Astrologie Individuelle
(Théorie)

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LA SOVRANITA’ DEI QUATTRO ELEMENTI

Traduzione dal francese di Enzo Barillà

 

            Ho conosciuto avversari che proclamavano tali e tante ragioni per rigettare l’astrologia - una autentica orazione funebre - che sembrava impossibile veder spuntare all’orizzonte il più piccolo segnale di una vera correlazione. Eppure... Richard Pellard si presenta in una situazione similare. La sua critica degli elementi rende testimonianza di una tale babilonia, rende conto di un tale guazzabuglio da far sembrare impossibile l’emersione di una verità da questa confusione. Eppure...

            Sì, eppure quale disaccordo tra codesta rappresentazione ed i fatti! I fatti? A persone razionali come lui e me sono i numeri che ce li impongono, vale a dire ciò di cui rendono testimonianza i bilanci statistici. E sono tali da invitare il mio avversario a rivedere il proprio lavoro per meglio conformare il suo giudizio alla realtà. Potrei d’altronde fermarmi a questo fatto probabilistico che sarebbe perfettamente sufficiente, in sé, nel suo valore dimostrativo. Tuttavia, spieghiamoci.

 

 

IL SENSO ELEMENTALE DELLA COSTANTE STATISTICA

 

            Ecco questi fatti: sono due tavole composte, dopo un intervallo di diciotto secoli, da Antioco di Atene e Michel Gauquelin, con il secondo che conferma il primo per la sua prima serie planetaria.

 

Temperamento

Umore

Qualità

Pianeti

Sanguigno

sangue

caldo-umido

Giove-Venere

Bilioso

bile

caldo-secco

Marte-Sole

Nervoso

atrabile

freddo-secco

Saturno-Mercurio

Linfatico

linfa

freddo-umido

Luna-Venere

 

Antioco di Atene (II° secolo)

 

Pianeti

Umori

Elementi

Giove

sanguigno

Aria

Marte

collerico

Fuoco

Luna

flemmatico

Acqua

Saturno

melanconico

Terra

 

Michel Gauquelin (XX° secolo)

 

            Quali sono dunque questi fatti? Si capiscono subito osservando i gruppi professionali. Che il linfatico, sensibile, immaginativo e contemplativo faccia più facilmente un poeta, il sanguigno espansivo e spettacolare un attore, il bilioso energico e volitivo uno sportivo ed il nervoso riflessivo e concentrato uno studioso; ecco molto chiaramente ciò che si osserva con una Luna fortemente angolare nel primo e similmente con Giove nel secondo, Marte nel terzo e Saturno nel quarto. Si controllano poi nella rivelazione delle parole chiave - in quanto hanno risposto all’effetto dell’angolarità planetaria - le quali evidenziano la correlazione così come viene ricostruita nella tavola caratterologica di questi temperamenti. Il linfatico lunare: gentile, di buon cuore, bonario, compiacente, distratto, immaginativo, influenzabile, impulsivo, indolente, sognatore... Il sanguigno gioviale: spigliato, ambizioso, autoritario, chiacchierone, comunicativo, spendaccione, gioioso, mondano, vanitoso... Il bilioso marziale: attivo, ardente, combattivo, coraggioso, energico, focoso, valoroso, vivo, volitivo. Ed il nervoso saturnino: concentrato, coscienzioso, freddo, metodico, modesto, osservatore, organizzato, riflessivo, riservato, ripiegato su se stesso, cupo... (L’astrologue n. 78) Il che conferma nuovamente l’indagine di Françoise Gauquelin quando esamina i tratti caratteriali lunari, venusiani, marziali, gioviali e saturnini di dieci astrologi (L’astrologue n. 51). Esiste anche una sorta di prova a contrario: quando la Luna angolare ha una frequenza superiore alla media, Marte ne ha una inferiore alla media, e viceversa. Così come anche Saturno ha una frequenza inferiore alla media quando Giove ne ha una superiore e viceversa: l’antinomia dell’Acqua e del Fuoco, dell’Aria e della Terra.

