di 4 posizioni in quei sovrani, il riscontro si è quadruplicato. Basti solo ricordare il caso francese di Carlo X, Luigi Filippo e Napoleone III. Per quanto una tal sorte non sia l’appannaggio esclusivo di quest’unica configurazione (segue Saturno al FC: da Carlo V che rinuncia al trono a Zita d’Austria detronizzata): il fatto d’essere detronizzato non è la sola prova riservata a Saturno culminante, da Francesco I che, con la disfatta di Pavia, conosce il carcere spagnolo, alla regina Astrid del Belgio, prematuramente scomparsa.

 

La maledizione saturnina in questione può altresì essere osservata negli statisti. Non può addebitarsi al caso se Saturno sta in X nel tema di René Viviani, Presidente del Consiglio il 3 agosto 1914, come in quello di Edouard Daladier che lo fu, a sua volta, il 1° settembre 1939, l’uno e l’altro uomini di tragica missione. E meno ancora quando si osserva la stessa posizione nelle tre sommità del regime nazista: Adolf Hitler, Hermann Goering e Heinrich Himmler. E, nella stessa epoca, Pierre Laval, condannato a morte e fucilato. E dopo di allora: John Kennedy, Richard Nixon, vittima del Watergate, Aldo Moro, assassinato dalle brigate rosse, Georges Pompidou, deceduto in carica, e Pierre Bérégovoy, suicidatosi. Senza dimenticare che la medesima posizione esiste nei “maledetti”: l’anarchico Ravachol, Santo Caserio che pugnalò il Presidente Sadi Carnot, l’uno e l’altro sotto la stessa insegna.

 

Non è solo la scelta professionale che occorre giudicare, ma anche una totalità esistenziale, per valutare l’integrazione della tendenza saturnina; su questo punto c’è contrasto totale tra due casi di Saturno in X: Adolphe Thiers e John Kennedy. Il primo, del resto, è un vecchio di 73 anni: «Monsieur Thiers, tirateci fuori da quest’impiccio!» gli si dice da tutte le parti nel febbraio 1871: la Francia, appena sconfitta, è senza governo, senza esercito, con un territorio occupato per metà dal nemico e mutilato dell’Alsazia-Lorena. Tragedia che raddoppia con l’orrore della Comune di Parigi: 20.000 morti, per la gran parte fucilati, donne e bambini compresi, più 35.000 arrestati, di cui 7.000 deportati! Bel bilancio del personaggio al potere, che tuttavia muore nel suo letto, buon vegliardo onorato dagli storici e dai cartelli stradali di tutte le buone città della Francia... Che distanza con il Presidente americano! Ciò che stride nel caso di Kennedy, è il contrasto enorme tra lo stile di vita saturnino e il suo personaggio e tra la sua vita. Nessuna gravità, niente di cupo, di pesante, di laborioso, di drammatico. Tutto in lui (lo stile dei Gemelli) sa di spigliatezza, facilità, leggerezza, di lato divertente di una vita vivace, gradevole, indubbiamente superficiale ed egocentrica. Per di più, è il più giovane presidente di un’America felice e prospera, tanto soddisfatta e piena di vita quanto possibile. La Casa Bianca gli è quasi caduta fra le braccia e lui è , per così dire, un uomo appagato. Ora, una tal fortuna quasi insolita gira le spalle a quel Saturno nell’ombra, come la minaccia d’una bomba a orologeria. È inquietante trovarsi di fronte a una situazione di questo genere che pone l’essere in equilibrio instabile con la sua realtà profonda (Saturno culminante su un sottofondo di VIII), con questa componente interiore che resta muta, mentre l’equilibrio vitale risiede nel compimento di tutta la gamma delle sue tendenze.

 

L’esempio da confrontare, opposto a Kennedy, è quello di Elisabetta II, col suo Asc. in Capricorno e Saturno, che lo governa, al MC, accompagnato da una congiunzione Marte-Giove, governatore della X, in I: quando nacque, nulla la destinava a salire al trono d’Inghilterra. Fu necessaria l’abdicazione di suo zio, Edoardo VIII, affinché suo padre diventasse re. Ora, è dal clima di gravità fondamentale della sua natura saturnina che proviene il suo stile di sovrana. Quello d’una persona posata, semplice, sobria, modesta. Di primo acchito, incarna le virtù d’una regina che realizza una missione. Tutto il suo essere, tanto la nella semplicità naturale quanto nell’impeccabilità ricercata, si compendia in una sobrietà personale onde raggiungere uno stato di perfezione al solo vantaggio della monarchia britannica. In una consapevolezza regale, ella porta tanto più degnamente la corona tanto più si sente purificata, come spersonalizzata, con la sua missione che diviene quasi un’ascesi. Qui, Saturno è all’opera ogni giorno, silenziosamente, senza alcun bisogno di contraccolpo, di tragico; in ogni caso, dopo mezzo secolo...

 

È così che occorre considerare che il configurato ha voce in capitolo in merito alla sua configurazione. Interpretare è quindi non solo decifrare uno spartito astrale, ma anche e soprattutto confrontare il quadro delle astralità con lo stile di vita dell’individuo, per giudicare in che modo e in qual misura egli non volti le spalle alla sua verità profonda, e sposi la sua vera e piena personalità. Il che è l’arte della collaborazione tra interprete e interpretato.

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