            Sostenere che «chiamo Gauquelin in soccorso degli elementi» è in verità un’inversione dei fatti: non sono io che vado incontro a lui, bensì è lui che viene da me! Sono autorizzato a fare questa restituzione, tanto più che nel numero 86 dei Cahiers Astrologiques (maggio-giugno 1960) avevo formulato una interpretazione dei suoi futuri bilanci - basandomi sugli elementi - che la serie C degli Psychological Monographs ha confermato. Perché, in fin dei conti, è la tipologia temperamentale ippocratica che chiarisce, ordina e spiega questi risultati statistici: è grazie a lei che noi prendiamo veramente possesso della tipologia planetaria. Sia pure per il suo tramite, sono questi temperamenti-elementi che incassano il beneficio delle acquisizioni statistiche; o, meglio ancora, vincono tutta la posta. Occorre quindi che ci sia un benedetto solidissimo fondo di realtà in quella che si presenta come la prima tipologia umana della nostra storia, perché è il grano ippocratico che viene macinato dal mulino astrale.

 

 

LE CONTESTAZIONI

 

            I mancati risultati statistici che portano verso altri dati del tema sono qui fuori proposito: nessun amalgama. Occorre prendere in considerazione i soli test sui pianeti stessi: cinque risultati su dieci, ciò rappresenta il 50% (potrei rivendicare il 70% nel mio caso personale, con Nettuno e Plutone che hanno fornito risposte positive al test di F. Gauquelin). E’ dunque così disprezzabile questo risultato? Se solo il RET potesse offrire tanto lusso...

            Arriviamo a Venere: perché tante storie? In primo luogo, il pianeta non è il pezzo staccato di un meccanismo, un parametro fisso; è invece una instabilità che fluttua, un concertato di parti in vista di un tutto, con gli antichi che, del resto, la facevano variare a seconda che fosse orientale od occidentale. Venere è Aria come riconoscono Tolomeo e Morin e come la presento io. Più umida in questo elemento dove Giove è più caldo, come avviene in Terra dove Mercurio è più secco e Saturno più freddo. Che assomigli all’Acqua? Che prodezza... E’ forse obbligatorio che ciascun pianeta sia l’espressione di un tipo elementale puro, il che porterebbe ad accentrare Giove e Venere in Aria, Mercurio e Saturno in Terra? Le differenze di natura tra di loro salterebbero in un sol colpo. Senza contare che codesta esigenza di purezza teorica, ritorta contro la scuola condizionalista, può fare molto male con Saturno in E, se contrapposto a Marte e Giove, e Urano in T, ugualmente di fronte a Nettuno e Plutone. E Venere - giustamente - non altrettanto E che R? Allora?... E’ naturale che l’insieme del sistema planetario si ripartisca differentemente attorno alla tavola d’orientamento della stella a otto punte dove si intrecciano la croce dei principi elementali e quella degli elementi. E se Plutone fosse contemporaneamente Fuoco-Acqua? Dopo tutto la Luna condizionalista, fuoripista, non oscilla in tutte le direzioni?

            Stupore per Urano e Nettuno, la cui coppia di elementi Fuoco-Acqua si impone, all’inizio del mio Trattato e in Analogies de la dialectique Uranus-Neptune (mi si legge con attenzione?). Ma io non sono chiuso in un sistema, da qui gli altri miei riferimenti. Questa doccia fredda della scuola condizionalista sugli elementi quindi non si giustifica.

 

 

UNA IMMUTABILE REALTÀ ESISTENZIALE

 

            Appartengo ad una civiltà che non ha mai considerato il ferro ed il legno come elementi. Tutti i nostri dizionari ci rimandano, per quanto concerne gli elementi, ad uno dei quattro stati della materia: liquido, gassoso, incandescente, solido.

            Colti grossolanamente all’esterno sotto le specie dell’acqua dei fiumi e degli oceani, dell’aria dell’atmosfera, del fuoco del sole e del suolo della terra, questi elementi sono percepiti più sottilmente all’interno sotto l’aspetto di una natura umana acquea, aerea, ignea e terrosa. La continuità fluttuante delle acque che ci circondano non è disgiunta dalla nostra impregnazione acquatica: linfa, sangue, secrezioni umorali. Come anche la fluidità generale dello spazio aereo costituisce un tutt’uno con il nostro scambio respiratorio; come il calore del focolare solare è in risonanza con la nostra temperatura, le nostre combustioni organiche e reazioni psichiche; come all’imbastitura della crosta terrestre risponde il precipitato terreno del nostro scheletro. Così si presenta nella sua perennità l’immanenza fondamentale dell’uomo e del mondo, che nessun nuovo acquisto scientifico può annullare: è il nostro reale esistenziale! Quando vi bruciate, ne sapete qualcosa...

            Ed è là che poggia, in primo luogo, il sapere tradizionale dell’arte di Urania. Non conosco alcuna astrologia individuale operativa che funzioni prima di aver fatto ricorso a queste categorie tetradiche. Tutto inizia veramente da loro. I dati più evidenti e più solidi che si impongono agli antichi sono giustamente la specificità degli elementi e la fedeltà delle loro manifestazioni attraverso i principi su cui si fondano: caldo - freddo - secco - umido. Non c’è altro. Ecco la vera pietra angolare del sapere tradizionale. Si tratta di un linguaggio delle categorie della vita che preconizza un vocabolario della natura nelle sue manifestazioni diurne, mensili ed annuali.

Tutte le incisioni tradizionali ne fanno fede, che si tratti del cosmo astrologico o dell’uomo microcosmo. Ogni volta gli elementi sono inseriti tra le orbite astrali e la Terra o l’uomo in centro, con questa sfera degli elementi altrimenti occupata dai corrispondenti umori ippocratici. Questi elementi fungono da mediatori tra l’uomo ed il cielo. L’essere umano si scopre collegato agli astri nella stessa misura in cui partecipa alla vita degli elementi: è con il “naturarsi” che si “cosmicizza”. L’elemento lega l’uomo al cosmo in un fuori di sé - l’involucro della natura - inseparabile dal suo dentro di sé, natura all’interno di esso stesso.

            Il condizionalista che prende in considerazione gli effetti della luce, trascurerebbe forse l’orologio circadiano con le parallele variazioni della pressione arteriosa, del polso, del consumo di ossigeno e della portata cardiaca, con i loro minimi dopo la mezzanotte ed i massimi dopo mezzogiorno, la punta minima e massima della temperatura? Stessa cosa per l’orologio annuale che, con il contrasto del caldo e del freddo, ci dà un sonno più profondo in inverno e ci fa battere il cuore più in fretta in estate, stagione dell’agitazione nomade?


Il cosmo astrologico secondo la Cosmografia di Pietro Apiano

 

Ho guardato bene dappertutto nel passato; scorgo solo questa tetralogia elementale alla base del sapere tradizionale. Affiora anche l’etimologia planetaria: ne è testimone Camille Flammarion quando scrive di Marte, nella sua Astronomia Popolare: «La sua luce è rossastra, ardente come una fiamma e dà l’idea di un fuoco. Quale lo vediamo noi oggi, tale splendeva per i nostri antenati. Il suo nome, in tutte le lingue antiche, significava incandescente...» E poi, pensate che occorra scovare un «simulacro di Rappresentazione» per il Sole prima di ammettere che è per prima cosa e prima di tutto una palla di fuoco a cui è appesa la nostra vita?

 


L’uomo microcosmo secondo Robert Fludd nel suo  Vitrusque Cosmi... Historia, 1617.

 

E la Luna non regna poi sull’oceano, il suo primo e solo incontestato potere quando, per il condizionalismo, è ondeggiante ed errante? Priorità obbligata: il reale passa davanti all’imbellettamento intellettuale.

 

 

I FONDAMENTI DELLA TRADIZIONE

 

            Per convincersi che questa tetralogia stia alle radici stesse della nostra astrologia e subito sulla sua scena madre, sarà sufficiente - se mai ce ne fosse bisogno - sfogliare le prime pagine del Tetrabiblos. Appena Tolomeo definisce la natura dei pianeti, adotta un linguaggio naturalista; il sole ha la virtù di riscaldare e di seccare, la Luna eccelle in umidità, Marte arde, Saturno raffredda... Ci siamo immediatamente imbarcati sulla pista dei temperamenti: «Tolomeo si accontenta di dire che la mescolanza od il temperamento di cui siamo costituiti è il primo principio» e che «è nel temperamento degli individui... che si studia il carattere del pianeta» (Bouché-Leclerq). Ci si potrebbe esprimere meglio? Marte è «signore» della complessione biliosa, mentre i «figli di Saturno» hanno la natura della melancholia complexio... Relazione primordiale la quale giustifica che, nell’ultima frase della sua opera, Tolomeo senta il bisogno di sposare «la causa astronomica» e «quella che procede dal temperamento». Si tratta proprio dell’atto fondamentale della nostra tradizione. Il pilastro centrale dell’edificio tradizionale è lì, e disponiamo di tutto il distacco per giudicare l’originale splendore di questo basamento. Al fondo del pianeta, c’è un temperamento ed è una marcia grandiosa a rappresentare questo slancio di sintesi. Il tratto caratteriale non è altro che il frutto della pianta; occorre cogliere l’albero intero a partire dalle radici per seguire in tutta la traiettoria l’essenza dell’essere, linfa che scorre dal centro del tronco fino alle estremità del fogliame.

            Richard Pellard mi sembra vittima di un pregiudizio furiosamente svalorizzante quando parla di «risultati disastrosi» per «candidati al suicidio» della medicina ippocratica. Il che mi permette di ricordare il suo bilancio fitoterapico. Molto tempo prima che la composizione chimica delle piante ci svelasse la virtù curativa dei loro principi attivi, l’uomo ne ha ricercato il potere risanante procedendo analogicamente ad una morfologia comparata nella catena delle corrispondenze universali. Parallelamente alla fisiognomonia che accerta la parentela di una testa umana con una testa d’animale, la fitognomonia ha ricercato le similitudini tra le parti delle piante e quelle del corpo umano, le loro reciproche affezioni come i rispettivi comportamenti, allargando anche il raffronto agli animali, ai minerali, ai metalli, risalendo fino all’astro, con la “segnatura” ottenuta che libera una proprietà del vegetale con l’azione del simile sul simile. Ora, uno sguardo retrospettivo sul cammino percorso a partire da Ippocrate - passando da Dioscoride - non mostra la minima frattura del sapere, come avrebbe inevitabilmente prodotto un disconoscimento della precedente esperienza empirica da parte della moderna scienza di laboratorio; nell’insieme, gli antichi avevano saputo scegliere le piante per curarsi, poco importa (oppure tanto meglio) che essi ci siano arrivati in uno spirito che è quello stesso del ragionamento astrologico.

 

 

IL RINASCIMENTO TEMPERAMENTALE

 

            Poiché Ippocrate ha rettamente ideato la sua terapeutica, perché non avrebbe dovuto fare altrettanto con il suo sapere temperamentale il quale - né più né meno della stessa astrologia che vi si riflette così bene! - è stato abbandonato, scaricato come conoscenza antica non più ben comprensibile, e ciò senza un vero e proprio verdetto scientifico? Credete che i suoi quattro temperamenti siano come dinosauri appena appena buoni a presenziare le vetrine di un museo? Conoscete molto male l’argomento.

            Non stupiamoci se, riposando su realtà fondamentali, resuscitano periodicamente sotto nuove etichette. Poiché il linfatico, il sanguigno, il bilioso ed il nervoso li ritroviamo completamente nel digestivo, nel respiratorio, nel muscolare e nel cerebrale della scuola morfologica francese di Sigaud e Mac Auliffe. Così come nel brevilineo astenico, nel brevilineo stenico, nel longilineo stenico e nel longilineo astenico della scuola tipologica italiana di Viola e Pende; nel debole lento, nel forte pronto, nel  forte lento e nel debole pronto di Wundt (così vicino alle categorie di Pellard), e nell'entodermico, nel mesodermico, nel cordodermico, nell'ectodermico di Martini. E potrei citarne molti altri, ma non la classificazione di Jung, che è ad essi estranea. Anche le caratterologie tripartite di Ribot, Paulhan, Fouillée, Malapert e - sulle loro orme - di Kretschmer e di Sheldon, poggiantesi sulla triade sentire-agire-pensare vi si riallacciano, con il complesso Aria-Fuoco che si raccoglie sulla loro seconda categoria nella cinta quadrangolare.

            Trovo per altro alquanto sconveniente l'ingratitudine della scuola condizionalista quando sembra dimenticare che la propria base di partenza deriva dalla classificazione di Pavlov: l'inerte, l'eccitabile, l'equilibrato e l'inibito; il quale Pavlov si è chiaramente riferito ad Ippocrate, con cui ritiene di essersi ricongiunto! Ci si è dimenticati del proprio nonno e non è bene soffrire di perdite di memoria di questo tipo.

            Se la disaffezione nei confronti dei temperamenti ippocratici - non dimenticati tuttavia dagli psicologi che ne conservano più o meno qualcosa - si è impadronita del corpo medico (nondimeno eccezion fatta per gli omeopati ed agopuntori), ciò non è d'altronde avvenuto per ragioni molto gloriose. Ippocrate attribuiva un valore particolare tanto all'ambiente quanto all'organismo: oggi la medicina combatte la malattia ignorando il malato, altra abominevole dicotomia specializzatrice. Ristrettezza di uno spirito analitico caratteristico della chimica che ha riconosciuto che la composizione delle sostanze organiche dei tessuti viventi si basava sui quattro corpi semplici (la qual cosa ci riporta ai nostri elementi: idrogeno, ossigeno, azoto e carbonio, con la piccola presenza di altri corpi come zolfo, fosforo..., quantità minime che rientrano in questa composizione quadri-elementare), ma perdendo di vista la sintesi del processo vitale. Quello dell'Aria, per esempio, trova la propria segnatura nell'ossigeno. Questo è il corrispondente dell'umore sanguigno degli antichi, la cui grande funzione è di portare l'aria ad ogni parte del corpo vivente mediante la respirazione e la circolazione sanguigna. Il sanguigno è un respiratorio, un atmosferico, un nasale, un toracico. Consumatore d'ossigeno mediante la piena ventilazione del mantice polmonare, riscalda letteralmente. E' così che si anima, si dilata, si espande, si esteriorizza, si eccita, libera energia in ampiezza nell'abbondante consumo di vita animale... Ippocrate ignorava l'esistenza dell'ossigeno ma quale genio prodigioso è stato quando ci ha consegnato, partendo da una funzione organica predominante, tutto un personaggio per la conoscenza profonda della natura umana. Ebbene non si vede ciò che potrebbero venire a fare nuove forme di sapere come la fisica atomica o la biologia molecolare, le cui invocazioni invalidanti non potrebbero non assomigliare ad un vano gesticolare. Problema di fenomenologia.

            Il caldo e il freddo, il secco e l'umido, restano differenze dirette ed intatte per tutte le scienze naturali: agronomia, sismologia, epidemiologia, ecologia... Come potrebbe sottrarsene l'uomo, lui che vi è a quotidiano contatto? Non vi sfugge nemmeno il mio stesso interlocutore quando, nel suo eccellente manuale, evoca le «sensazioni ardenti dell'Ariete» e dichiara, a proposito del Capricorno: «...si resta freddi, di marmo, di ghiaccio...». Al di là della forza evocatrice della metafora, questo riferimento elementale non è appunto la linfa che scorre nel tronco dell'albero evocato poco fa, che dà la tonalità all'insieme delle caratteristiche del tipo?

            E' lo stesso grande Gaston Bachelard, l'epistemologo del «nuovo spirito scientifico», che arriva ad invocare una «legge dei quattro elementi» - sostanza madre che condiziona la psicologia, la fantasia, l'estetica, la morale, la filosofia - quando considera, per esempio, che «parlare di un uomo pieno di fuoco, volendo dire che qualcosa arde in lui al punto che il fuoco, questo ultravivente, si sostantiva in realtà umana». E che cosa ne facciamo del potere dell'identificazione - interferenza dell'uomo psichico nel mondo per mezzo della proiezione e del mondo nell'uomo psichico attraverso l'introiezione - per cui l'essere arriva a confondersi con la natura? Ad ogni modo, si può parlare di pittura se si tace sui colori od i toni caldi o freddi di un quadro? Di musica senza evocarne le tonalità calde o fredde, di hot, di cool, di flamenco...? Dappertutto ricorrono questi riferimenti perché essi sono fondamentali, così che sarebbe suicida abolirli dalle nostre interpretazioni. Da parte mia arriverò a dire che gli elementi sono insieme al simbolismo tanto il titolo di nobiltà quanto l'insigne originalità del nostro sapere, di cui dobbiamo essere più fieri! Non comportiamoci dunque come i parenti poveri di una scienza oggi limitativa, che ha ancora molto da imparare. Restiamo autentici!

 

IL CALDERONE ZODIACALE    

            Coraggio, andiamo! E non è una questione secondaria... Riconosciamo che Richard Pellard se la spassa con i segni, anche se esagera. Gioca molto bene, ad esempio, quando denuncia l'assenza del segno di Terra nella quarta d'autunno: un quadrante incorniciato da due segni di Terra, ma l'argomento non è meglio del suo.

            Tolomeo si è limitato a distribuire gli elementi alle stagioni: com'era possibile aderire meglio alla realtà se non accordando l'umido all'equinozio di primavera, il caldo al solstizio d'estate, il secco all'equinozio d'autunno e il freddo al solstizio d'inverno? Con lui, la tradizione resta lì.

            Ora, ecco che Vezio Valente ci mette tra i piedi questo regalo avvelenato: la triplicità di elementi. Forse non vi sbagliate troppo pensando che quella di Terra fa delle nature piuttosto  realiste, pratiche, concrete, materiali, e quella d'Aria più acute, leggere e sottili. Ma in quale contraddizione vi cacciate! Essendo partiti come siete, la Terra diventa  pesantezza, densità, opacità, massa; e l'Aria leggerezza, trasparenza,  volatilità... In perfetto accordo con la volgare apparenza degli elementi che abbiamo sotto gli occhi, mi risponderete voi. Ma occorre ricordarvi che il temperamento Aria rende le persone alquanto corpulente, larghe, candidate alla pinguedine, mentre il temperamento Terra le rende piuttosto sottili, gracili o magre? Che nell'organismo l'Aria appartiene alle calde rotondità, ai glutei e cosce sagittariani, alla carne in generale, per di più grezza, mentre alla Terra è attribuita la sostanza fredda della nostra ossatura calcarea con la scatola cranica e la sua materia grigia? "Bacco, tabacco e Venere" a quale parte credete che appartengano? Il più materiale e materialista dei due elementi è proprio quello che pensate? La Terra non significa forse riduzione, spoliazione, astrazione, spirito, volgere le spalle alla materialità sostanziale?

            Manifestamente, pianeti e segni parlano due linguaggi di elementi differenti ed anche opposti, come se avessimo a che fare con due tastiere estranee l'una all'altra, ed occorre prenderne pienamente coscienza. Se si vuole restare sul registro dell'elemento ippocratico, che ci riporta all'essenza delle cose, occorre prendere in considerazione lo zodiaco planetario, in cui a ciascun segno vediamo trasferito l'elemento del proprio pianeta governatore: il Fuoco marziano all'Ariete, l'Aria venusiana al Toro... D'altra parte è solo a questa condizione che può veramente funzionare il governo, con questa delega da pianeta a segno. Questa preminenza può andare di pari passo con la triplicità, dal momento che l'elemento accordato al segno si riferisce ad una manifestazione formale, uno stato d'un altro ordine. Sebbene occorrerebbe, alla guisa del RET-ret, raddoppiare la caratteristica elementale di ciascun segno: Ariete Fuoco-fuoco, Toro Aria-terra, Gemelli Terra-aria...

            Altrimenti, andrete ad affibbiare allo Scorpione attributi caratterologici della dolce e melodica Acqua? Un maledetto, un caratteraccio, tra nevrosi e perversione, ecco il segno! Se lo considerate Acqua, la vostra interpretazione cola a picco: vi piacciono i naufraghi? Credetemi, Urania, istituita professoressa d'astrologia, vi manderebbe manu militari in castigo, se voleste sostenere che la Scorpione uraniana Hillary Clinton appartiene all'Acqua... ci metto le mani sul fuoco!

            Ammetto un valore classificatorio all'uomo-zodiaco che avvolge il corpo umano nel susseguirsi dei segni e, da questo punto di vista, la triplicità dell'Acqua non difetta di buon senso. C'è parte del corpo più esposta al sudore dei piedi, attribuiti ai Pesci? L'Acqua del Cancro non è forse all'origine del dolce latte del seno materno (Acqua-acqua), quella dello Scorpione la fonte per le evacuazioni del sesso: mestruazioni, espulsione seminale, getto urinario? E non sarebbe quest'ultima una "acqua di fuoco" rassomigliante alla lava vulcanica di cui occorre soprattutto trattenere l'impeto igneo?

            L'Aria-ossigeno dell'elemento ippocratico, a rigore l'elemento nutritivo degli sfoghi di cuore della venusiana Bilancia, ha la benché minima cosa a che fare con il vento spirituale dei Gemelli, tutto rivolto verso un'arida comunicazione mentale, e con l'etereo azzurro dell'anima dello spirituale Acquario? Non parliamo poi del carnale Toro nel cuore della primavera, la cui ebbrezza sensuale è la più bella festa zodiacale dell'Aria ippocratica, in Aria-terra...

            Richard Pellard non deve criticarci inutilmente; ciò che egli dice a proposito dello zodiaco deve ricordarci che siamo ancora lontani dal controllarlo. Che ci faccia un favore smettendo di girare in tondo a ciò che gli è già noto per conquistarlo!

 

 

RIVISITARE GLI ELEMENTI

 

            E' indecente che un autore inciti a leggere il proprio libro, anche se ne ha voglia. Confesso tuttavia che la tentazione mi assale riguardo il mio Univers astrologique des quatre éléments quando vedo ciò che si dice in merito ad essi (dovrei dire ciò che non se ne dice) nelle opere che compaiono ai nostri giorni, anche in quelle che vi si consacrano e che generalmente si limitano alle triplicità, arrivando fino a dimenticare di menzionare i principi elementali su cui si basano... Intendo dire che questo continente, per intero, è un'eredità dimenticata del sapere tradizionale e che conviene rifare un serio ritorno alle origini. Certo, attualmente esistono alcune scuole molto buone e libri famosi ma, ciò malgrado, resto desolato per l'attuale ignoranza della materia, che è di gran lunga preminente. Amo troppo l'astrologia per non soffrire nel vederla così massacrata ed avvilita. Finché vedrò operare l'estrazione dell'elemento dominante del tema per mezzo di semplici addizioni di posizioni nelle triplicità io leverò alta la mia voce, denuncerò questa insulsaggine senza indulgenza verso i noiosi ripetitori di questa scemenza. Spietatamente, perché bisogna finirla. E se non siete contenti, per favore rispettate il vostro sapere!

            E' vero che la nostra arte è difficile. Ma bisogna fare come il musicista che non si stanca mai di ripetere le scale musicali: allenarsi ad identificare bene i tipi temperamentali e planetari. L'astrologia "giudiziaria" ci ricorda che essa è anche una scienza d'osservazione. Occorre fabbricarsi un sapere concreto, un sapere vero che riposa su una diagnosi esatta. Per ottenere questo è necessario puntare al cuore del soggetto, centrando il bersaglio. Se confondete ancora l'Aria e la Terra, leggete solamente la ventina di pagine che ho dedicato al capitolo degli scrittori: per la prima, a Leibniz, Buffon, Diderot, Balzac, Hugo, Dumas padre, Zola; e per la seconda a La Rochefoucault, Schopenhauer, Gautier, Baudelaire, Mallarmé e Valéry. Dovreste definitivamente sapere che cosa pensarne...

            Naturalmente potete fare astrologia rinunciando agli elementi... Sono una tipologia tra le altre. Ma ricordo Napoleone che diceva: «Guai al generale che viene sul campo di battaglia con un sistema». Il che mi fa rispondere: miseria dell'astrologo che dispone di una sola chiave per aprire la porta del tema. Non credete che sia meglio avere un mazzo di chiavi in mano per utilizzare quella che entra meglio nella serratura? Da parte mia credo che la chiave degli elementi sia l’eccellente del mazzo, e la più appropriata a rendere felice un astrologo. Perché l'astrologia è in primo luogo una conoscenza degli elementi ed è là il suo più grande afflato spirituale.

 

 

COLPO D’OCCHIO URANIANO SUGLI ELEMENTI

 

       Nel 1593 Galileo inventa il primo termometro, strumento a gas che indica le variazioni di temperatura. Urano è in Ariete.

        Dopo che Joseph Priestley nel 1774 ebbe scoperto l’azoto, che battezza aria flogista, e preparato dell’ossigeno, che chiama aria deflogista, nell’aprile 1776 Lavoisier ottiene quest’ultimo gas che battezza ossigeno. Urano è in gemelli.

        Nel 1781 Henry Cavendish brucia insieme ossigeno ed idrogeno, che si convertono in una quantità d’acqua avente un peso uguale alla somma dei loro pesi. Nel 1783 Lavoisier conferma e dimostra la sintesi dell’acqua scomponendola nei suoi due costituenti, dissociando questi dal vapore acqueo. Urano è in Cancro.

         Tra il 1905 e il 1912 Urano si trova in Capricorno: è la scoperta dell’atomo.

                                                                                                            

 

 

FUOCO / UN CASO PURO

 

            

              Ecco la coppia della più prodigiosa e tragica illustrazione del fuoco:

·      Maurice Krafft: Mulhouse, 25 marzo 1946 ore 4.00 CET

·      Catherine Krafft: Guebwiller, 17 aprile 1942 ore 20.40 CET

        Il loro punto in comune: la passione dei vulcani. Katia è anche l’unica donna vulcanologa in Europa. «All’assalto dei vulcani» (Presses de la Cité) - titolo davvero arietino - è il loro favoloso album fotografico: laghi di fanghi in ebollizione, fiumi di fuoco che scorrono veloci giù per le montagne, esplosioni incandescenti, statue di zolfo... con la narrazione delle principali eruzioni vulcaniche vissute dagli autori, con Maurice anche autore di una «Guide des volcans d’Europe» (Delachaux & Niestlé). Dall’Indonesia all’Islanda, non smettevano di presenziare alle grandi manifestazioni del vulcanismo. Ambedue dovevano sparire inghiottiti dal braciere, all’epoca dell’esplosione del vulcano Umzem in Giappone, qualche anno fa.

        Non solo l’Ariete riceve lustro con la presenza del Sole, Mercurio e venere (Maurice) e Sole e Mercurio (Katia) ma, inoltre, le congiunzioni Sole/Mercurio sono trigono a Plutone-Leone (Maurice) e sestile Marte (Katia). E soprattutto l’angolarità di Maurice è Marte al Discendente congiunto a Saturno e quella di Katia è Plutone-Leone al Medio Cielo, al quadrato dell’Ascendente all’inizio dello Scorpione, ed anche del Sole-Ariete appena tramontato.

                                                                                                      

 

I CINQUE ELEMENTI CINESI

 

     

  «(La natura della) acqua è di inumidire e scendere; quella del fuoco è di ardere e salire; quella del legno di curvarsi e risollevarsi; quella del metallo di essere obbediente e mutare forma; quella della terra di essere seminata e mietuta.»... «(Ciò che) inumidisce (e) tende verso il Basso (Acqua:1) produce il salato; (ciò che) arde (e) tende verso l’Alto (Fuoco:2) produce l’amaro; (ciò che) si curva (e) si risolleva (Legno:3) produce l’acido; (ciò che) è seminato (e) mietuto (Terra:5) produce il dolce.» Tale è il testo iniziale dei cinque elementi cinesi nelle sue definizioni di base; questa fonte risale a Hong fan (VI° o V° secolo a.C., se non anteriore) con attribuzione per giunta del nord all’acqua, del sud al fuoco, dell’est al legno e dell’ovest al metallo, con la terra situata in centro.

 

        In nessun modo queste formule devono uscire dallo sfondo istituzionale del pensiero cinese, nella cui sfera esse rientrano, in quanto si rivolgono ad una mentalità filosofica in cerca di saggezza, senza alcuna pretesa di una conoscenza oggettiva del mondo. Conviene denunciare tale attribuzione, poiché le categorie dei cinque elementi cinesi non possono per nulla (o così poco, inevitabilmente, per l’acqua ed il fuoco) confondersi con quelle dei quattro elementi occidentali che sono ad esse fondamentalmente estranee. C’è dunque un autentico tradimento dell’essenziale quando si manipolano le prime, in qualità di intruse, a danno dei secondi. Questa materia dell’estremo oriente non appartiene minimamente al dominio del discorso astrologico e deve essere definitivamente scartata da ogni astrologo che si rispetti.

                                                                                         


 

 

ELEMENTI E GENETICA

 

            Il principio di interdipendenza universale che presiede all’astrologia, secondo il quale la parte è l’immagine del tutto così come il piccolo si ritrova nel grande, ci viene restituito in genetica tramite il passaggio dell’elemento nella totalità del contenuto del genoma umano.

            Costituente del nostro DNA, questo genoma riproduce nel cuore di ciascuna dei nostri miliardi di cellule la composizione di un alfabeto di quattro lettere: A,C,G,T,A,A,T,G,G,A,C,T,C,C,T, etc... trattandosi delle stesse quattro basi: adenina, citosina, guanina, timina. Questo genoma, la cui formula descrive per intero ciascun essere umano, è così ben riprodotta in ciascuna delle nostre cellule da essere una segnatura che si legge nella più piccola particella, sia essa un pezzettino di pelle che una goccia di sangue, di saliva, di sperma...

            Vedendo che la scienza  qui si ricongiunge alla tradizione, si è forse dei sempliciotti se si spera in un più completo loro riavvicinamento nell’affinità tra A.C.G.T. ed i nostri quattro elementi?

 

 

L’astrologue n° 110, II Trimestre 1995.

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